Sichelgaita di Salerno

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Sichelgaita e Roberto il Guiscardo alla corte di Salerno

Sichelgaita di Salerno (103616 aprile 1090) è stata una principessa longobarda, seconda moglie di Roberto il Guiscardo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia di Guaimario IV, principe di Salerno, sposò Roberto il Guiscardo nel 1058, dopo il divorzio di quest'ultimo dalla prima moglie Alberada, attribuito a sospetti di consanguineità.

Il fratello di Sichelgaita, il principe Gisulfo II, manifestò un ostinato rifiuto alle nozze, che furono comunque subito celebrate.

Sua sorella Gaitelgrima aveva invece già sposato Drogone d'Altavilla, fratellastro di Roberto.

Donna di grande cultura e fermo carattere, seppe affermare la propria personalità a corte ed esercitare una notevole influenza sull'energico marito, che accompagnò spesso nei suoi viaggi di conquista.

La partecipazione al Concilio di Melfi[modifica | modifica sorgente]

La principessa si recò nella capitale Melfi e, nell’estate del 1059 riservò al pontefice Niccolò II un'accoglienza maestosa. Sichelgaita organizzò il Concilio di Melfi I e preparò lo svolgimento degli incontri che portarono al Trattato di Melfi ed al Concordato di Melfi.

L’alleanza tra la Chiesa ed i Normanni avvenne tramite l’abate di Montecassino, Desiderio di Benevento, futuro papa Vittore III, mentre le trame degli accordi vennero tessute da Godano, vescovo di Acerenza, legato a Roberto il Guiscardo. Niccolò II tolse la scomunica allo stesso Guiscardo, lo ricevette come suo fidelem, e lo benedisse insieme alla consorte Sichelgaita.

La famiglia[modifica | modifica sorgente]

Dal matrimonio con Roberto d'Altavilla nacquero:

La guerra in Oriente[modifica | modifica sorgente]

Malgrado gli iniziali tentativi di convincere il Guiscardo a non attaccare l'Impero bizantino, Sichelgaita fu comunque al suo fianco in questa campagna militare. Durante la battaglia di Durazzo (1081) combatté in prima persona armata di corazza, guidando le truppe di Roberto quando queste furono inizialmente respinte dall'esercito nemico. Secondo la cronista bizantina Anna Comnena, Sichelgaita era «come un'altra Pallade, se non una seconda Atena». Anna le attribuisce una citazione dall'Iliade.

Nel 1083 Sichelgaita fece ritorno in Italia insieme a Roberto per difendere papa Gregorio VII contro l'imperatore Enrico IV. Fu al fianco di suo marito in una seconda campagna contro i Bizantini, quella che costò la vita a Roberto durante l'assedio di Cefalonia del 1085.

Gli ultimi anni di vita[modifica | modifica sorgente]

Si dedicò allo studio della medicina e dell'erboristeria presso la Scuola medica salernitana, che all'epoca rappresentava un polo di eccellenza nel campo medico-officinale. Tuttavia le sue conoscenze le costarono un'infamante accusa: secondo alcune fonti, Sichelgaita avrebbe tentato di avvelenare il figlio che Roberto aveva avuto dal primo matrimonio, Boemondo di Taranto, sebbene i due giunsero successivamente ad un accordo in base al quale la successione di Roberto fu attribuita al primo figlio nato dal matrimonio tra Roberto e Sicheilgaita, il futuro duca Ruggero Borsa.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anna Comnena, Alessiade.
  • Patricia Skinner, "Halt! Be Men!": Sikelgaita of Salerno, Gender, and the Norman Conquest of Italy, Gender and History 12:3 (2000).
  • Scozia, Michele. Sichelgaita: signora del Mezzogiorno, Napoli, Guida, 1994.
  • Peterson-Gouma, Thalia. Anna Komnene and Her Times, 2000
  • Garland, Lynda. Byzantine Empresses, 1999
  • Loud, Graham. The Age of Robert Guiscard: Southern Italy and the Norman Conquest, 2000
  • F.Pastore, Gaita la moglie del Guiscardo, 2007.
  • Dorotea Memoli Apicella, Sichelgaita tra longobardi e normanni, Salerno, Laveglia&Carlone Editore, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]