Rutuli

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I Rutuli (italico antico Rudhuli, «i rossi» e cioè «i biondi»[1][2]) erano un popolo dell'Italia preromana stanziato sulle coste del Lazio, il cui centro principale era Ardea.[3] Sono noti soprattutto perché vengono citati nell'Eneide, dove il loro re, Turno, è presentato come antagonista di Enea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Rutuli non erano di stirpe latina e si ignora la loro origine. Secondo alcuni studiosi, basandosi su un passo dello storico greco Appiano[4], i Rutuli sarebbero stati affini agli Etruschi, annoverati dagli antichi tra i popoli Tirreni, e questo spiegherebbe per esempio l'assonanza del nome Turno (Tursnus) a quello di Tirreno (Turrenós) e il motivo per cui Virgilio li presenta alleati dell'etrusco Mezenzio di Caere. L'etnonimo stesso, Rutuli (dall'appellativo Rutilus, o dall'etnico Rutulus, con il significato di "rosso"[5]), sarebbe di origine etrusca.

Secondo un'altra teoria[senza fonte], invece, i Rutuli sarebbero stati di stirpe ligure. Infatti, secondo la tradizione romana, i Liguri sarebbero stati presenti nel sito di Roma in età preistorica.

Secondo Catone[senza fonte], i Rutuli avevano partecipato alla fondazione del tempio di Diana Aricina.

Giacomo Devoto argomenta che l'appellativo di "tirreno" poteva essere proprio del territorio dei Rutuli, ma non dei Rutuli stessi, ed essere quindi solo un resto, una memoria, di una precedente situazione pre-indoeuropea[1].

I maggiori ritrovamenti Rutuli sono stati effettuati sull'acropoli di Ardea e nei territori limitrofi fra il mare e i colli, e sul pianoro di Casalazzara.

I Rutuli scomparvero in età storica, assorbiti dai Latini. Tutte le iscrizioni scoperte sul territorio di Ardea sono in lingua latina, fatta eccezione per qualche testimonianza in etrusco.

I Rutuli in Ab Urbe Condita[modifica | modifica wikitesto]

Nel racconto di Tito Livio i Rutuli entrarono in guerra, contro gli Aborigeni (i futuri Latini) ed i Troiani, dopo che Enea sposò Lavinia, precedentemente promessa al re Turno. Nel primo scontro i Rutuli vennero sconfitti, mentre il re Latino morì nello scontro.[6][3]

Del successivo scontro, tra Rutuli e gli alleati Etruschi, guidati dal re Mezenzio, e i Latini, Livio non riporta l'esito, ma si limita a dire che vi morì Enea.[6]

I Rutuli nell'Eneide[modifica | modifica wikitesto]

Nel poema virgiliano i Rutuli sono guerrieri fieri e valorosi, disposti a tutto per il loro re Turno quando questi dichiara guerra ai troiani. A determinare la loro sconfitta è essenzialmente la loro inesperienza militare, avendo la maggior parte di essi un'età particolarmente bassa. A guerra appena scoppiata, l'esercito confederato italico riesce a tenere in scacco i troiani cingendo d'assedio la loro cittadella, approfittando dell'assenza momentanea di Enea. Ma durante la notte, Eurialo e Niso, due amici di Enea, riescono a entrare nell'accampamento degli italici che giacciono addormentati. Decidono quindi di fare strage di nemici; a iniziarla è la spada di Niso che dopo aver sgozzato Ramnete, un re italico alleato di Turno, compie un grande eccidio proprio in una tenda di Rutuli, decapitando il giovane condottiero Remo e alcuni suoi guerrieri, tra cui l'adolescente Serrano: molti altri uomini di Turno periscono per mano di Eurialo. I due troiani vengono poi scoperti e uccisi dalla cavalleria del rutulo Volcente. Il giorno dopo le sorti del conflitto sembrano inizialmente sorridere ancora ai Rutuli, nonostante l'uccisione, ad opera di Ascanio, di Numano, cognato di Turno: furibondo per la morte del congiunto, il re italico riesce a penetrare nel campo dei troiani, facendo tra di loro parecchie vittime, prima di venir ricacciato fuori dai luogotenenti di Enea. Il ritorno del capo troiano segna la svolta nel conflitto: da questo momento gli italici non riusciranno più a risollevarsi, anche se Turno avrà comunque modo di uccidere in duello l'arcade Pallante, il principale alleato di Enea. L'eroe troiano, dopo aver seminato strage tra le file dei latini, attacca lo stato maggiore dell'esercito italico, uccidendo anche due giovani fedelissimi di Turno, Anteo e Luca. Giunone, dea da sempre ostile ai troiani, sottrae Turno all'ira di Enea con un incantesimo, trasportando il re rutulo nel suo palazzo ad Ardea. Ritornato a combattere, dopo aver prevalso sul partito favorevole alla pace, Turno scatena il suo esercito tentando il tutto per tutto: a una prima battaglia, terminata con nuove ingenti perdite italiche, segue una tregua, ben presto violata; nell'ultimo decisivo scontro Turno viene affrontato in duello da Enea e ucciso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, Firenze, Vallecchi, 1931, p. 85.
  2. ^ Ha capelli biondi tendenti al rossiccio Camerte, il giovane re di Amyclae, ma di origini rutule, menzionato nel decimo libro dell'Eneide tra i nemici di Enea.
  3. ^ a b Strabone, Geografia, V, 3,2.
  4. ^ Chiara Morselli, Edoardo Tortorici, Ardea, L.S. Olschki, Firenze 1982, p. 27.
  5. ^ Aa.Vv., Gli Etruschi e Roma: atti dell'incontro di studio in onore di Massimo Pallottino, G. Bretschneider, Roma 1981, p. 58..
    «Dall'appellativo rutilus (o dall'etnico Rutulus) sono derivati i nomi individuali corrispondenti in latino e in etrusco (Rutilus e Rutile; cfr. TLE* 155) da cui sono nati i gentilizi Rutilius e Rutelna (CIE 4952).».
  6. ^ a b Tito Livio, Ab Urbe Condita, 1, 2

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]