Angelo Antonio Scotti

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Angelo Antonio Scotti
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Nato 18 febbraio 1786
Deceduto 6 maggio 1845

Angelo Antonio Scotti (Procida, 18 febbraio 1786Napoli, 6 maggio 1845) è stato un paleografo e arcivescovo cattolico italiano, nominato da papa Gregorio XVI.

Nel seminario della Diocesi di Napoli, dove fu fin da giovanissimo, venne avviato allo studio della teologia con Bartolomeo Malizia, della matematica con Nicola Fergola e delle lingue orientali con Gaetano d'Ancora. Dopo esser stato ordinato sacerdote, si mise in luce con lavori sulle antichità greche e romane. Declinata la nomina, voluta da Papa Pio VII, a prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, dal 1815 fu professore di paleografia, materia che insegnò sia nell'Università di Napoli sia, da primo, una volta istituita, presso il Grande Archivio di Napoli, fino al 1825[1].

Dal 1816 fu precettore della famiglia reale borbonica e, in particolare, del futuro sovrano Ferdinando II. Divenne poi prefetto della Real Biblioteca Borbonica, primo interprete dei papiri di Ercolano[2] e socio dell'Accademia Ercolanese: della reale officina dei papiri fu sovrintendente alla morte di Carlo Rosini. Nel 1829 fu decorato del Reale Ordine di Francesco I, mentre dal 1832 fu nominato, da Gregorio XVI, prima prelato domestico, poi legato apostolico e, ancora, commissario interino della Bolla della Crociata. Dal 1843 (o dal gennaio 1844), e sino alla morte, è stato arcivescovo titolare di Tessalonica[3].

Il suo primo lavoro degno di rilievo rimontava al 1809, con la stesura del secondo tomo degli Herculanensium voluminus, che contiene fra l'altro il papiro greco con il De Natura di Epicuro, il quale, pur illustrato dal citato Rosini, fu abilmente interpretato proprio dallo Scotti. Della serie dei volumi di Ercolano ha curato anche la stesura del quarto tomo, uscito nel 1832, contenente i trattati De injusto contempto di Polistrato e De rhetorica di Filodemo.

In relazione alla diplomatica, a mons. Scotti si deve la stesura del primo volume del Syllabus, in cui sono raggruppate le pergamene sciolte conservate nell'Archivio di Stato di Napoli relative al periodo angioino dal 1266 al 1285[4]. Mentre, di tutt'altro genere, è l'opera Il catechismo medico, pubblicata nel 1821 (tradotta peraltro, nel 1824, in tedesco col titolo Die Religion und Arzneikunde in ihren wechselseitigen beziehungen), e poi ristampata con modifiche sia nel 1836 sia, postuma, nel 1850, con la quale intervenne nell'alveo di quei progressi della medicina che interessavano la religione, al fine di difendere i medici dal dilagare, nelle università europee, del materialismo della pratica, a scapito dell'osservazione diretta e della sperimentazione[5].

Scrisse anche diverse orazioni e numerosi elogi funebri, fra i quali quelli dell'erudito gesuita Juan Andrés (1817), del presidente del Consiglio dei ministri del regno delle Due Sicilie Emanuele Parisi (1818), del medico Domenico Cotugno (1823) e del sovrano Francesco I (1830). È anche suo il testo della lapide in memoria di Luigi Vanvitelli nella Chiesa di San Francesco di Paola a Caserta[6].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. A. Tranito (a cura di), Legislazione positiva degli archivi del Regno, Tip. Raimondi, Napoli 1855, p. 245
  2. ^ Cfr. Almanacco della Real Casa e Corte per l'anno 1823, Stamp. Reale, Napoli 1823, p. 62
  3. ^ A parte il generico contributo, sul caso specifico, di G. Zigarelli, Storia della Cattedra di Avellino e de' suoi pastori, vol. II, Stamp. del Vaglio, Napoli 1856, p. 272, cfr. soprattutto L. Orabona, Domenico Zelo: vescovo di Aversa nel secondo Ottocento. Chiesa, cultura e società politica, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 1999, p. 39, che indica al 1843 la nomina. Invece, secondo Gaetano Moroni, essa rimonterebbe al concistoro del 2 gennaio 1844 (Cfr. G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. LXXV, Tip. Emiliana, Venezia 1855, p. 11)
  4. ^ Cfr. M. Bassi, Introduzione alla diplomatica riguardante le province che ora costituiscono il Regno delle Due Sicilie, Stamp. Mosca, Napoli 1836, pp. 64-65
  5. ^ G. De Giovanni, Associazioni di medici in Roma nei primi anni dopo il 1870, in P. Droulers, G. Martina, P. Tufari (a cura di), La vita religiosa a Roma intorno al 1870. Ricerche di storia e sociologia, Università Gregoriana editrice, Roma 1971, pp. 208-209.
  6. ^ Cfr. G.M. Melchiorri, Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli e descrizione delle reali delizie di Caserta, in «Effemeridi letterarie di Roma», tomo XII, De Romanis, Roma 1823, p. 65

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]