Filofobia

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La filofobia (dal greco "φιλος" (amore), e "φοβία" (fobia)) è definita come la paura persistente, ingiustificata ed anormale di innamorarsi o di amare una persona. Secondo alcuni[Quali?] autori una conseguenza comune della filofobia è l'anoressia sentimentale dal suffisso privativo greco "an" e dal verbo greco "orao": mancanza di desiderio, in questo caso sia sentimentale che sessuale.

Il soggetto filofobico prova attacchi di depressione perché ha paura che in futuro possa essere ferito dall'altro soggetto verso il quale prova amore, ma allo stesso tempo prova un senso di attrazione fisica e morale nei confronti dell'uomo o della donna. Nelle sue fasi di maggiore acutezza questa paura presenta dispnea, iperidrosi, nausea, tachicardia, agitazione ed altri sintomi tipici dell'ansia. La filofobia è di solito dovuta ad un eccesso d'affetto (anche in difetto) in età infantile che è poi risultato sopravvalutato dal soggetto in questione. La cultura psicodinamica rinvia invece la filofobia a interazioni primarie madre-figlio frustranti o traumatiche (vedi gli studi sull'ospitalismo di René Spitz e sull'attaccamento di John Bowlby). La paura che ciò possa riaccadere si sviluppa contemporaneamente con il filofobico. Questo gli provoca un disturbo mentale ogni qualvolta un'altra persona provi a mettersi in relazione con lui, una sorta di "autodifesa" attivata dall'organismo che associa all'amore la sofferenza.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Ghezzani "La paura di amare" ed. Franco Angeli, 2012, Milano.
  • Paura D'amare di G. D'aquino

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