Una delle ultime sere di carnovale
| Una delle ultime sere di carnovale | |
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| Commedia in tre atti | |
| Autore | Carlo Goldoni |
| Lingua originale | veneto |
| Genere | Commedia |
| Ambientazione | A Venezia in casa di Zamaria |
| Prima assoluta | 16 febbraio 1762 Teatro San Luca di Venezia |
| Personaggi | |
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Una delle ultime sere di carnovale è una commedia in tre atti di Carlo Goldoni.
Fu rappresentata il 16 febbraio 1762, al teatro San Luca di Venezia, a coronamento della stagione teatrale che aveva visto Le baruffe chiozzotte e I rusteghi.
È un'opera che non manca di autobiografismo, anzi dall’autore stesso è definita nei Memories come una commedia d’allegoria “che ha bisogno di una spiegazione”. Infatti questa commedia simboleggia il suo congedo dalla scena veneziana verso la Comédie Italienne, presso il pubblico parigino.
[modifica] Analisi dell'opera
Dodici personaggi raggruppati in tre coppie fatte e in tre da fare, con l’aggiunta di tre garzoni, in ossequio a un modulo ternario costantemente presente in Goldoni.
Tre sono le occasioni topiche, una per atto: rispettivamente la conversazione, il gioco, il pranzo col ballo, nel progressivo articolarsi in crescendo della festa carnevalesca.
La commedia rappresenta lo spartiacque della produzione goldoniana, nell’abbandono del teatro san Luca di Venezia (1762) per trasferirsi a restaurare la comédie italienne nella capitale francese. L’autobiografismo si rivela nel protagonista Sior Anzoletto, in partenza per la Moscovia, non come commediografo, bensì come disegnatore di stoffe. Le allusioni sono tante, soprattutto negli intenti del suo soggiorno parigino in cui è disposto a mediare: “se vol provar, se una man italiana, dessegnando sul fatto, sul gusto dei moscoviti, possa formar un misto, capace de piàser ale do nazion”.[1]
Dal secondo atto iniziano le promesse riparatorie nel dialogo tra Anzoletto (Goldoni) e Zamaria (il suo impresario):
ZAMARIA: Fé conto de tornar donca.
ANZOLETTO: S’el Ciel me lassa in vita, lo spero, lo desidero, e lo farò”
fino al terzo atto con l’invio compensatorio di dessegni dalla Moscovia. Allusioni accolte nella rappresentazione di una festa carnevalesca, nella quale Anzoletto annuncia la sua partenza, che si complica per i risvolti amorosi che provoca.
Domenica, figlia di Zamaria, rappresenta la commedia riformata, è innamorata di Anzoletto, lui contraccambia, la sposerà portandosela appresso in Moscovita assieme al padre Zamaria nuovo sposo di madame Gatteau, simbolo della comédie italienne, che aveva insidiato Anzoletto, sperando di averlo tutto per sé. Madame Gatteau con Anzoletto sollevano la preoccupazione sulla lingua da adoperare: l’una parla un giocoso italo-francese (alla quale viene richiesto di parlar italiano in più riprese), l’altro dal dialetto veneziano, sconfinando nell’italiano.
[modifica] Note
- ^ Atto I, scena 15, verso 53
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