Paul Kennedy

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Paul Michael Kennedy

Paul Michael Kennedy (Wallsend, giugno 1945) è uno storico e saggista inglese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Paul Kennedy nacque nel 1945 a Wallsend, nell'Inghilterra del nord-est, "esattamente a metà tra il giorno della vittoria in Europa (8 maggio) e il giorno della vittoria sul Giappone" (15 agosto), in una famiglia operaia irlandese. Suo padre lavorava infatti presso cantieri navali e gli zii erano pescatori.[1]

Studiò presso la Newcastle University risultando essere "non soltanto il primo della mia famiglia ad andare all'Università, ma anche il primo a continuare la scuola dopo i sedici anni".[1]

Durante questi anni lavorò anche come allibratore, dimostrando una certa competenza nelle corse di cavalli. Questa esperienza lo spinse a provare ad intraprendere la strada di giornalista sportivo. Scrisse dunque al magnate della stampa Kenneth Thomson per proporre la sua candidatura per un posto allo Sporting Chronicle. Ed inaspettatamente gli venne offerto il ruolo di vice caporedattore e corrispondente dagli ippodromi.[1]

Nel frattempo Kennedy si mise in luce nel suo corso di studi evidenziando spiccate doti nel campo della Storia. Infatti si classificò come migliore studente di Storia della Newcastle University, vedendosi offrire una borsa di studio per un dottorato al St Antony's College di Oxford. Dichiarò in seguito che l'ambiente internazionale di Oxford contribuì notevolmente alla sua formazione.[1]

Terminato il dottorato, gli venne offerto un posto alla University of East Anglia, sempre in Inghilterra, divenendo quindi il più giovane professore di sempre di questa Università. Kennedy descrisse però questa esperienza come problematica, a causa dei numerosi tagli all'istruzione imposti dal governo Thatcher:

« Margaret Thatcher stava tagliando senza pietà i fondi all'istruzione superiore e mi sembrava di passare il mio tempo a consigliare i colleghi oltre i quarant'anni di prepararsi a un licenziamento e a dire ai giovani che non avrebbero mai avuto il posto fisso. Così ho deciso che era tempo di andarmene.[1] »

La cosa non avvenne però fino al 1983. Quando ricevette una proposta dalla Yale University, che gli offriva una cattedra di Storia internazionale appena creata. Kennedy parlò della decisione di lasciare il paese natale sottolineando la sofferenza ed al tempo stesso la necessità della stessa:

« Non fu facile prendere la decisione di lasciare il Paese, ma non ho mai rimpianto di averla presa. »

Assunse quindi l'incarico di "Dilworth Professor" di Storia in questa Università, ruolo che tuttora ricopre.

Saggista e scrittore[modifica | modifica sorgente]

Tra i più rispettati e conosciuti storici del mondo, è internazionalmente noto per i suoi saggi ed articoli di economia politica e storia.

È membro dell'Institute for Advanced Studies (Princeton University) e dell'Alexander von Humboldt-Stiftung (Bonn). Ha ottenuto numerose Lauree ad honorem, ed è un membro della Fellow of the Royal Historical Society, dell'American Philosophical Society, e della American Academy of Arts and Sciences.

È autore di numerosi saggi, di cui solo pochi tradotti in italiano. Ascesa e declino delle grandi potenze, il suo saggio più noto, tradotto in oltre venti lingue differenti. È collaboratore del New York Times, The Atlantic, The New Republic, The Washington Post, The Economist, oltre a moltissime riviste e quotidiani di lingua non inglese. Redige mensilmente una rubrica sul Los Angeles Times su tematiche di economia globale. [2]

In Italia, alcuni suoi articoli sono pubblicati dalla rivista Internazionale.

Vive attualmente ad Hamden, nel Connecticut.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1988 vince il Wolfson History Prize con il libro The Rise and Fall of the Great Powers: Economic Change and Military Conflict from 1500 To 2000.
Nel 2001 è stato insignito dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico, per il lavoro svolto nel campo della Storia ed eletto membro della British Academy nel giugno del 2003.

Ha ricevuto la Caird Medal nel 2005 dal National Maritime Museum per il suo contributo alla Storia navale.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e «Così gli ingegneri vinsero la guerra aerea contro Hitler», Corriere della Sera, 17 febbraio 2008, p. 39
  2. ^ Paul Kennedy, Paul Kennedy - biography.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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