Itifallico

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Satiro itifallico e menade con tirso e Kantharos. Interno da una kylix attica a figure rosse al Louvre (ca. 460 a.C.)

Itifàllico è un aggettivo del registro colto della lingua italiana, presente anche in altre lingue, che significa "dal pene in erezione". È utilizzato soprattutto con riferimento alla produzione artistica, soprattutto di area greca, anche se rappresentazioni itifalliche sono presenti in varie altre culture: nel simbolismo dell'arte e della religione egizia, il dio Min è rappresentato con il fallo in erezione.

Significato ed etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine deriva etimologicamente dal greco ἰθυϕαλλικός, attraverso il latino ithyphallĭcus. La voce greca, aggettivo, deriva da ἰθύϕαλλος, sostantivo, composto di ἰθύς (ithǘs, "dritto") e ϕαλλός (phallós, "fallo").

Il termine può assumere anche la veste grammaticale di sostantivo; questo succede nella terminologia della metrica classica, dove è usato come abbreviazione di "verso itifallico" (v. infra)[1].

Utilizzi del termine[modifica | modifica sorgente]

Viene usato nel linguaggio colto ed erudito con riferimento, soprattutto, ai temi iconografici dell'arte e dell'artigianato antico (statue, statuette, bronzetti, ex voto, pitture vascolari greche di ritualità comastiche, ecc.) in cui viene rappresentata una figura che esibisce un fallo in erezione, in espressioni come statua/statuina/figura itifallica, satiro itifallico, ecc.

Un esempio di iconografia itifallica è costituita, nell'antichità Greca (principalmente in Attica), dalle erme, pilastri di marmo sormontati da una testa scolpita a tutto tondo che raffigurava Ermes (da cui il nome), spesso accompagnate da un fallo propiziatorio scolpito.

L'aggettivo è anche usato con riferimento ai cosiddetti carmi itifallici (o carmi fallici, o canti fallici/itifallici). Si tratta di componimenti metrici che si intonavano durante le Falloforie, quelle celebrazioni delle Dionisie, durante le quali si conduceva in processione un grosso simulacro di fallo. In questo stesso contesto, gli "itifalli" (ithyphalloi ) erano anche gli stessi partecipanti alle processioni[2], descritti da Ateneo[3] mentre con la testa cinta da ghirlande, in preda all'ebbrezza, innalzano i loro canti al dio.

Il ritmo itifallico è stato usato anche in componimenti diversi, sia come verso, sia come parte di verso, all'interno di altre forme metriche. Ad esempio, in combinazione con un tetrametro dattilico forma il cosiddetto verso archilocheo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «itifallico», Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  2. ^ «itifallo», Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  3. ^ Ateneo di Naucrati, Deipnosophistai, libro XIV, 622b

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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