Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)

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Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
Autore Piergiorgio Odifreddi
1ª ed. originale 2007
Genere Saggio
Sottogenere religione
«  In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.  »
(Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani)

Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) è un saggio del matematico Piergiorgio Odifreddi.

Ispirato, come affermato dallo stesso autore, ad altri testi con titoli similari (Perché non possiamo non dirci cristiani di Benedetto Croce e Perché non sono cristiano di Bertrand Russell), il libro vuole essere una critica al cattolicesimo e al cristianesimo: in opposizione a coloro che cercano una forma di razionalità nella religione, Odifreddi evidenzia le incongruenze e gli errori che ritiene presenti nella Bibbia e nei Vangeli, oltre che nelle interpretazioni che delle sacre scritture la Chiesa cattolica ha dato.

Nel libro sono citate - in oltre ottocento fra note e citazioni - tutte le fonti da cui sono tratte le critiche.

Indice

[modifica] Contenuti

[modifica] La Bibbia

Per approfondire, vedi la voce Errori attribuiti alla Bibbia.

Nella prima parte del volume viene contestata la credibilità, l'accuratezza e la storicità del racconto biblico. Se ne evidenziano le incongruenze, quali ad esempio la contraddittorietà tra le due riconoscibili cosmogonie[1], e si sottolinea l'immoralità del comportamento dei padri fondatori mettendo in dubbio la moralità di Abramo[2], secondo i precetti della Chiesa cattolica e secondo quanto affermato dalla Bibbia (la traduzione utilizzata da Odifreddi è la cosiddetta Bibbia CEI, versione ufficiale della CEI).

Si illustra inoltre la possibile origine politeista della religione ebraica, desumibile dall'uso dei diversi termini Jahvé e Elohim per indicare il dio, nonché dal fatto che proprio la parola Elohim è un sostantivo plurale.

Un altro punto della sua critica sono le diverse versioni dei dieci comandamenti: nelle due scritture originali dell'antico testamento (Es20,2-17; Dt5,6-21), secondo quella che per Odifreddi sarebbe la suddivisione del testo, i versetti Es20,4 e Dt5,8 sono considerati il secondo comandamento, che proibisce la rappresentazione di immagini di Dio e della natura. La tesi dell'autore è che la Chiesa abbia eliminato tale passaggio e che, per mantenere il numero dieci, il decimo comandamento sia stato suddiviso in due (Es20,17 e Dt5,21).

Il passaggio indicato da Odifreddi è tuttora incluso in quello che per i cattolici e i luterani è il primo comandamento e che per gli ebrei è il secondo, anche se quella parte, per i cattolici, è "decaduta".[3]

Il libro include, con una certa dose di sarcasmo, critiche scientifiche, citando errori che "non sono certo perdonabili ad un presunto creatore". Per esempio, si citano i passi in cui si parla di "insetti con quattro zampe" (Lev11,23) (gli insetti hanno invece sei zampe), o il dire che "la lepre, perché rumina, ma non ha l'unghia divisa, la considererete immonda" (Lev11,6): l'animale in effetti non è un ruminante, tuttavia ingerisce il ciecotrofo (le cosiddette feci molli), cosa che per alcuni è assimilabile alla ruminazione.[4]

Gli esegeti cristiani ritengono che queste critiche di tipo "scientifico" avrebbero valore soltanto se si riferissero a libri come il Corano in quanto di esso si afferma essere stato dettato dall'arcangelo Gabriele, per volontà divina, a Maometto. I cristiani infatti ritengono la Bibbia ispirata da Dio e non dettata. Più in generale, da parte cattolica il testo è stato giudicato come un insieme di critiche imprecise, errate o comunque datate e ingenue. Lo studioso di religioni Massimo Introvigne lo ha definito, in particolare per quanto riguarda le sezioni bibliche e storiche, "un libro nato già vecchio e moribondo", un insieme di "vecchiumi, fatti a pezzi dalla storiografia e dalla sociologia storica più recenti".[5]

[modifica] I Vangeli

Odifreddi sostiene che non ci siano testimonianze storicamente accettabili dell'esistenza di Gesù scritte dai suoi contemporanei (le fonti non cristiane - romane, ebree - che attestano la storicità della figura di Cristo sono posteriori alla sua morte), perciò le uniche fonti su cui ci si può basare sarebbero solamente i Vangeli.

Anche nei Vangeli Odifreddi trova parecchie incongruenze, in particolare confrontando le quattro versioni di Marco, Matteo, Luca e Giovanni. Anche la descrizione dell'elemento fondante del Cristianesimo ovvero la resurrezione di Cristo (per san Paolo "se Cristo non è resuscitato allora è vana la nostra predicazione ed è vana pure la nostra fede" 1Co15,14) viene considerata poco credibile e contraddittoria.[6]

[modifica] La Chiesa cattolica d'occidente

Nell'ultima parte del libro, l'autore analizza le interpretazioni, le opinioni e le aggiunte che la Chiesa avrebbe apportato alla dottrina; viene anche esaminata una serie di limiti, difetti ed errori riscontrati dall'autore nella storia di questa istituzione dagli inizi fino ai giorni nostri, passando dall'inquisizione e le indulgenze di ieri agli scandali sulla pedofilia e l'otto per mille di oggi.

[modifica] In Italia: l'otto per mille

La cifra annua percepita dal Vaticano tramite l'otto per mille è di circa un miliardo di euro e soltanto il 20% di questa somma è destinato ad interventi caritativi. Ad essa andrebbe poi aggiunta una cifra dello stesso ordine di grandezza fornita dallo Stato (senza contare contributi riconosciuti da Enti locali: Comuni, Regioni e Province). Aggiungendo poi una buona parte del miliardo e mezzo di finanziamenti pubblici alla sanità, molta della quale è gestita da istituzioni cattoliche, secondo i calcoli di Odifreddi si arriva ad una cifra complessiva di circa tre miliardi di euro. Considerando ancora le mancate entrate allo Stato, dovute alle esenzioni fiscali della Chiesa, la cifra sale a circa nove miliardi di euro annui. Aggiungendovi i costi del Vaticano e gli incentivi alle scuole cattoliche la cifra salirebbe a undici miliardi di euro, ma, considerando che senza ospedali e scuole cattoliche lo Stato dovrebbe supplire con risorse proprie, il costo della Chiesa è stimato da Odifreddi intorno ai nove miliardi di euro: questa cifra complessiva equivale a circa il 45 per cento della Finanziaria 2006, che è stata di 20 miliardi.[7]

[modifica] Edizioni

  • Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), collana Le spade, Longanesi, 2007. pp. 264 ISBN 9788830424272, 8830424277

[modifica] Note

  1. ^ Pagg. 11--21 edizione Longanesi. Gli esegeti cristiani ritengono che nel libro della Genesi sono stati raccolti più racconti della Creazione e che alcune discordanze non siano sufficienti per negare il nucleo del racconto, ossia che il mondo sarebbe stato creato da Dio e che l'essere umano sarebbe il centro della creazione.
  2. ^ pag. 36. Gli esegeti sostengono che Dio avrebbe agito nella storia del suo rapporto con l'uomo e con il popolo eletto educandolo per gradi ad accrescere il suo senso morale e che per questo non ci sarebbe stata da subito una moralità perfetta nei suoi profeti.
  3. ^ Fonte: Catechismo della Chiesa cattolica - Compendio Al numero di riferimento 446 si dice esplicitamente che questa parte è decaduta a partire dall'Incarnazione del Figlio di Dio grazie alla quale il culto cristiano delle sacre immagini è giustificato. Vedi anche i paragrafi 2129-2132 e il numero 2141 del Catechismo della Chiesa Cattolica.
  4. ^ Bisogna tenere presente che quello che viene tradotto dai testi originali con "rumina" (ma'alat gherah), in realtà letteralmente significa "facente salire il cibo mangiato", cosa compatibile con la ciecotrofia. Vedi anche:
  5. ^ Il Giornale, 2 marzo 2007 [1].
  6. ^ Pagg. 123--127
  7. ^ Pagg. 164--165 edizione Longanesi

[modifica] Voci correlate

[modifica] Dati bibliografici

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