Agostino Lomellini

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Agostino Lomellini
Agostino Lomellini-doge di Genova.jpg

Doge della Repubblica di Genova
Durata mandato 22 settembre 1760 –
10 settembre 1762
Predecessore Matteo Franzoni
Successore Rodolfo Emilio Brignole Sale

Dati generali
Prefisso onorifico Serenissimo doge

Il Serenissimo Agostino Lomellini (Genova, 1709Genova, 1791) fu il 166º doge della Repubblica di Genova.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma nobiliare dei Lomellini

Nacque a Genova nel 1709. Compì gli studi presso il Collegio Clementino di Roma dove approfondì le materie filosofiche, teologiche e matematiche. Tra i suoi primi incarichi per la Repubblica di Genova vi fu la nomina a ministro plenipotenziario a Parigi e altre analoghe mansioni, successivamente, presso le corti del Regno di Napoli e poi del Ducato di Parma e Piacenza.

Nelle fasi cruciali della guerra di successione austriaca, nel 1746, si impegnò politicamente in prima persona che gli costarono, per uno scontro con il generale di stanza a Genova Antoniotto Botta Adorno, dieci giorni in arresto. Prima della nomina dogale fece altre ambascerie per lo stato genovese come la trattazione, a Nizza, di alcune questioni con il futuro duca parmense Filippo di Borbone e ancora altri affari legati al Marchesato di Finale.

Il 22 settembre 1760 fu eletto dal Gran Consiglio nuovo doge di Genova: il centoventunesimo in successione biennale e il centosessantaseiesimo nella storia repubblicana. Del suo mandato è ricordata la trattazione e la successiva eliminazione con la Spagna di alcuni restringimenti economici che minarono in passato l'economia e il commercio genovese. Cessato il dogato il 10 settembre 1762 ancora servì lo stato genovese in mansioni e incarichi, come un suo invio in Corsica dove però la sua gestione fu al di sotto delle aspettative.

Morì a Genova nel corso del 1791 dove trovò sepoltura nella chiesa di Santa Maria del Monte Oliveto a Multedo.

Sposato con Clelia De Mari dimorò nella sua villa Lomellini Rostan che, nel 1784, egli stesso commissionò lavori di abbellimento alla struttura e del giardino all'inglese, quest'ultimo progettato dall'architetto Emanuele Andrea Tagliafichi. Tra gli ospiti dimoranti nella villa il re di Napoli Ferdinando I delle Due Sicilie con la consorte Maria Carolina d'Asburgo-Lorena.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Buonadonna, Mario Mercenaro, Rosso doge. I dogi della Repubblica di Genova dal 1339 al 1797, Genova, De Ferrari Editori, 2007.