Baciami, stupido

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Baciami, stupido
Baciami, stupidо.png
una scena del film
Titolo originale Kiss Me, Stupid
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1964
Durata 125 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 2.35:1
Genere commedia
Regia Billy Wilder
Soggetto Anna Bonacci (commedia L'ora della fantasia)
Sceneggiatura Billy Wilder, I. A. L. Diamond
Fotografia Joseph LaShelle
Montaggio Daniel Mandell
Effetti speciali Milt Rice
Musiche George Gershwin, André Previn, Ludwig van Beethoven
Scenografia Alexander Trauner
Costumi Bill Thomas
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Baciami, stupido è un film del 1964 diretto dal regista Billy Wilder.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Orville J. Spooner, pianista di professione, campa in una piccola cittadina del Nevada, dando in casa lezioni di pianoforte, suonando a matrimoni e funerali e facendo l'organista per la parrocchia locale. Inoltre compone canzoni insieme al "paroliere" Barney, unico benzinaio e meccanico per auto del paese, che manda regolarmente le canzoni composte con Orville a tutte le case editrici musicali più importanti degli Stati Uniti d'America, senza tuttavia averne risposta.

Orville è sposato da cinque anni, senza figli, con una bella donna, Zelda, che contribuisce al mantenimento della famiglia facendo la sarta per signore e della quale è gelosissimo fino alla paranoia.

Un giorno, proprio quello del quinto anniversario di matrimonio di Orville e Zelda, capita in paese il famoso cantante italo-americano (e noto tombeur de femme) Dino, il quale, diretto a Las Vegas con la sua potente cabriolet, è stato costretto ad una deviazione a causa di un incidente che ha bloccato la strada statale.

Fermatosi al distributore di Barney per fare il pieno ed andare alla toilette, viene subito riconosciuto dal benzinaio, che intravede un'opportunità unica per riuscire a far pubblicare qualcuna delle canzoni scritte da lui e Orville.

Con la scusa del controllo dell'olio, Barney manomette l'alimentazione del motore e quando, dopo un centinaio di metri, Dino è costretto a fermarsi ed a telefonargli, si inventa un guasto per riparare il quale, a suo dire, ci vuole un giorno intero. Dino viene così ospitato, su istigazione di Barney, da Orville, che gli mette a disposizione la camera degli ospiti. Barney ha un piano: convincere la moglie di Orville a trasferirsi per la notte presso i propri genitori, far venire a casa di Orville, pagando il giusto, una bionda entraineuse (e anche qualcosa di più) del malfamato locale da ballo e bar del paese, Polly, detta la Bomba (nella versione originale Polly "la pistola": ecco il motivo del gesto finale, quando la ragazza passa davanti ai personaggi riuniti di fronte alla vetrina), spacciandola con Dino per Zelda.

Orville dovrà così ingraziarsi Dino spingendogli fra le braccia la finta moglie durante la cena e approfittarne per sottoporgli le canzoni scritte da loro, sperando che Dino ne acquisti almeno un paio. Il problema è fare allontanare la vera Zelda, che non sa ancora che Dino è suo ospite pur avendolo visto passare in auto nel paese. Orville ci riesce a fatica montando, dietro suggerimento di Barney, un violento litigio dopo il quale Zelda se ne ritorna dai suoi. Intanto Barney, con il consenso della maîtresse del locale ove lavora Polly, gliela porta in casa.

Polly, costretta per campare a fare il mestiere che fa, vivendo nella roulotte dove tempo prima il fidanzato l'aveva abbandonata rubandole persino l'auto, sogna segretamente di comprarsi una nuova auto, lasciare il paese e trovarsi un marito che le faccia fare una vita decente.

Così, affascinata dalla casa e dalla vita che intravede nel comportamento dello stralunato Orville, si innamora di lui, pur stando di malavoglia al gioco. Durante la cena Dino fa numerose, pesanti avances a Polly / Zelda, incoraggiato da Orville che si mette al piano per cantare le canzoni che lui e Barney vogliono rifilargli. Ma Polly non dà a Dino molta corda anzi, ad un certo momento, si lancia in una sfrenata danza con il finto marito mentre Dino in un angolo li osserva bevendo. Ed è proprio in quel momento che ritorna la vera Zelda, che ha lasciato i suoi dopo aver litigato con la madre. Stupita dal gran chiasso e dalla presenza di Barney che osserva la scena attraverso una finestra, Zelda vede il marito danzare con la formosa e curvodotata Polly ma non Dino e crede di capire tutto: si dirige al malfamato locale e vi si sbronza fino a sentirsi male.

La maitresse, per non avere grane, si fa aiutare da una cameriera ad accompagnare Zelda alla chetichella nella roulotte di Polly, libera, secondo lei, fino all'indomani. Intanto Orville trova una scusa per lasciare la finta moglie sola con Dino per qualche ora ma, appena fuori di casa, ha uno scatto d'orgoglio: non è giusto che i bellimbusti ricconi come Dino approfittino della loro posizione per sedurre le mogli altrui. Così rientra in casa e caccia Dino in malo modo, rimproverato blandamente da Polly che non pare per niente dispiaciuta di passare la notte con Orville.

Dino carica tutti i suoi effetti sulla macchina e va al locale malfamato di cui ha sentito parlare da Orville. Qui chiede al barista di incontrare un'entraineuse disponibile che sia un po' più sexy di quelle che al momento girano per il locale e il barista, ignaro della presenza di Zelda, lo indirizza alla roulotte. Ecco quindi che, nella commedia degli inganni, i ruoli di Zelda e Polly si scambiano: Polly è diventata Zelda e Zelda è diventata Polly.

L'indomani mattina presto Dino riparte per Las Vegas, non prima di aver lasciato accanto al letto dell'ancora addormentata Zelda / Polly, una lauta ricompensa per la notte d'amore: 500 dollari.

Appena partito Dino, giunge alla roulotte la vera Polly, accompagnata da Orville con il carro-attrezzi di Barney. Le due donne si incontrano e Polly fa all'altra l'elogio di Orville invitando Zelda a perdonarlo. Questa, passata a Polly la lauta ricompensa di Dino, torna temporaneamente dai suoi.

Pochi giorni dopo, al depresso Orville si presenta Barney invitandolo a recarsi l'indomani sera presso lo studio di un avvocato ove incontrerà Zelda, decisa a chiedere il divorzio e alla quale Barney farà da testimone. I tre si incontrano così davanti al portoncino d'ingresso dello studio dell'avvocato, vicino al quale si è radunata una piccola folla che segue sui dodici schermi del negozio di elettrodomestici del piano terra l'esibizione di Dino che canta una delle canzoni di Orville e Barney.

Al termine, il famoso cantante cita gli autori della canzone e la folla si accalca attorno ai due chiedendo i loro autografi mentre Polly, alla guida di un'auto Fiat 600, sul parabrezza della quale è ancora visibile il prezzo del rivenditore d'auto usate: 495 dollari, al traino vi è la sua roulotte, e passando sorride salutandoli.

Zelda ed Orville parlano, Zelda mostra di non essere estranea alla decisione di Dino di cantare la canzone del marito e del suo "paroliere", infine i due decidono di tornare alla vita di prima senza farsi domande su ciò che è accaduto quella notte. Il film termina con Zelda che si rivolge al marito pronunciando la frase del titolo del film.

Il film[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto fu tratto da una pièce italiana degli anni quaranta, L'ora della fantasia di Anna Bonacci, e venne portato sullo schermo nel 1952 da Mario Camerini in Moglie per una notte.

Il film fu iniziato da Peter Sellers che poi rinunciò alla partecipazione per problemi cardiaci. Al suo posto venne chiamato Ray Walston.

Versione teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Un adattamento teatrale del film, realizzato in Italia alla fine del secolo scorso, vede la partecipazione dell'attrice italiana Marina Occhiena (ex-cantante del gruppo vocale Ricchi e Poveri, del quale la Occhiena ha fatto parte per tutti gli anni settanta).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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