Mumtaz Mahal

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Mumtaz Mahal (in persiano ممتاز محل, ovvero adorato ornamento del palazzo) (1593 - 17 giugno 1631), fu la consorte imperiale del Gran Mogol Shah Jahan.

Nata ad Agra con il nome di Arjumand Banu Begum, suo padre era un nobile di origini persiane di nome Abd al Hasan Asaf Khan e fratello di Nur Jahan, sposa del Gran Mogol Jahangir. Di fede musulmana, sposò il 10 maggio 1612 all'età di 19 anni il Principe Khurram, che sarebbe stato incoronato in seguito Gran Mogol con il nome di Shah Jahan; ella divenne la sua seconda moglie, ma ben presto fu la sua favorita per tutto il resto della sua vita.

Non si sa molto della sua figura e della sua vita, tranne che era una donna di straordinaria bellezza ma dotata anche di molte virtù morali, che fu amata profondamente da Shah Jahan e che questi fu da lei sempre ricambiato devotamente. Anche prima della sua morte precoce, venne celebrata da numerosi poeti e artisti non solo la bellezza di Mumtaz Mahal, ma anche la sua grazia e la sua pietà nei confronti dei poveri e dei derelitti. Si dice che persino la luna si vergognasse di comparire in onore della sua bellezza.

Mumtaz Mahal seguì fedelmente suo marito durante le sue campagne militari nel Deccan e in seguito durante la sua ribellione contro suo padre nel 1622. La sua dedizione venne sempre apprezzata da suo marito, che le fece dono del trono reale, il Muhr Uzah. Nonostante la sua semplicità e il suo disinteresse per i giochi di potere della corte imperiale, Mumtaz divenne presto la consigliera personale dell'Imperatore, ottenendo su costui un grandissimo ascendente che spesso ella utilizzò per intercedere in favore degli umili e degli esiliati da suo marito. Si dice che fosse molto amante degli elefanti e che non disdegnasse di assistere alle gare di lotta che si tenevano per intrattenere la Corte del Mogul.

Mumtaz diede a Shah Jahan ben quattordici figli, sette dei quali morirono giovanissimi. Ella stessa morì di parto a Burhanpur nel Deccan il 17 giugno 1631, mentre era al seguito di Shah Jahan nella sua campagna contro i signori della dinastia Lodhi.

La leggenda vuole che in punto di morte, dopo aver dato alla luce il suo quattordicesimo figlio, la Principessa Gauhara Begum, Mumtaz chiese come ultimo desiderio a suo marito di erigere un monumento come simbolo del loro amore, e di non sposare mai nessun'altra donna. L'Imperatore, disperato, giurò solennemente e dopo la morte della sua amata restò recluso in assoluta solitudine per un intero anno; quando si mostrò nuovamente in pubblico apparve come un uomo emaciato, con la faccia scavata e i capelli completamente bianchi. Shah Jahan mantenne la promessa fatta alla sua favorita e ordinò la costruzione del mausoleo di Mumtaz, il celebre e stupendo Taj Mahal, che richiese ben venti anni e l'impiego di gran parte del tesoro imperiale per la sua costruzione.

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