Giuseppe Maggiolini

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Giuseppe Maggiolini (Parabiago, 13 novembre 1738Parabiago, 16 novembre 1814) è stato il principale ebanista, di corrente tardo-barocca e soprattutto neoclassica, italiano.

Anche se storicamente viene ricordato come "Maestro d'intarsio", è più corretto definirlo "Maestro in ebanisteria", dato che nell'intarsio al legno vengono affiancati altri materiali (come ad esempio l'avorio), mentre l'ebanisteria pretende l'utilizzo esclusivo di legnami in qualità e tipologie diverse, come nel caso del Maggiolini.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Parabiago: Prima Bottega dell'ebanista
Cassettone, 1773 circa
Cassettone con scena cinese disegnata dal pittore Andrea Appiani, 1773 circa
Cassettone anni 1780-1785
Cassettone del 1790

Giuseppe Maggiolini Nasce a Parabiago il 13 novembre 1738 ed è il secondogenito di Gilardo Maggiolini e di Caterina Cavalleri. La provenienza di Gilardo Maggiolini non è nota, in un documento appare come persona di fiducia del Marchese Cosimo Cesare Moriggia, grande di Castiglia, feudatario della Valtravaglia e proprietario di una grande tenuta in Parabiago. Forse Gilardo in seguito ricoprì un incarico, non ben definito, di responsabile per il Monastero dei Cistercensi di S. Ambrogio della Vittoria in Parabiago. La madre apparteneva alla famiglia dei Cavalleri, imparentata con i Masetti di S. Giorgio su Legnano, due tra le maggiori famiglie di possidenti terrieri della zona, sin dal XVI secolo. Si presume che Giuseppe con il fratello maggiore Carlo Andrea (1735-1808) fosse educato nella scuola del monastero, e che nel laboratorio di falegnameria, diretto dal Calati di Canegrate, avvenisse la sua formazione tecnica. Possiamo ipotizzare anche per Carlo Andrea la stesso tipo di istruzione del fratello minore Giuseppe. Altro luogo di formazione, con il quale i due fratelli potevano avere contatti è il Collegio Cavalleri, rinomato istituto di istruzione per nobili giovinetti.

Gilardo Maggiolini muore tra il 1753 e il 1757. I padrini di battesimo di Carlo e Giuseppe subentreranno al padre. La data della morte della loro madre Caterina non è conosciuta. Figura di rilevo nella formazione di Maggiolini, è il Sacerdote insegnante Antonio Maria Coldiroli. Questi nasce a Parabiago nel 1728 ed è figlio di Pietro Paolo padrino di battesimo di Giuseppe. Ricopre la carica di rettore del Collegio Cavalleri, e muore a Parabiago nel 1793. Coldiroli a cui vengono attribuite vaste competenze, è per Giuseppe un altro fratello maggiore da cui apprendere.

Maggiolini si sposa il 26 gennaio 1757 con Antonia Margherita Vignati (1728 - 1812). Questa data viene anche citata come la nascita della bottega maggioliniana. Non è dato però sapere se l’attività nascesse con il contributo dei padrini, se Carlo Andrea ne fosse il promotore, il socio, oppure del tutto estraneo. Il nome “Carlo”, lo stesso del primo figlio di Giuseppe, può aver generato degli equivoci. Dal matrimonio nasceranno quattro figli, due di essi moriranno in tenera età. Il maggiore di questi, Carlo Francesco (1758 - 1834), è noto come collaboratore ed erede della bottega. Il terzogenito Giovanni Gerardo (1764 - 1796) è stato sinora sconosciuto alle cronache, ma non è da escludere una sua presenza nell’attività famigliare, visto che la data della sua morte a trentadue anni viene registrata come un periodo di crisi sia personale di Giuseppe Maggiolini sia della bottega. Antonia Vignati, nasce a Villastanza. Di lei sappiamo solo che è orfana di madre, non esistono documenti che comprovino fosse alle dipendenze del convento, né sappiamo come fa conoscenza con il futuro marito. Quella dei Maggiolini era un’impresa di famiglia, probabilmente anche lei aveva un suo ruolo.

Un’altra figura rilevante per Maggiolini fu il figlio di Cosimo Cesare Moriggia. Il giovane Marchese Giambattista (? - 1738), educato a Parabiago nel Collegio Cavalleri, verrà poi sempre citato come suo protettore. Giambattista Moriggia infatti, nel 1771 introdurrà Maggiolini alla corte arciducale di Milano commissionandogli importanti lavori, che gli procureranno fama europea.

Presso gli Asburgo d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1765, Giuseppe Levati gli affidò la realizzazione di un canterano per Villa Litta, dimora del Marchese Pompeo Litta a Lainate (MI), su disegno dello stesso pittore: quando finì l'opera, la finezza del lavoro superava di gran lunga il progetto stesso. Successivamente collaborò alle decorazioni in occasione della festa di nozze dell'Arciduca Ferdinando d'Austria, figlio dell'Imperatrice Maria Teresa d'Asburgo, con Maria Beatrice d'Este, iniziando così a lavorare per la corte asburgica. Difatti nel 1771 gli fu affidata la realizzazione dei pavimenti, del Palazzo di Corte in Milano, in fase di ristrutturazione, per opera di Giuseppe Piermarini: fu proprio in questa occasione che conobbe l'architetto perugino ed altri artisti, tra i quali anche il pittore Andrea Appiani e l'architetto Giocondo Albertolli; grazie a tali conoscenze, Maggiolini, nel 1780, chiamò il Piermarini stesso, per commissionargli la progettazione della facciata della Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio in Parabiago, ed insieme l'Albertolli, per le decorazioni interne.

L'Arciduca stesso gli conferì il titolo di Intarsiatore della Corte Asburgica. Divenne famoso, ed il suo nome riecheggiò nelle varie corti europee.

Ancora per i Sovrani austriaci lavorò, nel 1777, alle pavimentazioni, alle decorazioni ed al mobilio di arredo della Villa Reale di Monza.

Maestro ebanista[modifica | modifica wikitesto]

Fu così che il nome di Maggiolini, venne legato alla decorazione ebanistiche di mobili, tra cui i più tipici sono: comodini, stipi, cofanetti e scatole-scrigno. Ormai famoso, lavorò per le maggiori famiglie milanesi e per la maggior parte delle corti europee, specializzandosi nella realizzazione di cassettoni, impiegando almeno 86 tipi di legni differenti: dalle Americhe gli arrivavano mogano ed ebano, da Como e Lecco, giungevano acero, agrifoglio, ulivo, bosso e biancospino; utilizzava solo i colori naturali, ad eccezione di verde, blu, celeste e rosa pallido, che otteneva tramite immersione delle tarsie di platano verde in soluzioni chimiche colorate a base di silicati, poiché non esistono legnami di tali cromie; invece per ottenere l'effetto ombreggiato, metteva le tessere d'intarsio nella sabbia rovente.

I suoi mobili, realizzati con pure linee geometriche, secondo il sobrio gusto neoclassico, vennero decorati ad intarsio, su cartoni forniti dai maggiori artisti dell'epoca, tra cui gli stessi Giuseppe Levati ed Andrea Appiani, con soggetti mitologici, allegorici o "alla cinese". Erano mobili di ogni genere: da camera, da sala, da gabinetto, ecc..

Lavorò con lo stesso metodo anche quadri e portoni interi.

A lui è attribuita l'invenzione del tavolo a letto, commissionatogli dagli Asburgo, in seguito ad una influenza stagionale, presa dall'Arciduchessa Maria Beatrice.

Pur essendo così famoso, mantenne la sua bottega nel paese natio, addirittura nel 1791 acquistò una seconda bottega, presso il fabbricato del Collegio Cavalleri.

Periodo napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Era il 1796, quando il suo mecenate, l'Arciduca Ferdinando, lasciò il posto ai rivoluzionari francesi. I nuovi dominatori portarono in Italia, con le mode dell'epoca, anche un nuovo genere di mobili, in mogano ed ottone. Giuseppe dovette a malincuore ridurre la sua produzione ed adattarsi alla nuova corrente.

Tornò entusiasta nel 1805: in onore dell'incoronazione di Napoleone in Milano, gli fu ordinato di eseguire, in solamente otto giorni, una scrivania per la Sala Imperiale. Il nuovo Imperatore apprezzò subito l'arte del parabiaghese e lo invitò a lavorare per la famiglia Bonaparte.

Quest'incarico durò solo quattro anni; nel 1809 si allontanò spontaneamente, a causa delle antipatie crescenti, verso il regime francese.

Morte e celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Maggiolini morì il 16 novembre 1814, a Parabiago, all'età di 76 anni, lasciando la bottega in mano al figlio Francesco e all'allievo Cherubino Mezzanzanica.

Interessanti furono le due mostre dedicategli dal Comune di Parabiago all'interno della storica Villa Corvini: la prima nel 1965 a 200 anni dal primo importante lavoro commissionatogli dal pittore Giuseppe Levati per Villa Litta a Lainate; la seconda nel 2014 a 200 anni dalla sua morte.


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilaria Sgarbozza, MAGGIOLINI, Giuseppe in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 67, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007. URL consultato il 27 ottobre 2014.
  • "Genio e Lavoro, vita e opere di Giuseppe e Francesco Maggiolini", Don Giacomo Mezzanzanica - 1886, Tipografia G. Agnelli.
  • "Giuseppe Maggiolini di Parabiago", On. Filippo Meda - Discorso del 22 novembre 1914, Tipografia Saccardo Parabiago.
  • "Mostra Commemorativa di G. Maggiolini" - 1938, Museo di Milano.
  • "Giuseppe Maggiolini, principe dell'intarsio", Don Marco Ceriani - 1965, La Commerciale, Milano.
  • "Catalogo della mostra di G. Maggiolini", Don Marco Ceriani - 1966, Tipografia Rabolini, Parabiago.
  • Emma Dalla Libera, Giuseppe Maggiolini, catalogo online Artgate della Fondazione Cariplo, 2010, CC-BY-SA.
  • Gabriella Petrone, " Giuseppe Maggiolini e la sua Famiglia di Falegnami in Parabiago, Fattori Educativi ed Ambientali nella Collettività dell’Epoca (ipotesi sulla formazione di una genialità artigiana) ". In « Giuseppe Maggiolini - Un Virtuoso dell'Intarsio e la Sua Bottega in Parabiago ». Catalogo della Mostra in Palazzo Maggi Corvini - Parabiago 2014, Tipografia Rabolini, Parabiago.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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