Shah Jahan

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Raffigurazione moderna di Shah Jahan

Shahbuddin Mohammed Shah Jahan (persiano: شاه ‌جهان, Shāh Jahān; 5 gennaio 159222 gennaio 1666) fu sovrano dell'Impero Mogul nel subcontinente indiano dal 1628 al 1658.

Il nome di Shāh Jahān proviene dal persiano: شاه ‌جهان‎, che significa re del mondo.

Dopo essersi ribellato a suo padre Jahangir gli succedette al trono nel 1627 dopo la sua morte. Fu durante il suo regno che l'Impero Mogul raggiunse l'apice del suo potere. Gli eventi capitali della storia del suo regno sono la conquista del regno musulmano di Ahmednagar nel Deccan nel 1636, la perdita di Kandahar in favore della Persia nel 1653 e una seconda guerra con i regni musulmani del Deccan nel 1655. Nel 1658 si ammalò gravemente e la falsa notizia della sua morte scatenò la guerra per la successione tra i suoi figli, Aurangzeb, Murad Baksh, Dara Shikoh e Shah Shuja. Alla fine di questo conflitto Shah Jahan, che si era schierato a favore di Dara, venne confinato da Aurangzeb nel Forte rosso di Agra dove restò prigioniero fino alla sua morte nel 1666.

Durante il suo regno l'architettura indiana visse la sua età dell'oro, Shah Jahan fece erigere numerosi edifici monumentali il più famoso dei quali è lo splendido Taj Mahal ad Agra, destinato ad essere il mausoleo della sua sposa Mumtaz Mahal. Anche il celebre trono del pavone, divenuto poi simbolo del trono di Persia, risale al regno di Shah Jahan. Egli fu anche il fondatore della nuova città di Delhi il cui nome originario era proprio Shahjahanabad.

Ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Appena nato, Shah Jahan ricevette il nome persiano di Khurram (gioioso) che gli venne dato da suo nonno paterno, Akbar. Figlio del Gran Mogol Jahangir e della sua seconda moglie la Principessa di stirpe Rajput Jagat Gosini, dovette contendere il trono con i suoi fratelli sin da giovane. Nell'Impero Mogul la discendenza al trono non veniva assegnata secondo la regola della primogenitura, ma ogni figlio poteva rivendicare la pretesa alla successione e contenderla agli altri, sia guadagnando il favore del sovrano con le sue imprese, sia eliminando gli altri pretendenti.

Nel 1611 suo padre sposò Nur Jahan, vedova dell'avventuriero Sher Afghan Ali Quli Khan, la quale divenne presto la favorita del re e la figura predominante alla corte del Mogul, della quale prese il controllo insieme al fratello Asaf Khan. Nel 1612, la figlia di Asaf Khan, Arjumand Banu Begum (chiamata in seguito Mumtaz Mahal, "Signora del Taj" in riferimento al Taj Mahal), venne data in sposa a Khurram, consolidando così il potere a corte di Nur Jahan e di suo fratello.

L'ascesa al trono del principe Khurram fu il risultato di una dura lotta contro numerosi nemici soprattutto nella corte del Mogul, tra i quali spiccava proprio la sua matrigna Nur Jahan. Khurram aveva guadagnato il favore di suo padre grazie alla sua campagna vittoriosa del 1617 contro la dinastia Lodhi nell'altopiano del Deccan, rendendo sicuri i confini meridionali dell'Impero. Tuttavia queste vittorie, se gli avevano fatto guadagnare il titolo onorifico di Shah Jahan Bahadur (Re del Mondo), gli intrighi di corte, guidati dalla matrigna, complottarono contro di lui. Il più eclatante degli ostacoli macchinati da Nur Jahan fu il matrimonio della sua prima figlia al fratello minore di Khurram, il Principe Shahryar. L'appoggio della regina a Shahryar come pretendente al trono scatenò le ire di Khurram che si ribellò apertamente all'Imperatore Mogul nel 1622, anche grazie all'appoggio di suo suocero Asaf Khan.
La ribellione venne sedata dalle truppe di Jahangir nel 1626 e come conseguenza Khurram dovette sottomettersi incondizionatamente. Tuttavia alla morte di suo padre nel 1627, il Principe Khurram divenne il nuovo Imperatore Mogul con il nome di Shah Jahan, Re del Mondo e Signore delle Congiunzioni Favorevoli, quest'ultimo titolo era particolarmente amato da Shah Jahan perché ricordava le sue origini dalla dinastia musulmana di origine mongola dei Timuridi.

Nonostante le sue numerose gravidanze, l'Imperatrice Mumtaz viaggiò sempre a fianco del suo sposo, accompagnandolo durante le sue campagne militari prima a favore e poi contro suo padre. Essa fu la favorita di Shah Jahan che ricambiò sempre la sua devozione, trasformandola nella sua confidente e nella sua più importante consigliera. Tuttavia, come testimoniano le cronache del tempo, Mumtaz non aspirò mai a condividere il potere politico del suo consorte.

Il regno[modifica | modifica sorgente]

Sebbene il regno di suo padre fosse stato relativamente pacifico, durante l'ultima fase subì diverse minacce esterne. Shah Jahan operò un cambio di rotta di questa tendenza, sedando la rivolta musulmana del regno di Ahmednagar, respingendo l'invasione dei portoghesi in Bengala e conquistando i regni di Baglana e Bundelkhand a ovest e di Bijapur e Golconda nel Deccan a sud. Tuttavia le vittorie militari di Shah Jahan prosciugarono il tesoro imperiale, poiché per assicurarsi i suoi successi l'Imperatore aveva trasformato l'esercito in una potente macchina da guerra, nominando nuovi nobili che avrebbero ingrossato le file del suo esercito con i loro contingenti. Tuttavia questa dispendiosa politica ebbe anche i suoi frutti positivi proprio in campo economico, promuovendo lo sviluppo di nuovi centri e rotte commerciali e il fiorire dell'artigianato in città come Lahore, Delhi e Agra, unite tra loro da nuove strade e vie fluviali.

Shah Jahan trasferì la capitale dell'Impero da Agra a Delhi, divenuta centro del potere musulmano, che abbellì di nuovi edifici che testimoniano ancora il suo celebrato gusto estetico in architettura. Le strutture più notevoli legati al suo regno sono:

Shah Jahan nei resoconti dei viaggiatori europei[modifica | modifica sorgente]

Molti elementi della biografia di questo Imperatore del regno Mogul provengono dalle memorie lasciate da diversi viaggiatori europei che vissero o visitarono la sua corte imperiale.

Come gran parte dei suoi predecessori e dei suoi antenati, Shah Jahan aveva nella sua corte diverse mogli, concubine e danzatrici, cosa che venne notata da molti viaggiatori europei. Il viaggiatore italiano Niccolò Manucci scrisse, ad esempio, che l'unica cosa di cui sembra curarsi questo Imperatore è la ricerca di nuove donne che servano al suo piacere e che per questo scopo stabilì una fiera nella sua corte dove non era ammesso nessuno che non fosse donna. Vecchia o giovane, povera o nobile, purché fosse bella. Sempre il Manucci afferma che quando il figlio Aurangzeb lo imprigionò nel Forte Rosso di Agra gli permise di portare con sé tutte le sue donne, comprese le danzatrici e le cantanti e che anche quando raggiunse l'età senile costui non perse la sua debolezza per la carne.

I viaggiatori europei riportano anche la sua relazione con Farzana Begum, sorella della sua sposa Mumtaz Mahal, e la voce secondo la quale il figlio di costei fosse in realtà figlio di Shah Jahan. Scrive il Manucci:per mio conto non ho dubbi di questo fatto, poiché costui è molto somigliante al Principe Dara.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Asher Catherine Ella Blanshard, The New Cambridge History of India, Vol I:4 - Architecture of Mughal India (Hardback), Prima edizione 1992, ristampa 2001, Cambridge: Cambridge University Press, 368. ISBN 0-521-26728-5.
  • Bernier Francois, Travels in the Mogal Empire (1656-68), a cura di V.A. Smith, Archibald Constable, Oford 1934.
  • Lal K.S. (1988). The Mughal Harem. New Delhi, Aditya Prakashan. ISBN 81-85179-03-4

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Predecessore Gran Mogol Successore Flag of the Mughal Empire.svg
Jahangir 1628 - 1658 Aurangzeb

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