Leone Ostiense

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Leone Ostiense o Leone Marsicano o Leone di Montecassino (Marsica, 1046Roma, 22 maggio 1115) è stato un monaco e vescovo italiano, storico dell'abbazia di Montecassino.

Busto di Leone Marsicano nella chiesa di Santa Aurea di Ostia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Membro di una nobile famiglia dei Marsi, Leone Marsicano (Leo cognomine Marsicanus), come egli stesso si nomina nel prologo alla Chronica monasterii Casinensis, entrò nel monastero di Montecassino all'età di quattordici anni, accolto e fatto istruire dall'abate Desiderio[1], in un'epoca compresa fra il 1060 e il 1063, come si deduce dal fatto che egli dice suo maestro di noviziato Aldemario, notaio di Riccardo I, principe di Capua, documentato almeno fino al 23 agosto 1059, poi nel 1063 circa, superiore della comunità di monaci inviati dall'abate Desiderio in Sardegna su richiesta di Barisone, giudice di Torres, la cui nave fu assalita e depredata dai pisani, infine cardinale (di incerto titolo) e abate di san Lorenzo fuori le mura a Roma.

A Montecassino Leone in qualità di bibliotecario già nel 1072, quando poteva avere un'età compresa tra i ventitré e i ventisei anni, poté sovrintendere alla realizzazione di un notissimo manoscritto, il Lezionario Casinense 99, che il paleografo Elias Avery Lowe giudicò non inferiore ad altri per valore nella storia della scrittura minuscola dell'Italia meridionale e dell'ornamentazione delle iniziali. Sulla pagina di dedica (p. 3) l'abate Desiderio presenta a san Benedetto il donatore del volume, il monaco Giovanni, futuro vescovo di Sora e zio di Leone, mentre inginocchiato ai piedi di s. Benedetto è lo stesso Leone, qui ritratto con volto ancora giovanile nell'atto di porgere al santo patriarca dei monaci un pezzo di stoffa destinato a proteggere quel prezioso codice. In qualità di responsabile della biblioteca, Leone svolse una notevole attività all'interno dello scriptorium come scriba e supervisore di codici, oltre che come custode della collezione libraria. Se rilevante fu l'influenza di Leone sull'assetto e l'arricchimento della biblioteca di Montecassino, ugualmente marcata fu la sua abilità di conoscitore dei documenti dell'archivio cassinese e, al momento opportuno, di difensore dei titoli di possesso e delle prerogative giuridiche della sua abbazia, al punto che fu presto delegato a rappresentare l'abbazia cassinese presso l'autorità pontificia, in particolare, come pare, al sinodo del Laterano nel novembre 1078, a Melfi nel settembre 1089, ancora a Roma nel 1097, a Benevento nel settembre 1098.

L'ultima fonte che documenta Leone ancora come semplice monaco non è databile oltre il 1101 ("Regesto di S. Angelo in Formis"); di lì a poco, tra il 1102 e il 1107, egli viene nominato da papa Pasquale II cardinale vescovo di Ostia. In tale ruolo emerge per la prima volta in un atto pontificio del 7 settembre 1109 (il Liber Censuum), apparendo poi pienamente coinvolto nella crisi politico-ecclesiastica scoppiata a Roma nel 1111. Il papa era stato infatti controvoglia indotto da Enrico V a firmare a Sutri il 4 febbraio 1111 un patto in base al quale nel giorno stesso dell'ormai prossima incoronazione imperiale sarebbe stato intimato all'episcopato tedesco di restituire al re tutti i beni di pertinenza del regno: così in futuro le elezioni dei vescovi sarebbero avvenute nel rispetto delle regole canoniche. Il 12 febbraio successivo Pasquale II dava lettura in San Pietro del privilegio concesso a Sutri, provocando così l'opposizione dei vescovi e in ultimo la dichiarazione da parte del re di ineseguibilità dell'atto pontificio; alla resistenza del papa seguì il suo arresto, e due mesi dopo, l'11 aprile 1111, a Ponte Mammolo il pontefice prigioniero insieme ai cardinali con lui detenuti sottoscriveva un nuovo accordo nel quale si riconosceva al sovrano germanico, pur in contrasto con le disposizioni conciliari, il diritto di conferire l'investitura mediante il pastorale e l'anello. Contro questo privilegio estorto al papa da Enrico V, Leone dovette esprimere il suo dissenso, come mostra la reazione di Pasquale II, che il 5 luglio 1111 deplora tale atteggiamento in una sua lettera nella quale sono accomunati lo stesso Leone vescovo di Ostia e il cardinale Giovanni di Tuscolo, evidentemente sfuggiti alla cattura da parte del re e perciò, in quanto estranei ai patti conclusi in aprile, capaci di organizzare l'opposizione dei romani nei confronti del re tedesco. Ciononostante il contegno assunto da Leone non lo collocò sulle posizioni più estreme, assunte sia dal vescovo di Tuscolo sia da Bruno di Segni; quest'ultimo peraltro dal novembre 1107 aveva assunto anche la carica di abate di Montecassino, e in tale veste espresse a chiara voce le sue rimostranze contro l'accordo sottoscritto dal papa. In ogni caso il più discreto Leone nel settembre 1111 veniva incaricato dallo stesso Pasquale II di comunicare ai monaci cassinesi la volontà del papa di deporre dalla carica abbaziale il vescovo di Segni, perché si eleggesse un nuovo abate, come poi avvenne in ottobre nella persona di Gerardo. L'anno successivo il 24 gennaio Leone consacra un altare nella chiesa di San Lorenzo in Lucina e, fatto notevole che ancora una volta lo contraddistingue rispetto ai cardinali vescovi Giovanni di Tuscolo e Bruno di Segni, partecipa alla sessione del concilio lateranense nella quale insieme ad altri cardinali sottoscrive la condanna del privilegio (“pravilegium”) concesso ad Enrico nell'aprile dell'anno precedente. Nell'ambito del collegio cardinalizio Leone appartiene dunque senza dubbio, pur tenendo un comportamento moderato, allo stesso gruppo di coloro che entrarono in aperto conflitto con l'atteggiamento filogermanico assunto, suo malgrado, dal pontefice, e che comprendeva in special modo Conone di Palestrina, il già menzionato Bruno di Segni, come pure i cardinali presbiteri Roberto di S. Eusebio e Gregorio dei SS. Apostoli; al tempo stesso egli si distinse dal gruppo dei cardinali più concilianti, tra i quali il suo confratello cassinese Giovanni di Gaeta, cardinale e cancelliere pontificio, Pietro cardinale vescovo di Porto, e Pietro Pierleoni, cardinale diacono dei SS. Cosma e Damiano, di più recente nomina. Ciò gli permise di recuperare rapidamente la fiducia di Pasquale II, potendo così restare vicino al papa e alla curia, seguendone gli spostamenti (11 febbraio - 16 ottobre 1113) e sottoscrivendo in più occasioni documenti emessi dal pontefice (25 febbraio, 28 maggio e 5 luglio 1114).

Divenuto cardinale Leone continuò ad utilizzare i libri della biblioteca di Montecassino. In particolare egli portò certamente con sé nella nuova dimora cardinalizia di Ostia e Velletri, un Messale (Bibl. Ap. Vaticana, Borg. lat. 211) e un rotolo di Exultet (Velletri, Archivio Diocesano), entrambi riflesso tra l'altro della pietas del monaco e cardinale, che splendidamente onorò con la sua persona ed illustrò con la sua intelligenza la vita e la storia di Montecassino. Lo avvertì già l'anonimo copista che a metà del sec. XII nel Necrologio del Libro dell'ufficio del Capitolo, ne segnava la scomparsa al 22 di maggio del 1115, con una formula (obiit venerande memorie) che in modo significativo nello stesso manoscritto ricorre solo altre cinque volte, per Paolo Diacono, Pier Damiani, l'abate Desiderio (papa Vittore III), l'abate e cardinale Oderisio I, il papa Anastasio IV: Ob. ven. mem. domnus Leo Hostiensis episcopus[2]. La morte colse Leone nella residenza romana della comunità cassinese, il monastero di santa Maria in Pallara sul Palatino, dove egli abitualmente risiedeva, come ci informa il continuatore della Chronica, Guido.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

In qualità di monaco bibliotecario a Montecassino e poi di cardinale vescovo di Ostia e Velletri, Leone svolge un'intensa attività letteraria in campo agiografico e storiografico, come già attesta Pietro Diacono nella scheda bio-bibliografica che gli dedica al capitolo XXX del suo Liber illustrium virorum archisterii Casinensis[3]. Perduti sono i suoi Sermones de Pasca e i Sermones de Nativitate, mentre della Ystoria peregrinorum (narrazione degli eventi legati alla prima Crociata) sopravvive, come sembra, un riflesso nella Chronica[4], il cui testo mostra d'avere relazione, pur se in un modo che resta problematico, con l'Historia belli sacri conservata nel codice Casinense 300, pp. 1–166, sec. XII, pubblicata da Mabillon, opera quest'ultima che secondo alcuni si identificherebbe con i “Versus de transitu peregrinorum ad sepulcrum”, ascritti da Pietro Diacono al monaco Gregorio poi vescovo di Terracina, che li avrebbe composti su istanza di Berardo, suo confratello e poi vescovo di Teramo[5], anche se già il Mabillon dubitava di tale attribuzione.

Intorno all'anno 1094 Leone compose la Vita sancti Mennatis, facendola precedere dal racconto della Translatio del santo nella cattedrale di Caiazzo, avvenuta in quello stesso anno per volontà di Roberto conte d'Alife e Caiazzo, che proprio per solennizzare l'evento del ritrovamento delle reliquie di san Menna e della successiva traslazione chiese all'abate Oderisio di Montecassino di affidare a qualcuno dei suoi monaci il compito di redigerne memoria, come appunto avvenne per opera di Leone, il quale specialmente nel proemio, rivolgendosi all'abate, coglie l'occasione per mostrare con artifici retorici la solidità dei legami tra l'ambiente cassinese e quello normanno, sottolineando come Roberto né all'interno della sua cerchia né altrove ma proprio a Montecassino avesse cercato con animo fiducioso chi fosse in grado di celebrare in forma sapiente ed eloquente le gesta di Menna e la sua nuova reposizione. Il manoscritto Casinense 413 contiene pure una seconda Translatio delle spoglie di Menna, questa volta da Caiazzo alla cappella comitale di Sant'Agata dei Goti, ed inoltre i Miracula del santo, alla cui composizione Leone dové attendere tra il 1102 e il 1107.

All'incirca nella metà dell'ultimo decennio del secolo Leone redige anche la Narratio de consecratione ecclesiae Casinensis conservata nel codice Casinense 47, databile agli anni 1159-1173, come pure la Breviatio de monasterio Sanctae Sophiae, che probabilmente rappresenta un lavoro preparatorio alla Chronica, e che riflette l'impegno profuso dallo stesso Leone in prima persona nel rivendicare dinanzi all'autorità pontificia la dipendenza giurisdizionale del monastero beneventano di S. Sofia da Montecassino, unione che in realtà era perdurata solo fino alla prima metà del sec. X, allorché alla comunità monastica femminile ne era subentrata un'altra composta da monaci.

Opera tra le più importanti della storiografia medievale italiana, la Chronica monasterii Casinensis di Leone nella sua prima stesura risale agli anni immediatamente successivi al 1099. Alla sua morte, nel 1115, la Cronaca resta interrotta alla metà del periodo di governo dell'abate Desiderio (III, 33: settembre 1075), senza quindi in alcun modo trattare del successore di quest'ultimo, l'abate Oderisio (1087-1105), su commissione del quale Leone aveva lavorato a quell'impresa. Guido, probabilmente già allievo di Alberico senior e poi maestro di Pietro Diacono, si assunse il compito di proseguire l'opera, ampliando la narrazione degli eventi fino all'anno 1127 (IV, 95). Sarà poi Pietro Diacono ad accreditarsi come unico ed immediato erede dell'opera leoniana, anche se in realtà solo dopo la morte di Guido, quindi successivamente al 1127, egli interviene sul testo della Chronica, appropriandosi poi del contributo guidoniano e conducendo l'opera fino al 1138. Se in un primo tempo Pietro nella vita di Guido[6] riconosceva il lavoro di quest'ultimo, già suo maestro, più tardi nel prologo al libro IV della Chronica, come pure nelle tre redazioni della sua autobiografia, si attribuisce la paternità dell'opera: "Chronicam cenobii Casinensis a renovatione ecclesie beati Martini a Desiderio facta usque ad hunc diem”[7]. In tal modo Pietro Diacono annullava la reale portata del contributo di Guido, la cui continuazione nondimeno, pur rimaneggiata da Pietro, ci è giunta nella seconda redazione della Chronica di Leone, conservata nel solo codice Casinense 450, mentre la prima versione, contenuta nel codice monacense Clm. 4623, non va oltre il libro II, cap. 92.

Irrinunciabile per la conoscenza delle vicende storiche dell'Italia centro-meridionale specialmente nei secoli XI-XII, la Chronica leoniana rivela una cospicua ricchezza di fonti e riferimenti culturali che ne caratterizzano stile e contenuto. Oltre che dalla Bibbia, dalla liturgia, dai Padri della Chiesa, dai classici – in particolare la suggestione della litterarum scientia varroniana che conduce ad enfatizzare gli storici legami tra Varrone e Cassino-Montecassino[8], Leone attinse soprattutto dalla tradizione storiografica di origine cassinese o che godeva di più credito a Montecassino: la Regola di san Benedetto, i Dialogi di Gregorio Magno, Paolo Diacono, la Vita Mauri dello Pseudo Fausto composta da Odone di Glanfeuil, Erchemperto e i Chronica Sancti Benedicti, i Dialogi dell'abate Desiderio, testi del poeta ed agiografo cassinese Guaiferio, probabilmente Amato; a questi si possono aggiungere Sulpicio Severo (Vita Martini), Beda il Venerabile, Pier Damiani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chronica III, Prolog.
  2. ^ Necrologio del Libro dell'ufficio del Capitolo, cod. Casinense 47, c. 291r
  3. ^ Patrologia Latina 173, col. 1038-1039
  4. ^ Chronica IV, 11, pp. 475-481
  5. ^ (Liber illustrium virorum, XXXII, Patrologia Latina 173, col. 1039-1040)
  6. ^ Liber illustrium virorum, Patrologia Latina 173, col. 1044-1045, p. 142
  7. ^ codici Casinensi 361, 257, 450: ed. Dell'Omo, Le tre redazioni dell'‘Autobiografia' di Pietro Diacono, pp. 182, 198
  8. ^ Chronica I, 1, p. 17

Edizioni delle Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Chronica monasterii Casinensis: Die Chronik von Montecassino, ed. H. Hoffmann. Monumenta Germaniae Historica. Scriptores 34, Hannover 1980.
  • Breviatio de monasterio Sanctae Sophiae: E. Gattola, Historia abbatiae Cassinensis per saeculorum seriem distributa, Venetiis 1733, pp. 54–56.
  • Narratio de consecratione ecclesiae Casinensis: T. Leccisotti (Appendice), in A. Pantoni, Le vicende della basilica di Montecassino attraverso la documentazione archeologica, Montecassino 1973 (Miscellanea cassinese 39), pp. 215–225 (tr. it. in Leone Marsicano, Cronaca di Montecassino [III 26-33], a cura di F. Aceto-V. Lucherini, Milano 2001, pp. 86–95); il commento alla lista dei partecipanti alla dedicazione, in H. Bloch, Monte Cassino in the Middle Ages, Roma 1986, pp. 118–121. Chronica monasterii Casinensis (= Chronica): A. de Nuce, Lutetiae Parisiorum 1668; W. Wattenbach, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, VII, Hannover 1846; H. Hoffmann, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XXXIV, Hannover 1980, specialmente pp. 3, 17, 103, 362, 384, 387, 391, 475-481, 505-507, 511, 545.
  • Vita sancti Mennatis: G. Orlandi, Vita sancti Mennatis. Opera inedita di Leone Marsicano, in Istituto lombardo – Accademia di Scienze e Lettere. Rendiconti, Classe di Lettere, 97, Milano 1963, pp. 467–490.
  • Translatio sancti Mennatis: B. de Gaiffier, Translations et miracles de S. Mennas par Léon d'Ostie et Pierre du Mont Cassin, in Analecta Bollandiana, LXII (1944), pp. 5–32; H. Hoffmann, Die Translationes et Miracula s. Mennatis des Leo Marsicanus, Deutsches Archiv für Erforschung des Mittelalters, LX (2004), pp. 441–481.
  • De origine beati Clementis: Iohannis Hymmonidis et Gauderici Veliterni, Leonis Ostiensis, Excerpta ex Clementinis recognitionibus a Tyrannio Rufino translatis, a cura di G. Orlandi, Milano-Varese 1968 (Testi e documenti per lo studio dell'antichità 24).
  • De ordinatione seu cathedra sancti Clementis: P. Meyvaert-P. Devos, Autour de Léon d'Ostie et de sa Translatio S. Clementis (Légende Italique des SS. Cyrille et Méthode), in Analecta Bollandiana, LXXIV (1956), pp. 189–240.
  • Translatio corporis sancti Clementis: P. Meyvaert-P. Devos, Trois énigmes cyrillo-méthodiennes de la “Légende Italique” résolues grâce à un document inédit, in Analecta Bollandiana, LXXIII (1955), pp. 375–461.

Fonti e Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Mabillon, Museum Italicum, I, p. 2a, Lutetiae Parisiorum 1724, pp. 131–236.
  • Petri Diaconi Casinensis Liber illustrium virorum archisterii Casinensis, in Patrologia Latina 173, col. 1038-1039.
  • Erasmo Gattola (vd. supra: Edizioni delle Opere), p. 188.
  • Giovanni Battista Gennaro Grossi, La scuola e la bibliografia di Monte Casino. Saggio istorico, Napoli 1820, pp. 76–78.
  • Ex Willelmi Malmesburiensis scriptis historicis, a cura di G. Waitz, in Monumenta Germaniae Historica. Scriptores, 10, Hannover 1852, pp. 480–481.
  • L. Tosti, Storia della badia di Montecassino, I, Roma 1888 (Opere complete 14), pp. 211–213.
  • Le Liber Pontificalis, a cura di Louis Duchesne, II, Paris 1892, pp. 369, 371.
  • Constitutiones et acta publica imperatorum et regum, I, a cura di L. Weiland, in Monumenta Germaniae Historica. Legum Sectio IV, Constitut., I, Hannover 1893, pp. 572–573.
  • Karl Hampe, Reise nach England vom Juli 1895 bis Februar 1896, II. Fragmente einer Handschrift von Leo's von Ostia Chronik von Montecassino, in Neues Archiv, XXII (1897), pp. 239–243.
  • Erich Caspar, Petrus Diaconus und die Monte Cassineser Fälschungen. Ein Beitrag zur Geschichte des italienischen Geisteslebens im Mittelalter, Berlin 1909, pp. 8–17.
  • Pietro Fedele, Una chiesa del Palatino. S. Maria “in Pallara”, in Archivio della R. Società Romana di Storia Patria, XXVI (1903), p. 371.
  • P. Fedele, Un codice autografo di Leone Ostiense con due documenti veliterni del secolo XII, in Bullettino dell'Istituto Storico Italiano, XXXI (1910), pp. 7–26.
  • P. Fedele, L'“Exultet” di Velletri, in Mélanges d'archéologie et d'histoire de l'École Française de Rome, XXX (1910), pp. 313–315.
  • Le Liber Censuum de l'Église Romaine, I, a cura di P. Fabre-L. Duchesne, Paris 1910, p. 407.
  • Regesto di S. Angelo in Formis, a cura di M. Inguanez, Montecassino 1925, doc. n. VI, p. 15.
  • G. Leidiger, Der Codex Lat. Monac. 4623 (Chronik des Leo Marsicanus), in Casinensia. Miscellanea di studi cassinesi pubblicati in occasione del XIV centenario della fondazione della badia di Montecassino, Montecassino 1929, pp. 365–368.
  • W. Smidt, Über den Verfasser der drei letzten Redaktionen der Chronik Leos von Monte Cassino, in Papsttum und Kaisertum. Forschungen zur politischen Geschichte und Geisteskultur des Mittelaters, a cura di A. Brackmann. Paul Kehr zum 65. Geburtstag dargebracht (Festschrift Paul Kehr), München 1926, pp. 263–286.
  • H. Zatschek, Zu Petrus Diaconus. Beiträge zur Entstehungsgeschichte des Registers, der Fortsetzung der Chronik und der Besitzbestätigung Lothars III. für Monte Cassino, in Neues Archiv, XLVII (1928), pp. 174–224 (passim).
  • E.A. Lowe, Scriptura Beneventana. Facsimiles of South Italian and Dalmatian Manuscripts from the Sixth to the Fourteenth Century, I, Oxford 1929, tav. LXXVIII.
  • M. Manitius, Geschichte der Lateinischen Literatur des Mittelalters, III, München 1931, pp. 546–549.
  • W. Smidt, Guido von Monte Cassino und die “Fortsetzung” der Chronik Leos durch Petrus Diaconus, in Festschrift Albert Brackmann, a cura di L. Santifaller, Weimar 1931, pp. 293–323.
  • Italia Pontificia I, a cura di P.F. Kehr, Berlin 1906, p. 7 n. 12; III, a cura di Id., Berlin 1908, p. 271 n. *8; IV, a cura di Id., Berlin 1909, p. 241 n. 4; V, a cura di Id., Berlin 1911, p. 96 n. 1; VIII, a cura di Id., Berlin 1935, pp. 147 n. *112, 151 n. *134, 153 n. *139, 155 n. *144, 161 n. 173.
  • H.-W. Klewitz, Petrus Diaconus und die Montecassineser Klosterchronik des Leo von Ostia, in Archiv für Urkundenforschung, XIV (1936), pp. 414–453 (rist. in Id., Ausgewählte Aufsätze zur Kirchen- und Geistesgeschichte des Mittelalters, a cura di G. Tellenbach, Aalen 1971, pp. 425–464).
  • W. Smidt, Die vermeintliche und die wirkliche Urgestalt der Chronik Leos von Montecassino, in Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, XXVII (1937-1938), pp. 286–297.
  • I Necrologi cassinesi, I. Il necrologio del cod. cassinese 47, a cura di don Mauro Inguanez, Roma 1941 (Fonti per la storia d'Italia, 83), p. 45.
  • Paolo Brezzi, Roma e l'Impero medioevale (774-1252), Bologna 1947 (Storia di Roma 10), p. 285.
  • Mauro Inguanez, La prima edizione del Chronicon Casinense, Venezia 1513, in Miscellanea bibliografica in memoria di Don Tommaso Accurti, a cura di L. Donati, Roma 1947 (Storia e Letteratura 15), pp. 133–139.
  • T. Leccisotti, Una lacuna della storia di Montecassino al secolo X, in Studia Benedictina in memoriam gloriosi ante saecula XIV transitus S. P. Benedicti, Roma 1947 (Studia Anselmiana, 18-19), pp. 273–281.
  • S. Brechter, Die Frühgeschichte von Montecassino nach der Chronik Leos von Ostia im Codex Lat. Monacensis 4623, in Liber Floridus. Mittellateinische Studien. Paul Lehmann zum 65. Geburtstag am 13. Juli 1949, a cura di B. Bischoff-S. Brechter, St. Ottilien 1950, pp. 271–286.
  • A. Viscardi, Le Origini, in Storia letteraria d'Italia, Milano 19502, pp. 95–96-
  • G.I. Lieftinck, De nouveaux fragments de la chronique cassinienne de Léon de Marsico, dans un psautier de Stavelot (Leyde, Bibl. Univ. B.P.L. 2602), in Scriptorium, X (1956), pp. 96–98.
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  • P. Meyvaert, A Treatise by Leo of Ostia Lost?, in Revue Bénédictine, LXX (1960), pp. 418–425.
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  • H. Hoffmann, Das Chronicon Vulturnense und die Chronik von Montecassino, in Deutsches Archiv für Erforschung des Mittelalters, XXII (1966), pp. 179–196.
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