Mohammed Omar
| Mohammed ʿOmar | |
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| Emiro dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan | |
| Durata mandato | 27 settembre 1996 - 13 novembre 2001 |
| Predecessore | Burhanuddin Rabbani |
| Successore | Burhanuddin Rabbani |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Talebani |
Il mullah Mohammed Omar (in lingua pashtun, scritta in caratteri arabi: ملا محمد عمر; Nodeh, 1959) è un politico afghanoè la guida spirituale dei Talebani afghani ed è stato capo di Stato dell'Afghanistan dal 1996 al 2001.
Si nasconde da quando gli Stati Uniti hanno iniziato la guerra in Afghanistan nell'ottobre 2001 ed è ricercato dalle autorità statunitensi per aver protetto Osama bin Laden e al-Qāʿida, la maggiore organizzazione terroristica internazionale.
Nonostante sia un uomo che è stato a capo di un paese di 25 milioni di abitanti, di lui si sa poco. Secondo ciò che egli stesso dichiara, non ha mai viaggiato su un aeroplano e ha lasciato il suo paese natale solo una volta, per visitare velocemente le zone tribali del vicino Pakistan. Omar ha concesso poche interviste, si è raramente incontrato con non-musulmani e si hanno solo poche immagini di lui. I diplomatici lo descrivono come timido e di poche parole con gli estranei. Durante il suo periodo al potere, quasi tutti i contatti con l'esterno furono gestiti dal suo ministro degli Esteri, Ahmad Abdul Wakil Muttawakil.
Indice |
[modifica] Biografia
ʿOmar appartiene al gruppo etnico pashtun e viene descritto come molto alto, secondo alcuni 1,98 m. Figlio di un bracciante, è cresciuto tra le capanne di fango del villaggio di Singesar (secondo altri verrebbe invece da Nodeh), presso Qandahar. Perse il padre da giovane ed ebbe la responsabilità di mandare avanti la famiglia. Si dice che abbia almeno due mogli e cinque figli che studiano nella sua madrasa.
[modifica] Invasione sovietica e radicalizzazione
Si dice che abbia combattuto come guerrigliero nella fazione dei mujahidin anti-sovietici Harakat-i Inqilab-i Islami (Movimento rivoluzionario islamico). Fu ferito quattro volte e perse l'occhio destro (che ora tiene bendato), a causa di un proiettile. La leggenda diffusa dai Talebani vuole che, dopo essere stato ferito, ʿOmar abbia rimosso il suo stesso occhio ferito e abbia ricucito le palpebre. Tuttavia, secondo fonti di una struttura della Croce Rossa situata nei pressi del confine pakistano, sembra che Mohammed ʿOmar sia stato ricoverato lì a causa di quell'infortunio, dove il suo occhio venne rimosso chirurgicamente.
È possibile che abbia iniziato a studiare e insegnare in una madrasa della città di Quetta dopo essere stato dimesso dall'intervento. È certo che egli è stato un mullah in una madrasa di un villaggio nei pressi della città di Qandahar.
[modifica] Dopo il 1989
In seguito al ritiro dei sovietici dall'Afghanistan, avvenuto nel 1989, e alla caduta del regime comunista di Kabul, nel 1992, il paese cadde in uno stato di anarchia, mentre varie fazioni di mujahidin entrarono in lotta per il potere. ʿOmar si pose a capo di un gruppo di combattenti noti come Talebani (studenti). I suoi soldati venivano dalle scuole coraniche dell'Afghanistan e dai campi profughi che si trovavano lungo il confine con il Pakistan. Combatterono contro la corruzione dilagante che era emersa nel periodo della guerra civile e furono inizialmente accolti con piacere dagli afghani stanchi della dominazione dei signori della guerra.
Secondo alcune fonti, nei primi mesi del 1994, ʿOmar, alla guida di trenta uomini armati di sedici fucili, liberò due ragazze che erano state rapite e stuprate da comandanti locali. Il suo movimento acquistò forza durante quell'anno e arruolò velocemente reclute dalle scuole islamiche. Nel novembre 1994 il movimento di ʿOmar riuscì a conquistare la provincia di Qandahar.
[modifica] La guerra contro i Signori della Guerra
I Talebani attaccarono per primo Gubbuldin Heckamtyar, che era già impegnato a bombardare Kabul, controllata da Ahmad Shah Massoud. Trovandosi tra due fuochi Hekmatyar fugge dopo che il suo quartier generale (Charasyab) venne conquistato dai Talebani. A questo punto Omar fa aprire le strade che portano a Kabul, in modo da dare respiro alla popolazione stremata da mesi d'assedio (che aveva provocato oltre diecimila morti). Questa mossa aumenta ulteriormente la popolarità dei Talebani. Massud, che occupava Kabul, per essere più sicuro attaccò gli Hazara che occupavano i sobborghi sud della città. Li sottomette facilmete, ma questi cedettero le loro armi pesanti ai Talebani. Tuttavia questa alleanza durò pochissimo: Abdul Aki, capo degli hazara, morì in un incidente su un elicottero. I suoi uomini riterranno responsabili i soldati di Omar. I Talebani occuparono la zona sud di Kabul, ma Massud, eccellente stratega, riuscì a spingerli in campo aperto e li massacrò. Allora puntarono su Herat, occupata da un altro signore della guerra, Ismail Khan. Questo, indebolito dalla corruzione dei suoi uomini, venne sconfitto e fuggì in Iran. Riprese anche l'offensiva su Kabul, con la presa della città di Jalalabad. Kabul cadde in mano talebana il 26 settembre del 1996. Dostum, uno dei quattro signori della guerra, fugge in Uzbekistan. Massud si arrocca nel Panshir.
[modifica] Leader dei Talebani
Nell'aprile 1996 i sostenitori del mullah ʿOmar gli diedero il titolo di Amīr al-Muʾminīn (أمير المؤمنين, "comandante dei credenti") - titolo usato storicamente per i califfi - dopo che egli aveva mostrato, secondo le cronache, il mantello (burda) del profeta Maometto[1] da una serie di bauli in cui era chiusa a chiave che si trovavano in un tempio a Qandahar. Secondo la leggenda chi fosse riuscito a prendere la tunica sarebbe diventato la guida della Comunità islamica, o Amīr al-Muʾminīn
Omar rinominò l'Afghanistan come Emirato Islamico dell'Afghanistan nell'ottobre 1997
Nonostante questo il mullah ʿOmar non si trasferì a Kabul. Infatti, visitò Kabul solo due volte durante il regime talebano che durò dal 1996 al 2001. ʿOmar governò dalla sua base di Qandahar.
Sotto il mullah ʿOmar le autorità talebane applicarono la shari'a, la legge islamica. Alle donne non fu concesso lavorare, eccetto che nella cura della salute, o frequentare scuole. Un'interpretazione radicale del codice del vestiario islamico fu applicata: le donne potevano uscire di casa solo se coperte da un burqa. Gli uomini erano obbligati a lasciarsi crescere la barba e ad evitare vestiti o acconciature in stile occidentale. I cinema furono chiusi e la musica vietata. Il furto veniva punito con l'amputazione di una mano, lo stupro e l'omicidio con la pubblica esecuzione. Gli adulteri venivano lapidati. A Kabul le pene venivano eseguite di fronte alla folla in quello che era stato lo stadio di calcio della città.
[modifica] Dopo il 2001
Da quando nel 2001 è iniziata la guerra in Afghanistan, ʿOmar - che mantiene il suo ruolo di capo spirituale della resistenza talebana - si nasconde in località sconosciute e non è stato tuttora trovato. Il governo degli Stati Uniti offre fino a 10 milioni di dollari come ricompensa per informazioni che possano aiutare a catturarlo, e di 25 milioni per la sua diretta cattura.
Si crede che si trovi in Pakistan, ma non esistono prove al riguardo.
Il 16 febbraio 2010 viene annunciata dalle forze della coalizione internazionale la cattura a Karachi ad opera della CIA e dei servizi segreti pakistani del suo vice, il capo militare dei talebani Mullah Abdul Ghani Baradar. L'interrogatorio di quest'ultimo avrebbe permesso la cattura di altri 3 capi talebani tra cui Mulvi Kabir e il Mullah Abdul Kabir, tra i dieci capi talebani maggiormente ricercati e catturati in Pakistan qualche giorno dopo.
Il 6 luglio 2010 la televisione afghana Tolo tv, basandosi sul blog di un ex funzionario del Dipartimento per la Sicurezza nazionale statunitense, ha annunciato la cattura del Mullah in Pakistan, notizia successivamente smentita da due portavoce dei Talebani, Zabibullah Mujahid e Qari Yusuf Ahmadi, i quali hanno ribadito che ʿOmar si trova in Afghanistan[2].
Il 23 maggio 2011 la televisione afghana Tolo tv, basandosi su fonti anonime dei servizi di sicurezza di Kabul, ha annunciato l'uccisione del Mullah in Pakistan due giorni prima, notizia successivamente smentita dal portavoce dei Talebani, Zabibullah Mujahid e dagli stessi talebani pakistani, i quali hanno ribadito che Omar si trova in Afghanistan e continua a guidare il jihad.[3] L'autorità afghana, ha, comunque, confermato.[4]
[modifica] Note
- ^ Che, invece si trova a Istanbul, nel Museo Topkapı.
- ^ "Arrestato il mullah Omar". L'annuncio sulla tv afgana. repubblica.it, 6-7-2010. URL consultato il 6-7-2010.
- ^ "Ucciso il mullah Omar". Talebani: "È tutto falso". Ansa.it, 23-5-2011. URL consultato il 23-5-2011.
- ^ . tgcom.mediaset.it
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