Enrico Stuart, Lord Darnley

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Regno di Scozia
Stuart

Royal Arms of the Kingdom of Scotland.svg

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Nipoti
Enrico Stuart

Enrico Stuart, Lord Darnley (Leeds, 7 dicembre 1545Edimburgo, 10 febbraio 1567), è stato re consorte di Scozia, come secondo marito della regina Maria Stuart.

Dalla sovrana ricevette i titoli di Conte di Ross e Duca d'Albany.

Ascendenti reali[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio di Margaret Douglas e Matthew Stuart conte di Lennox. Enrico, cattolico, era discendente sia degli Stuart sia dei Tudor in quanto nipote di Margherita Tudor, figlia di Enrico VII d'Inghilterra. Enrico VIII d'Inghilterra, zio di Margaret Douglas, aveva nel suo testamento dato la precedenza, nel caso che i suoi figli Edoardo VI d'Inghilterra, Maria I d'Inghilterra ed Elisabetta I d'Inghilterra fossero morti senza eredi diretti, ai figli della sorella minore Maria Tudor, invece che a quelli della sorella maggiore Margherita Tudor. Il suo intento era infatti quello di evitare che sul trono inglese sedessero sovrani stranieri. Enrico, sebbene uno Stuart, era cittadino inglese; ciò quindi lo rendeva idoneo, in teoria, a salire sul trono inglese.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Maria Stuarda ritratta da François Clouet nel 1560.

Maria Stuarda, desiderosa di poter essere designata da Elisabetta I suo successore, sposò il giovane Stuart il 29 luglio 1565 nella cappella reale di Holyrood Palace. Il matrimonio, che rendeva il cattolico Enrico re di Scozia, non fu però appoggiato né da Elisabetta I né dai nobili protestanti, primo fra tutti il fratellastro di Maria Giacomo Stuart, I conte di Moray, che si affrettò ad unirsi con gli altri lord in una ribellione aperta, fomentati da Elisabetta. Maria organizzò un incontro a Stirling il 26 agosto 1565 per confrontarsi, e ritornò a Edimburgo il mese seguente per aumentare il numero delle truppe. Moray e i lord ribelli furono messi in fuga e esiliati: una decisiva azione militare divenuta nota come l'incursione di Chaseabout.[1] Enrico diveniva così, come la moglie, un sovrano cattolico di un regno ormai protestante e per di più profondamente diviso in fazioni famigliari in perenne lotta tra loro.

Non molto tempo dopo, Maria rimase incinta. Darnley, fisicamente prestante ma ottuso e violento, divenne arrogante e domandò un potere commisurato al suo titolo di re.[2] In una occasione attaccò Maria in un mancato tentativo di causarle l'aborto del loro bambino.

L'omicidio di Davide Riccio[modifica | modifica wikitesto]

A corte andava rafforzandosi la posizione di Davide Riccio, musico di origine piemontese, nonché segretario e intimo confidente della regina di Scozia. Lo strano legame cominciò a destare l'accesa ostilità dei nobili protestanti sconfitti da Maria e nel marzo del 1566, sebbene cattolico, Darnley si unì a loro in una cospirazione. Il 9 marzo un gruppo di nobiluomini, accompagnati da Darnley, uccisero Riccio davanti agli occhi di Maria, mentre i due avevano un colloquio a Holyrood Palace.[3] Enrico, il quale però si pentì della propria partecipazione, fece alla moglie tutti i nomi dei cospiratori, ma l'omicidio del musico fu la causa della rottura del loro matrimonio. Enrico si era rivelato incapace come marito e come regnante, al punto da costringere Maria ad esautorarlo gradualmente di ogni carica regale e coniugale. Tra i cospiratori vi era probabilmente anche Moray, scappato in Inghilterra con altri scozzesi. La maggior parte di loro venne perdonata e tornò dall'esilio.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Matteo Stuart, Margherita Douglas, Carlo Stuart e Giacomo VI di Scozia accanto alla salma di Enrico. Opera di Livinus De Vogelaare.

In seguito alla nascita del loro figlio, Giacomo, il 19 giugno 1566, fu organizzato un piano per eliminare Darnley, che era già malato (forse affetto da sifilide).[4] Si stava curando in una casa di Edimburgo, dove Maria lo andava a trovare spesso, in modo tale che sembrasse possibile una riappacificazione. Nel febbraio del 1567, si verificò un'esplosione nella casa di Kirk o' Field e Darnley fu trovato morto in giardino.[5] Questo evento, che avrebbe dovuto essere la salvezza di Maria, danneggiò invece la sua reputazione, benché ancora si discute se Maria fosse o meno a conoscenza del piano.[6] James Hepburn, IV conte di Bothwell, un avventuriero che sarebbe diventato il suo terzo marito, fu accusato di essere colpevole dell'omicidio e fu portato davanti a un processo farsa, dal quale fu comunque assolto. Maria cercò di riconquistare il sostegno dei suoi lord, mentre Bothwell spinse alcuni di loro a firmare l'Ainslie Taverna Bond, nel quale si accordarono per sostenere le sue pretese di sposare Maria.[7]

Dopo il matrimonio, i lord fomentarono il popolo alla ribellione, Bothwell scappò all'estero e Maria fu imprigionata e costretta ad abdicare in favore del figlio Giacomo, che salì al trono col nome di Giacomo VI di Scozia e la cui reggenza fu tenuta dallo zio Giacomo Moray. Maria fu dapprima imprigionata nel castello di Loch Leven, da lì riuscì a fuggire in Inghilterra, dove la regina Elisabetta I la imprigionò di nuovo. Bothwell finì i suoi giorni prigioniero in Danimarca.

Alla morte di Elisabetta I, Giacomo VI divenne anche re d'Inghilterra col nome di Giacomo I, unendo così i due regni.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Enrico VII d'Inghilterra
Elisabetta di York
Margherita Tudor
Enrico VIII d'Inghilterra
Maria Tudor
Giacomo V di Scozia Margherita Douglas
Maria I d'Inghilterra Elisabetta I d'Inghilterra Edoardo VI d'Inghilterra
Francesca Brandon Eleonora Brandon
Maria Stuarda, regina di Scozia Enrico Stuart Carlo Stuart
Giovanna Grey Caterina Grey Maria Grey
Margherita Clifford
Giacomo I d'Inghilterra
Arbella Stuart
ebbe discendenza

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fraser, p. 263
  2. ^ Erickson, pp. 201
  3. ^ Zweig, pp. 126-130
  4. ^ Fraser, p. 315
  5. ^ Fraser, p. 337
  6. ^ Fraser, p. 334
  7. ^ Zweig, pp. 216-217

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carolly Erickson, Elisabetta I - La Vergine Regina, Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-47749-0.
  • Antonia Fraser, Maria Stuart - La tragedia di una regina, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 88-04-41332-8.
  • Stefan Zweig, Maria Stuarda - La rivale di Elisabetta I d'Inghilterra, Milano, Bompiani, 2001, ISBN 88-452-9116-2.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re consorte di Scozia Successore Royal arms of Scotland.svg
Francesco II di Francia 15651567 James Hepburn

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