Pian della Tortilla

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Pian della Tortilla
Titolo originale Tortilla Flat
Autore John Steinbeck
1ª ed. originale 1935
1ª ed. italiana 1939
Genere romanzo
Lingua originale inglese

Pian della Tortilla è il primo romanzo ad aver avuto successo dello scrittore John Steinbeck. Scritto nel 1935 tratta in modo comico e surreale della vita di un gruppo di paisanos.

Le storie che sono raccontate hanno come comune denominatore la vita di queste persone alla perenne ricerca di qualche soldo per un goccio di vino.
Sin dall'inizio si capisce il tenore del romanzo quando l'autore paragona la casa di Danny alla Tavola Rotonda e gli amici di Danny ai suoi Cavalieri e nomina Re Artù, Orlando e Robin Hood. Il gruppo di amici ha una visione della vita, differente dalla normale accezione. Nel loro "mondo" la prigione è un buon posto dove smaltire sbornie, incontrare amici, rilassarsi e mangiare regolarmente. Una proprietà immobiliare invece, può diventare un peso che fa perdere di vista le cose importanti come gli amici, le bevute e il condividere quello che si ha. Uno comincia ad avere due case, poi ne affitta una poi deve richiedere il pagamento della pigione e finisce con l'avvelenarsi la vita. Molto meglio, a volte, vivere con dei cani in un pollaio oppure dormire nei boschi dove capita senza affannarsi e arrangiandosi qua e là, niente di grave qualche furtarello o piccoli imbrogli per procurarsi un gallone di vino quando serve.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La storia narra di sei paisanos, Danny, Pilon, Pablo, Gesù Maria, Joe Portoghese il Grande e il Pirata, cui verso la fine del libro si aggiungono Johnny Pom Pom e Tito Ralph, che vivono felici e allegri nella casa che Danny, eredita dal ritorno dalla guerra, formando così una collettività "stravagante e turbolenta" lontana dalla vita della città industriale.

Danny però, man mano che passa il tempo, prova disgusto per la vita oziosa e libera che conduce e una sera, mentre gli amici danno una festa nella sua casa per rallegrarlo, dopo essersi ubriacato per farsi passare il cattivo umore, precipita in un burrone e muore.

La gaia vita in comune si spezza e i paisanos, prima di dividersi per andare ognuno per la propria strada, danno fuoco alla casa di Danny, simbolo della loro amicizia.

« Contemplarono trasognati la fiamma percorrere la carta del giornale e quasi spegnersi, riprendere vita, fiorire alta e larga... Così doveva essere, saggi amici di Danny, Il legame che vi teneva uniti ora è tagliato. Il magnete ha perso la sua virtù. Qualche estraneo, qualche smidollato parente di Danny sarebbe entrato in possesso della casa. Meglio che il sacro simbolo dell'amicizia, la calda casa delle feste, degli amori e delle rissa muoia con Danny, in un'ultima gloriosa seppur senza speranza ribellione ai numi.[1] »

Luogo d'ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Il luogo dove è ambientata la storia è Monterey, California, il quartiere in collina dove abitano gli ultimi discendenti dei veri californiani, coloro che hanno nelle vene sangue spagnolo, messicano, indio e caucasico.

« Monterey sorge sul pendio di una collina, e ha dinanzi una baia azzurra, una foresta di alti pini oscuri alle spalle. I quartieri bassi della città sono abitati da americani, italiani che pescano e imbarilano pesce. Ma su, dove città e foresta si confondono, dove le strade sono ancora immuni di asfalto e le cantonate ignorano la servitù della luce elettrica, sta addensata, come nel Galles i britanni, la più antica popolazione di Monterey. È la popolazione cosiddetta dei paisanos.[2] »

Periodo d'ambientazione[modifica | modifica sorgente]

Il periodo è quello della Grande depressione e degli anni immediatamente seguenti quando imperversava la miseria e la vita non era facile, specialmente per queste persone ispaniche che non rispondevano ai canoni dei bianchi e ricchi del momento.

Il tema della povertà[modifica | modifica sorgente]

Il libro ottiene un notevole successo e lancia l'autore che riprenderà in altri suoi capolavori (Uomini e topi e Furore) i temi della povertà in modo meno picaresco.

L'autore scriverà poi:

« Ho scritto queste storie perché sono storie vere e perché mi piacevano. Ma le sentine della letteratura hanno considerato i miei personaggi con la stupidità delle duchesse che si divertono coi contadini e li compiangono. Queste storie sono pubblicate ed io non le posso più riprendere, ma non sottometterò più al contatto degradante della gente perbene questi bravi esseri fatti di allegria e di bontà, di cortesia ben superiore a tutte le smancerie. Se ho causato loro dei torti raccontando qualcosa delle loro storie, me ne dispiace. Ciò non avverrà più. Adios, monte![3] »

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ John Steinbeck, Pian della Tortillia, Bompiani, 1962, p. 213
  2. ^ Op. cit., p. 6
  3. ^ dal frontespizio, op. cit.

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