Anafi

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Anafi
comune
Ανάφη
Anafi – Veduta
Localizzazione
Stato Grecia Grecia
Periferia Egeo Meridionale
Unità periferica Santorini
Territorio
Coordinate 36°22′00″N 25°47′00″E / 36.366667°N 25.783333°E36.366667; 25.783333 (Anafi)Coordinate: 36°22′00″N 25°47′00″E / 36.366667°N 25.783333°E36.366667; 25.783333 (Anafi)
Altitudine 582 m s.l.m.
Superficie 40,3 km²
Abitanti 294 (2011)
Densità 7,3 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 84009
Prefisso 22860
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Grecia
Anafi
Anafi
Anafi – Mappa

Anafi (chiamata in italiano anche Nanfio, in greco Ανάφη, in greco antico Ἀνάφη, traslitterato in Anáphe) è un'isola greca appartenente all'arcipelago delle Cicladi di 294 abitanti.[1] Insieme ad un'altra isoletta forma un omonimo comune appartenente alla regione dell'Egeo Meridionale. L'isola si trova nell'Egeo sud-orientale, a est dell'isola di Santorini.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome dell'isola significherebbe "assenza di serpenti" e deriverebbe da ἀν-ὄφις, letteralmente "senza-serpente". Secondo Apollonio Rodio invece, il nome deriva dalla parola greca ἀναφαίνω (anapháino, "far apparire") e che va collegata con il mito degli Argonauti, i quali furono minacciati da una tempesta sulla rotta del ritorno. Apollo intervenne in loro aiuto soffiando e facendo apparire l'isola che offrì loro un riparo sicuro.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le ridotte dimensioni, Anafi possiede numerosi siti archeologici interessanti. Presso il monastero di Panagia Kalamiotisa sono visibili le rovine di un tempio costruito in onore di Apollo Egleto; alcune delle iscrizioni rinvenute sull'isola parlano di un Apollo "Asgelato", menzionato solo qui; alcuni studiosi ritengono che questo nome sia una variante del più comune Aigletes (αἰγλητής, "splendente"). Nonostante ciò Burkert collega questo epiteto alla divinità sumera della guarigione e al figlio di Apollo, Asclepio.[3] Sono presenti dei resti archeologici anche a Kasteli e il materiale rinvenuto, per lo più statue, si trova ora al Museo Archeologico di Chora, il capoluogo dell'isola. Nel periodo romano l'isola venne usata come luogo di esilio.

Dopo la quarta crociata, nel 1204, quando le Cicladi vennero conquistate dai Veneziani, Anafi fu donata da Marco I Sanudo a Leonardo Foscolo.[4] Alla fine degli anni '70 del XIII secolo l'isola fu riconquistata dall'Impero Bizantino grazie a Licario e ad un altro dissidente italiano, Giovanni de lo Cavo, nativo di Anafi, che succedette a Licario nella carica di ammiraglio imperiale nell'Egeo.[5] Nel 1307 l'isola fu catturata da Januli Gozzadini, bolognese, che si stabilì sull'isola in qualità di principe indipendente.[6] Molto più tardi il governatore di Anafi, Guglielmo Crispo (1390-1463), divenne il reggente del Ducato dell'Arcipelago lasciando l'isola sotto il controllo della figlia Fiorenza. Guglielmo fece costruire le fortificazioni di Anafi (l'attuale kastro) e una fortezza, a volte chiamata "Gibitroli", sul monte Kalamos.[7]

Nel 1481 l'isola fu ceduta in dote alla famiglia Pisani. Essi la governarono fino al 1537, quando l'ammiraglio ottomano Hayreddin Barbarossa la attaccò e imprigionò tutti gli abitanti rendendoli schiavi.[8] L'isola fu riabitata e nel Settecento, in cambio di 500 corone, ottenne dagli Ottomani alcuni privilegi; Anafi allora venne lasciata a sé stessa eccetto che per l'annuale visita della flotta imperiale che veniva a riscuotere le tasse.[8] L'isola fu visitata nel 1700 da Joseph Pitton de Tournefort, botanico della corte francese. Egli descrive il monte Kalamos come "una delle più favolose rocce che ci sono al mondo". Alcuni dei resti antichi dell'isola vennero acquistati da antiquari francesi e britannici; una statua ellenistica da Kastelli, che raffigurava una donna che reggeva una coppa di incenso, è conservata al museo dell'Ermitage a San Pietroburgo.

Durante la guerra russo-turca del 1768-1774 l'isola fu utilizzata come base dalla flotta russa comandata da Aleksej Orlov per gli ultimi quattro anni di guerra.[8] Nella guerra di indipendenza greca l'isola mandò due caicchi per aiutare i ribelli. Molti uomini lasciarono l'isola per l'ampliamento della città di Atene formando consistenti flussi migratori permanenti o stagionali. Gli abitanti di Anafi costruirono abitazioni per sé sui pendii dell'Acropoli, in un'area conosciuta tuttora come Anafiotika.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista amministrativo fa parte della periferia dell'Egeo Meridionale (unità periferica di Santorini).

Esiste un solo centro abitato stabilmente, Chora, costruito sui fianchi di una collina sulla cui cima si trovano le rovine di un castello veneziano. Chora ha un aspetto cicladico con bianche case e stretti vicoli. Una strada di due km la collega allo scalo di Agios Nikolaos, in una baia della costa sud dove attraccano le navi dal Pireo. Lo scalo di Agios Nikolaos è abitato solo nei mesi estivi.

Sulla costa orientale dell'isola si trova il villaggio di Kastelli, anch'esso abitato nei soli mesi estivi con rovine nei suoi dintorni di epoca ellenistica e romana.

Sulla parte est dell'isola in località Katalimatsa, sono state trovate le rovine di un antico porto. Gli abitanti di Anafi si dedicano soprattutto alla pastorizia e alla produzione di un formaggio locale "Vrasta". Si dedicano anche alla produzione di olio di oliva e all'apicoltura. Sono di carattere aperto e disponibile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Censimento del 2011.
  2. ^ Apollonio Rodio, Le Argonautiche, IV, 17-18.
  3. ^ (EN) Walter Burkert, The Orientalizing Revolution, 1992.
  4. ^ Miller, p. 44.
  5. ^ Miller, pp. 141-154.
  6. ^ Miller, p. 584.
  7. ^ (EN) Margaret Kenna, Apollo and the Virgin: the Changing Meanings of a Sacred Site on Anafi in History & Anthropology, nº 20, 2009, pp. 487-509.
  8. ^ a b c Freely, pp. 236.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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