Neuropsicologia

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Nelle neuroscienze la neuropsicologia si caratterizza per il suo obiettivo di studiare i processi cognitivi e comportamentali correlandoli con i meccanismi anatomo funzionali che ne sottendono il funzionamento[1].

Si basa sul metodo scientifico e condivide il punto di vista del processamento dell'informazione della mente tipico della psicologia cognitiva (o cognitivismo).

La neuropsicologia si inserisce nel settore delle neuroscienze, ed ha aree di sovrapposizione con la psicologia, la neurologia, la psichiatria e le reti neurali.

I neuropsicologi lavorano nelle università (ricerca di base e applicata), in cliniche o ospedali (coinvolti nel trattamento di pazienti con problemi neurologici e neuropsicologici), nell'industria (es. farmaceutica) o in altre strutture ove sia richiesta una competenza scientifica sul funzionamento fisiologico e patologico del sistema nervoso.

Indice

[modifica] Oggetto di studio

Per meglio definirla rispetto alle altre neuroscienze, la neuropsicologia si occupa prevalentemente dello studio delle funzioni cognitive e delle loro correlazioni con le strutture encefaliche; in particolare, la neuropsicologia clinica focalizza le relative alterazioni derivanti a danni anatomo-patologici di varia eziologia. I pazienti tipici saranno quindi soggetti cerebrolesi da lesioni traumatiche, vascolari, tumori cerebrali e malattie degenerative.

La corrente prevalente nella neuropsicologia moderna si basa sul quadro teorico proposto dalla psicologia cognitiva, la quale studia la mente in termini di sistema cognitivo paragonabile a un "elaboratore di informazioni" suddiviso in diverse componenti funzionalmente interconnesse, per studiare le relazioni tra i diversi circuiti neurali e le funzioni cognitive. Il sistema cognitivo comprende quindi vari moduli, intesi come sottosistemi funzionali isolabili (secondo alcune ipotesi esistono anche processi "centrali" non suddivisibili in moduli) e il compito della neuropsicologia è associare a ogni modulo il circuito neuronale che lo rende possibile; questi circuiti neuronali possono estendersi in più aree cerebrali. La maggior parte del lavoro riguarda lo studio clinico su soggetti cerebrolesi. Sono presenti anche studi in soggetti sani (meglio definiti come neurologicamente sani), utilizzati spesso come gruppo di controllo rispetto ai pazienti oppure per comprendere il funzionamento fisiologico della funzione indagata. Il fine ultimo della neuropsicologia è infatti la comprensione della relazione tra mente e cervello.

Sebbene la neuropsicologia moderna sia improntata al cognitivismo, è giusto citare l'approccio teorico che ha caratterizzato la sua nascita e il suo sviluppo fino alla rivoluzione cognitivista: la neuropsicologia classica, la quale aveva come scopo quello di associare una localizzazione precisa e univoca ai processi mentali all'interno del cervello, osservando la correlazione tra sede precisa della lesione cerebrale e processo mentale alterato, ricavato dalla descrizione clinica del paziente. Il suo fine ultimo era dunque la stretta correlazione anatomo-clinica, la quale si è però rivelata eccessivamente riduzionista e non basata su una cornice teorica che potesse collegare le conoscenze acquisite ai concetti della psicologia generale.

[modifica] Neuropsicologia clinica

La neuropsicologia clinica è l'applicazione delle conoscenze della neuropsicologia alla diagnosi, gestione e riabilitazione dei pazienti con deficit cognitivi successivi a malattie o danni cerebrali di tipo vascolare o traumatico. In particolare vengono esaminati i pazienti per diagnosticare e migliorare le funzioni specifiche lese come ad esempio linguaggio, attenzione, percezione, cognizione e comportamento.

I neuropsicologi clinici lavorano tipicamente in un ambiente ospedaliero in un team interdisciplinare composto da professionisti di diversa formazione come neurologi, psicologi, internisti, logopedisti, ortottisti, terapisti occupazionali e terapisti della neuro e della psicomotricità dell'età evolutiva.

[modifica] Strumenti

Le neuroimmagini sono di supporto sia allo studio delle lesioni successive a danno cerebrale sia per la localizzazione di specifiche aree (tomografia computerizzata e imaging a risonanza magnetica). Un'altra applicazione delle tecniche di neuroimaging è in soggetti sani sono le cosiddette tecniche di neuroimaging funzionali (fMRI, PET SPECT) che permettono di ottenere una rappresentazione dell'attivazione di aree specifiche del cervello durante l'esecuzione di determinati compiti. Un'altra tecnica recentemente sviluppata, sebbene di maggiore interesse neurofisiologico, è la stimolazione magnetica transcranica (TMS), un metodo in grado di stimolare selettivamente alcune zone del cervello in modo tale da poterne osservare le reazioni corrispondenti.

La ricerca di base e applicata utilizza comunque una combinazione di tutti questi approcci sia su soggetti patologici che sani.

[modifica] Strumenti

[modifica] Metodi

[modifica] Neuropsicologi noti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Umiltà C., (1999), Manuale di neuroscienze, Bologna, il Mulino

[modifica] Bibliografia

  • Denes, G.; Pizzamiglio, L. (1996) Manuale di neuropsicologia, Bologna, Zanichelli, ISBN 9788808090966
  • Ladavas, E.; Berti, A. (2002) Neuropsicologia, Bologna, Il Mulino, ISBN 9788815088987
  • Mazzucchi, A. (1999) La riabilitazione neuropsicologica, Milano, Elsevier Masson, ISBN 9788821428999
  • Umiltà, C. (1999) Manuale di neuroscienze, Bologna, Il Mulino, ISBN 9788815071521
  • Marini, A. Manuale di Neurolinguistica. Fondamenti teorici, tecniche di indagine, applicazioni. Roma: Carocci, 2008
  • Aglioti S.M. e Fabbro, F. Neuropsicologia del linguaggio. Il Mulino, 2006.
  • Lurjia, A. R. Problemi fondamentali d neurolinguistica. Roma: Armando Editore, 1978.
  • Marini A. e Carlomagno, S. Analisi del discorso e patologia del linguaggio. Milano: Springer, 2004.
  • Marini A. e Nocentini, U. Comunicazione verbale e emisfero destro. Milano: Springer, 2003.
  • Fabbro F. Concise Encyclopedia of Language Pathology. Oxford: Pergamon, 1999.


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