Kidō butoden G Gundam

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Kidō butoden G Gundam
serie TV anime
Ggundam title.jpg
Titolo originale Kidō butoden Jī Gandamu
Autore Hajime Yatate
Regia Yasuhiro Imagawa
Sceneggiatura Fuyunori Gobu
Character design Hiroshi Ōsaka
Mecha design
Animazione
Studio Sunrise
Musiche Kōhei Tanaka
Rete TV Asahi
1ª TV 22 aprile 1994 – 31 marzo 1995
Episodi 49 (completa)
Durata ep. 24 min
Genere

Kidō butoden G Gundam (機動武闘伝Gガンダム, Kidō butoden Jī Gandamu?, t.l. 'Il combattente mobile G Gundam'), anche noto con il titolo Mobile Fighter G Gundam, è un anime televisivo giapponese di 49 episodi, prodotto dalla Sunrise nel 1994, appartenente alla metaserie di Gundam.


Generalità[modifica | modifica sorgente]

Mobile Fighter G Gundam fu creata in occasione del 15º anniversario della prima serie Mobile Suit Gundam, anche se con questa non ha nulla a che fare, essendo ambientata in una diversa linea temporale, il Future Century. Diretta da Yasuhiro Imagawa, la serie fu trasmessa su TV Asahi dal 22 aprile 1994 al 31 marzo 1995 e, rispetto alle precedenti opere ambientate nell'Universal Century, appare più una parodia che un omaggio alla creatura di Yoshiyuki Tomino: decine di Gundam, ciascuno in rappresentanza della propria nazione di cui richiama qualcosa nell'aspetto, si sfidano in un torneo di arti marziali per la supremazia nel mondo. In questo senso assomiglia più a una sorta di Street Fighter, in cui il pilota interagisce fisicamente con il proprio mecha, dal momento che cloche e comandi sono sostituiti dai movimenti immediati del corpo. La serie fu creata con lo scopo di attirare nell'universo di Gundam un pubblico di giovanissimi.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

In un lontano futuro le élite terrestri vivono in colonie orbitanti corrispondenti alle vecchie nazioni, mentre il pianeta, devastato ed inquinato, è popolato da masse di diseredati abbandonate a sé stesse. Per evitare nuove guerre rovinose, ogni quattro anni si svolge sulla Terra un torneo tra le varie colonie, ognuna delle quali è rappresentata da un robot chiamato Gundam. Alla fine dei combattimenti il Gundam che avrà sconfitto tutti gli altri darà alla sua nazione il diritto di governare.
Gli eventi narrati nella serie hanno luogo nell'anno 60 del Future Century, durante il XIII torneo, ed hanno per protagonista Domon Kasshu, il pilota dello Shining Gundam e poi del God Gundam, campioni di Neo-Japan. Ma Domon, oltre a competere nel torneo, ha intenzione di ritrovare il fratello, fuggito sulla Terra con un misterioso, potentissimo Gundam, il Devil Gundam, sottratto al governo del suo paese.

Edizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

La serie è stata pubblicata anche negli USA con alcuni cambiamenti, in particolare dei nomi di tutti i Mobile Fighter. La lista seguente mostra i nomi originali seguiti dal loro adattamento americano:

  • God Gundam => Burning Gundam
  • Devil Gundam => Dark Gundam
  • Death Army => Dark Army
  • Scud Gundam => Desert Gundam
  • Tequila Gundam => Spike Gundam
  • Lumber Gundam => Grizzly Gundam
  • John Bull Gundam => Royal Gundam
  • Pharaoh Gundam IV => Mummy Gundam IV
  • Minaret Gundam => Scimitar Gundam
  • Kowloon Gundam => Haow Gundam
  • Gundam Spiegel => Shadow Gundam
  • Nether Gundam => Hurricane Gundam
  • Matador Gundam => Toro Gundam
  • Nobel Gundam => Noble Gundam
  • Gundam Heaven's Sword => Soaring Raven Gundam

Cameo[modifica | modifica sorgente]

Nel combattimento finale della serie fanno la loro comparsa molti robot tratti da altre opere precedenti della saga, tra cui Mobile Suit Gundam, Mobile Suit Z Gundam, Gundam 0083: Stardust Memory, Gundam F91, Mobile Suit Victory Gundam ed il manga Crossbone Gundam. Inoltre, compaiono anche il Wing Gundam della serie Gundam Wing, ancora inedita all'epoca, il Daitarn 3 e lo Zambot 3. Nessuno di essi ha comunque un ruolo particolare, se non quello di venire distrutto come tanti altri nel corso dei combattimenti.

Manga[modifica | modifica sorgente]

La serie è stata trasportata anche in versione cartacea, e l'edizione italiana era uscita a capitoli sulla rivista Game Over.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Saburo Murakami. Anime in TV. Yamato Video, 1999, p. 167.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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