CHEOPS

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Missione CHEOPS
Dati della missione
OperatoreUnione europea ESA
Destinazioneorbita eliosincrona
Esitoin costruzione
Nome veicoloCHEOPS
VettoreSoyuz ST
Lancioinizio 2019
Luogo lancioCentre spatial guyanais
Durata3,5 anni (prevista)
Proprietà veicolo spaziale
Massa58 kg
CostruttoreAirbus DS
Strumentazionetelescopio Ritchey-Chrétien con diametro di 32 cm
Parametri orbitali
Orbitaeliosincrona
Semiasse maggiore700 km
Sito ufficiale
Cosmic Vision
Missione precedenteMissione successiva
Solar Orbiter

CHEOPS (CHaracterising ExOPlanets Satellite) è il progetto di un telescopio spaziale per lo studio di pianeti extrasolari, tramite il metodo del transito. Il lancio è previsto a metà dicembre 2019[1]

Missione[modifica | modifica wikitesto]

La missione è stata selezionata per la classe Small del programma Cosmic Vision nel 2012 tra 26 proposte, organizzata mediante una collaborazione tra ESA e Swiss Space Office.[2] Il progetto è gestito dall'Università di Berna, mentre per la costruzione è stata selezionata la Airbus DS. Lo scopo della missione è misurare le dimensioni di esopianeti la cui massa è già nota, diversamente dalle missioni Kepler e TESS, permettendo di determinarne la densità e di conseguenza la classificazione come gassoso o roccioso.[3]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il satellite ha delle dimensioni di 1,5x1,5x1,5 m ed è basato sulla piattaforma Airbus AS-250 per satelliti medio-piccoli su orbite terrestri basse. Questa ha la forma di un prisma a base esagonale, disponendo su tre lati di pannelli fotovoltaici da 60 W integrati ad uno schermo solare e dall'altra metà del telescopio.[1][4]

Contributo italiano[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia si è occupata di disegnare gli specchi raccoglitori e l’ottica a ridosso del piano focale, oltre ad essere responsabile dell’integrazione e del collaudo del telescopio, la cui struttura meccanica è stata fornita, invece, dall’Università di Berna. Il telescopio è stato realizzato sotto la guida dell'ASI e dell'INAF nei laboratori di Leonardo Spa a Firenze, con la collaborazione di Thales Alenia Space a Torino. Il team italiano comprende anche ricercatori dell’Università di Padova e lo Space Science Data Center dell’Asi e ha contribuito a definire i requisiti, a verificare le performance strumentali e a preparare l’analisi dei dati.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) CHEOPS-spacecraft, su sci.esa.int.
  2. ^ (EN) CHEOPS selection, su esa.int, 20 Luglio 2018.
  3. ^ (EN) CHEOPS MEETS KEY MILESTONES EN ROUTE TO 2017 LAUNCH, su sci.esa.int, 20 Luglio 2018.
  4. ^ (EN) Mission details, su cheops.unibe.ch, 20 Luglio 2018.
  5. ^ Ecco Cheops, piccolo segugio per esopianeti, su media.inaf.it, 3 maggio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]