L'uomo che verrà

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L'uomo che verrà
L'uomocheverrà.JPG
Greta Zuccheri Montanari (Martina) in una scena del film
Lingua originale emiliano, italiano, tedesco
Paese di produzione Italia
Anno 2009
Durata 117 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico, storico
Regia Giorgio Diritti
Soggetto Giorgio Diritti
Sceneggiatura Giorgio Diritti, Tania Pedroni, Giovanni Galavotti
Produttore Simone Bachini, Giorgio Diritti
Casa di produzione Aranciafilm, Rai Cinema
Distribuzione (Italia) Mikado Film
Fotografia Roberto Cimatti
Montaggio Giorgio Diritti, Paolo Marzoni
Musiche Marco Biscarini, Daniele Furlati
Scenografia Giancarlo Basili
Costumi Lia Francesca Morandini
Interpreti e personaggi

L'uomo che verrà è un film del 2009 diretto da Giorgio Diritti; è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 22 gennaio 2010. Nella versione originale il film è in dialetto bolognese con sottotitoli in italiano.

Il film è stato presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2009, dove ha vinto il Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film e il Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'Argento. Ha ottenuto sedici candidature ai David di Donatello 2010, vincendo tre premi, fra cui quello per miglior film. Ha ottenuto sette candidature ai Nastri d'argento 2010, vincendo tre premi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nell'inverno 1943-1944 sull'appennino emiliano, la piccola Martina, di otto anni, vive con i genitori e con la numerosa famiglia contadina, che fatica ogni giorno per sopravvivere. Dalla morte del fratello più piccolo Martina ha smesso di parlare e questo la rende oggetto di scherno da parte dei coetanei, tuttavia il suo sguardo sul mondo che la circonda è molto profondo. La seconda guerra mondiale arriva anche sulle sue colline ricoperte di neve, con la presenza sempre più invadente di soldati tedeschi e squadre di partigiani. Lena, la madre della bambina, resta nuovamente incinta e Martina segue con attenzione i nove mesi della gestazione, mentre le complesse vicende della guerra si intersecano con la quotidianità della vita contadina: il bucato, le ceste intrecciate nella stalla, la macellazione del maiale, gli amoreggiamenti dei giovani, la Prima Comunione.

Il fratellino di Martina nasce in casa, a fine settembre del 1944. Allo spuntar del giorno le SS, appoggiati da reparti di soldati dell'esercito, arrivano sulle colline bolognesi, mettendo in atto un feroce rastrellamento, che verrà ricordato come strage di Marzabotto: vecchi, donne e bambini vengono trucidati, dopo esser stati raccolti nei cimiteri, nelle chiese e nei casolari. Martina, che era riuscita a fuggire, viene scoperta e rinchiusa in una piccola chiesa insieme a decine di altre persone e, dopo avere chiuso le porte, attraverso le finestre i soldati lanciano all'interno delle granate che fanno strage. La bambina resta miracolosamente illesa e torna a casa, trovando solo stanze vuote e silenzio: prende la cesta con il fratellino e si rifugia nella canonica di don Fornasini, uno dei parroci della zona, e, dopo che la strage si è compiuta, fa ritorno al casolare di famiglia, dove si prende cura del fratellino intonando per lui una ninna nanna, riacquistando l'uso della parola.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Ambientato nel 1944, racconta gli eventi antecedenti la strage di Marzabotto visti attraverso gli occhi di una bambina di otto anni. Il film è stato girato a Radicondoli in provincia di Siena e a Monte San Pietro in provincia di Bologna, con un budget di 3 milioni di euro[1], con il supporto di Rai Cinema e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Realtà e finzione[modifica | modifica wikitesto]

Nei titoli di coda si dichiara che i personaggi e le vicende del film sono frutto di finzione, mentre lo sfondo storico (la strage di Marzabotto) è reale. Tuttavia alcuni personaggi del film sono realmente esistiti:

  • don Giovanni Fornasini, giovane parroco antifascista
  • don Ubaldo Marchioni, che fu ucciso davanti all'altare della chiesa di Casaglia: la pisside che teneva in mano al momento dell'uccisione si conserva ancora, con una pallottola incastrata sul fianco
  • il partigiano Lupo, della brigata Stella Rossa
  • la donna storpia uccisa in chiesa, perché non aveva potuto ubbidire ai soldati tedeschi che le avevano ordinato di uscire subito
  • il gruppo di ottantaquattro persone che fu realmente ucciso con le mitragliatrici nel cimitero di Casaglia
  • il gruppo di una settantina di persone che fu realmente ucciso all'interno di una chiesa con il lancio di bombe a mano

Anche la vita contadina di quegli anni è ripresa con realismo e ricchezza di dettagli.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 2010 - Ciak d'oro
    • Miglior regista a Giorgio Diritti
    • Miglior produttore a Simone Bachini e Giorgio Diritti
    • Migliore sonoro in presa diretta a Carlo Missidenti

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Uomo che Verrà, cinemaitaliano.info. URL consultato il 23-10-2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]