Possession (film 1981)

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Possession
Possession (1981).jpg
Sam Neill e Isabelle Adjani in una scena del film
Titolo originale Possession
Lingua originale inglese
Paese di produzione Francia, Germania Ovest
Anno 1981
Durata 123 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere grottesco, drammatico, orrore
Regia Andrzej Żuławski
Sceneggiatura Andrzej Żuławski e Frederic Tuten
Produttore Marie-Laure Reyre
Casa di produzione Gaumont
Fotografia Bruno Nuytten
Montaggio Marie-Sophie Dubus e Suzanne Lang-Willar
Musiche Andrzej Korzynski
Scenografia Holger Gross
Costumi Ingrid Zoré
Interpreti e personaggi
Premi
« La pellicola più completa degli ultimi trent'anni[1] »
(David Lynch al Festival di Venezia del 2006)

Possession è un film del 1981 diretto da Andrzej Zulawski. Presentato in concorso al 34º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la migliore attrice per l'eccellente interpretazione della sua protagonista, Isabelle Adjani.[2]

Film controverso e maledetto, sin dalla sua uscita ha subito pesanti tagli dalla censura, ottenendo, in quasi tutti le nazioni in cui è stato distribuito il divieto di visione ai minori di 18 anni.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Berlino: a Mark, sposato con Anna e padre di Bob, sembra cadere il mondo addosso quando scopre che la moglie lo tradisce. Anna continua a negare l'evidenza e le discussioni tra lei ed il marito finiscono per degenerare in violenti litigi. Mark, per nulla rassegnato all'idea di perdere la moglie, assume due investigatori privati allo scopo di pedinarla per scovare l'identità del suo amante, ma qualcosa va storto: i due uomini scompaiono uno dopo l'altro. Mark decide di indagare per conto suo, ma scoprirà una verità a dir poco agghiacciante: l'amante di Anna non è un uomo, ma un essere demoniaco che ha partorito lei stessa.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Con questo film il regista tenta di analizzare l'eterno conflitto tra bene e male e la crisi dell'uomo moderno narrando le vicende (dalla nascita alla fine del loro rapporto) di una coppia di coniugi; Zulawski mette in scena queste tematiche ricorrendo in tutto e per tutto al suo universo cinematografico, fatto di dialoghi astrusi, personaggi grotteschi che appaiono e scompaiono o che addirittura si sdoppiano, scene condite da sfoghi di violenza raccapriccianti, atmosfere lugubri e spettrali. Tutti questi elementi vengono portati all'estremo del loro significato, dando vita ad un film di difficile catalogazione, in quanto condensa in sé un gran numero di generi e sottogeneri: dall'orrore al dramma psicologico (evidenti, nei litigi familiari, le influenze del bergmaniano Scene da un matrimonio[3]), dal grottesco al surreale (l'incredibile ed apocalittico[1] finale), dal thriller allo splatter. Il tutto forma un film nichilista[1] e visionario[4] di difficile, se non impossibile comprensione, però capace di trasportare lo spettatore in un mondo popolato da incubi ed esseri mostruosi, attraverso un viaggio allucinante ed onirico che rimane impresso, sia nel bene che nel male.

Censura e divieti[modifica | modifica sorgente]

Sin dall'uscita, il film ha ottenuto il divieto di visione ai minori di 18 anni, in diversi paesi quali Spagna, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Svezia e Gran Bretagna.[5]Una particolare curiosità riguarda la Germania: nonostante sia stato girato a Berlino e coprodotto da una compagnia tedesca, Possession non è mai stato distribuito in questa nazione.[6]

Eccezion fatta per la Francia (il film è stato prodotto dalla Gaumont con la collaborazione di una casa di produzione tedesca), in quasi tutte le nazioni in cui è stata distribuita, la pellicola ha subito diversi tagli dalla censura: esistono infatti versioni della durata di 80 minuti (edizione circolata tra gli altri in Italia e negli Usa una versione completamente rimontata e rimusicata con alcuni dialoghi cambiati per dare coerenza alla storia, in questa versione più improntata sulla possessione demoniaca), 97 minuti e 118 minuti. La versione originale ed integrale è di 123 minuti (In base all'edizione in Blu-Ray approvata dal regista e pubblicata nel 2013 in Inghilterra) .[5]

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • Per il Dizionario Mereghetti è un «saggio di patologia vagamente misogino, che si tramuta (...) in un horror perverso (...) Non per tutti i gusti».[7]
  • Per il Dizionario Morandini, che gli assegna due stelle e mezzo su cinque di giudizio, è «un racconto e dei personaggi all'insegna di un gratuito grand-guignol di visionario isterismo».[8][4][9]
  • Il dizionario Farinotti gli assegna invece due stelle su cinque, senza fornire alcun giudizio critico.[10]
  • Ondacinema lo inserisce tra le Pietre Miliari del cinema definendolo «polimorfico generatore di incubi».[11]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Citazioni e riferimenti ad altre pellicole[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Recensione del film su filmscoop.it
  2. ^ (EN) Awards 1981, festival-cannes.fr. URL consultato il 21 giugno 2011.
  3. ^ a b c d Movie connections for Possession on Imdb.com
  4. ^ a b Commento de Il Morandini su Mymovies.it
  5. ^ a b Vedere pagina imdb nei Collegamenti esterni.
  6. ^ Trivia for Possession on imdb.com
  7. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008. Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 9788860731869, pag. 2280.
  8. ^ Il Morandini - Dizionario dei Film 2000. Bologna, Zanichelli editore, 1999. ISBN 8808021890, pag. 1010.
  9. ^ M. Morandini, Il Morandini 2003, Zanichelli 200, pag. 1050.
  10. ^ Pino Farinotti, Il Farinotti 2009, Newton Compton Editori 2008, pag. 1518.
  11. ^ Simone Pecetta, Possession. URL consultato il 27 ottobre 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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