Hans Kammerlander

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Hans Kammerlander

Hans Kammerlander (Campo Tures, 6 dicembre 1956) è un alpinista, esploratore, guida alpina e maestro di sci italiano.

È uno dei più forti alpinisti italiani degli anni ottanta e anni novanta, con la salita senza ossigeno supplementare di tredici dei quattordici ottomila, sette dei quali insieme a Reinhold Messner. Con Messner ha compiuto inoltre il primo concatenamento assoluto di due ottomila: il Gasherbrum I e il Gasherbrum II nel 1984.

Sci alpinista estremo, ha realizzato le prime discese assolute con gli sci del Nanga Parbat nel 1990 e dell'Everest nel 1996.

A gennaio 2012 ha completato per primo la salita delle Second Seven Summits, le sette seconde cime più alte di tutti i continenti.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Kammerlander fa sicura al suo compagno di cordata alle Cinque Torri

È nato nella frazione di Acereto (Ahornach) presso Campo Tures. Ha al suo attivo la salita di 13 ottomila metri senza l'utilizzo delle bombole d'ossigeno. L'ultimo ottomila che manca al suo elenco è il Manaslu, 8.163 metri, tentato in una sfortunata spedizione nel maggio 1991 compiuta con due alpinisti amici d'infanzia, entrambi deceduti durante la scalata. Grossrubatscher, tornato indietro da solo per difficoltà nel cammino, cadde e morì spezzandosi il collo. Mutschlechner morì invece colpito da un fulmine. Riguardo a tale impresa, nel 2001 a La Repubblica Kammerlander ha dichiarato: «odio questa montagna che mi ha strappato gli amici. Non lo farò, riaprirebbe ferite che preferisco dimenticare.»[2]

Kammerlander è stato il primo uomo a scendere con gli sci dalla cima del Nanga Parbat (estate 1990) e dall'Everest (24 maggio 1996), quest'ultimo dopo averlo scalato dal versante nord, senza bombole di ossigeno e in solitaria, nel tempo record imbattuto di 16 ore e 45 minuti (lo sherpa Babu Chhiri lo scalò in 16 ore e 56 minuti, dal versante sud).

È stato anche il primo uomo a intraprendere la discesa con gli sci dalla cima del K2 (2001). Dopo alcune centinaia di metri si è però fermato nella parte alta della parete a seguito del peggiorare delle condizioni climatiche[3] e dello shock d'essere stato sfiorato dal corpo di un alpinista coreano con cui aveva condiviso la cima: precipitatogli improvvisamente sugli sci è stato poi ritrovato un migliaio di metri più in basso.[2]

Ha effettuato nella sua carriera alpinistica circa 2500 scalate in tutto il mondo e 50 come prime ascensioni.[4]

È succeduto nel 1988 a Reinhold Messner alla guida della scuola alpina sudtirolese (Alpinschule Südtirol), carica che ha ricoperto fino al 2003.

Nel novembre 2013 è rimasto coinvolto in un grave incidente stradale tra sei auto, riportando una frattura multipla alla gamba destra con coinvolgimento del ginocchio e un forte chock.[5] Nello stesso incidente è morto il ventunenne René Eppacher. Le indagini successive hanno rivelato un tasso alcolemico nel sangue dell'alpinista pari a 1.48 grammi, quasi tre volte il limite consentito.[6][7] Intervistato sull'episodio durante le indagini, Kammerlander ha affermato di aver commesso un «errore enorme».[8]

Second Seven Summits[modifica | modifica sorgente]

Negli anni 2000 Kammerlander, accompagnato dall'amico altoatesino Toni Mutschlechner, intraprende il progetto di salire tutte le Second Seven Summits, ovvero riuscire a scalare le sette seconde cime più alte di tutti i continenti.[9]

Completa le salite il 3 gennaio 2012 con la scalata del Monte Tyree, divenendo il primo e unico (al 2012) alpinista a essere riuscito in questa impresa.[1]

Elenco delle sette seconde cime, per altitudine:

  • K2 (8614 m) in Asia, scalato nel 2001;[10]
  • Ojos del Salado (6893 m) in Sud America, scalato l'8 aprile 2009;
  • Monte Logan (5959 m) in Nord America, scalato nel maggio 2010;
  • Dych-Tau (5205 m) in Europa, scalato nel 2010;
  • Monte Kenya (5199 m) in Africa, scalato il 17 ottobre 2009;
  • Monte Tyree (4852 m) in Antartide, scalato il 3 gennaio 2012;[1]
  • Puncak Trikora (4750 m) in Oceania, scalato il 18 aprile 2011.
Confronto delle Seven Second Summits con le Seven Summits e gli ottomila

Salite himalayane[modifica | modifica sorgente]

Nella seguente tabella sono elencate le salite himalayane, compresi i tentativi falliti. Nella prima colonna sono numerate le salite degli ottomila, tutte avvenute senza ossigeno. Ha salito sette ottomila con Reinhold Messner.[4][11]

# Montagna Anno Descrizione
1 Cho Oyu 1983 Nuova via sulla inviolata parete sud-est con Reinhold Messner e Michl Dacher.
2 Gasherbrum II 1984 Primo concatenamento Gasherbrum II - Gasherbrum I con Reinhold Messner, anche primo concatenamento assoluto di due ottomila.
3 Gasherbrum I 1984 Concatenamento.
4 Dhaulagiri 1985 Salita con Reinhold Messner.
5 Annapurna 1985 Nuova via sulla inviolata parete nord-ovest con Reinhold Messner.
6 Makalu 1986 Salita con Reinhold Messner e Friedl Mutschlechner.
7 Lhotse 1986 Salita con Reinhold Messner. Per Messner si trattava del suo quattordicesimo ottomila.
8 Nanga Parbat 1990 Salita per la parete Diamir e prima discesa assoluta con gli sci del Nanga Parbat.
Manaslu 1991 Tentativo fallito. Perde i compagni Karl Grossrubatscher per una caduta e Friedl Mutschlechner colpito da un fulmine.
Shivling 1993 Nuova via Kammerlander-Hainz sulla parete nord in 24 ore con Christoph Hainz.
9 Broad Peak 1994 Salita in solitaria e discesa con gli sci dai 7000 metri. Il governo pakistano gli nega poi il permesso per la salita al K2 che aveva organizzato nella stessa spedizione.
10 Shisha Pangma 1996 Salita in solitaria.
11 Everest 1996 Salita in solitaria per la cresta nord nel tempo record di 16h:45, tuttora il record di salita dell'Everest dal campo avanzato di 6400 metri. Prima discesa assoluta con gli sci dalla vetta dell'Everest.
12 Kangchenjunga 1998 Salita con Konrad Auer e discesa con gli sci dai 7500 metri.
K2 1999 Tentativo fallito a 170 metri dalla vetta per la troppa neve, salita con Hans Auer e Konrad Auer.
K2 2000 Tentativo fallito per il maltempo a 300 metri dalla vetta, salita lungo la Via Cesen.[12]
13 K2 2001 Salita per la Via Cesen con Jean-Christophe Lafaille. Kammerlander scende con gli sci dalla vetta per i primi 400 metri, ma poi interrompe la discesa per la caduta mortale di un coreano che avviene nelle sue vicinanze. Era la quarta spedizione con cui Kammerlander tentava il K2.[10]
Ama Dablam 2002 Salita ripresa in diretta TV.
Nuptse Est 2003 Tentativo fallito dell'allora inviolata montagna. Viene però risolto il pilastro centrale con Luis Brugger, Robert Alpögger e Konrad Auer.
Jasemba 2006 Tentativo fallito. Durante la preparazione dei campi avanzati il compagno Luis Brugger precipita dalla montagna durante la discesa su una corda fissa.[13]
Jasemba 2007 Nuova via sulla inviolata parete sud con Karl Unterkircher.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Hans Kammerlander con il Mount Tyree primo sulle Second Seven Summit, planetmountain.com, 5 gennaio 2012. URL consultato il 9 aprile 2012.
  2. ^ a b Addio ultimo, maledetto 8000 in repubblica.it, 6 agosto 2001. URL consultato l'11 aprile 2012.
  3. ^ K2: il primo a sciare sul Collo di Bottiglia, montagna.tv, 1º dicembre 2009. URL consultato l'11 aprile 2012.
  4. ^ a b Biografia Hans Kammerlander, kammerlander.com. URL consultato l'11 aprile 2012.
  5. ^ Grave incidente per Kammerlander
  6. ^ Incidente a Villa Ottone: 1,48 il tasso alcolemico di Hans Kammerlander su Altoadige
  7. ^ Ermittlung gegen Kammerlander – Die Neue Südtiroler Tageszeitung
  8. ^ Allgäu: Kammerlander nach tödlichem Alkoholunfall: "Riesenfehler" - Nachrichten Bayern - Augsburger Allgemeine
  9. ^ Second Seven Summits, kammerlander.com. URL consultato l'11 aprile 2012.
  10. ^ a b Kammerlander e Lafaille in vetta al K2, planetmountain.com, 24 luglio 2001. URL consultato il 9 aprile 2012.
  11. ^ Vinicio Stefanello e Nicholas Hobley, Hans Kammerlander, planetmountain.com, 3 aprile 2000. URL consultato l'11 aprile 2012.
  12. ^ Hans Kammerlander respinto dal maltempo al K2, planetmountain.com, 20 luglio 2000. URL consultato l'11 aprile 2012.
  13. ^ Luis Brugger scomparso sullo Jasemba, planetmountain.com, 16 maggio 2006. URL consultato l'11 aprile 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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