Fausto Vagnetti

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Autoritratto giovane

Fausto Vagnetti (Anghiari, 24 marzo 1876Roma, 18 settembre 1954) è un esponente della pittura italiana del periodo-ponte tra XIX e XX secolo che emigra nell'ambiente artistico romano portandovi una sensibilità luministica e cromatica propria della pittura toscana del secondo Ottocento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce ad Anghiari in Alta Val Tiberina il 24 marzo 1876 (e ad Anghiari rimarrà legato per tutta la vita).

A 17 anni si trasferisce a Roma dove è allievo di Filippo Prosperi all'Istituto di Belle Arti di via Ripetta.

Dal 1908 insegna Disegno architettonico e Ornato alla Facoltà di Ingegneria di Roma.

Dal 1912 ricopre la Cattedra di Figura disegnata all'Istituto di Belle Arti di Roma; sempre nel 1912 è chiamato all'insegnamento di Prospettiva e di Scenografia al Museo Artistico Industriale di Roma.

Dal 1920, anno della fondazione, tiene la cattedra di Disegno dal vero alla Facoltà di Architettura di Roma.

Muore d'improvviso a Roma nel suo studio il 18 settembre 1954.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Studioso delle tecniche della visione, maestro del disegno, dipinge soprattutto ad olio ed a pastello.

Dopo un periodo iniziale, in cui affianca le esperienze di Emile Claus e Georges Seurat, pratica un personale divisionismo ove la finezza del tocco e la sapienza cromatica si uniscono con sorprendente capacità rappresentativa.

Tra le sue opere principali sono paesaggi monumentali ("Tra le querce" del 1915, "Tramonto al Palatino" del 1924), ritratti di profonda finezza psicologica ("Giovanni Giolitti" del 1928, unica rappresentazione esistente dello statista; "Anima mite", del 1923; "L'ingegnere Dino Chiaraviglio" del 1934; "La mia Mamma cieca" del 1938), grandi composizioni di carattere familiare e sociale ("Moti proletari" del 1904, "Dolore antico" 1921, "Sosta dolorosa", 1948).

Nel 1922 realizza tre grandi ritratti dei Sovrani d'Italia per il Palazzo del Governo di Zara (1922), e un trittico francescano nella chiesa di S.Polo presso la Verna (1923).

Nel 1943 dipinge su commissione il ritratto di papa Pio XII per la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo all'EUR di Roma e, nel 1944, i ritratti di Bruno Buozzi, Giacomo Matteotti e di Filippo Turati per la Direzione del Partito Socialista Italiano.

Esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Rosalia

Nel periodo 1907-1930 partecipa alla vita artistica esponendo a venti mostre collettive ed esposizioni nazionali.

Nel quindicennio seguente paga la sua palese avversione al Regime con l'esclusione dalla scena artistica, ove ricompare solo nel '45 e nel '48 (Quadriennale di Roma).

Nel 2004 due mostre antologiche postume, a cinquanta anni dalla sua morte, sono state aperte ad Anghiari, suo paese natale, e a Roma, ospitata dal Ministero dei Beni Ambientali e Culturali all'Istituto san Michele a Ripa ([1]).

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

Per Fausto Vagnetti la pittura è una scienza e, come tale, si deve insegnare: di qui il suo lungo impegno didattico e critico.

Nel 1928 vince il Concorso Nazionale Poletti, bandito dall'Accademia di San Luca per uno scritto dal titolo Quali siano le cause che possano apportare decadimento all'Arte della Pittura (1933, edizioni Castaldi).

Del 1943 è La Regia Accademia di Belle Arti di Roma (per incarico del Ministero dell'Educazione Nazionale, Le Monnier, Firenze). Nello stesso anno esce Il Disegno nelle Scuole d'Italia - Metodo per gli Istituti magistrali (Dante Alighieri, Roma).

Seguono il Trattato di Prospettiva lineare e Teoria delle Ombre (1945-1948) per le edizioni Mediterranee di Roma. Nel 1950 pubblica Trattato di Proiezioni Ortogonali. (Edizioni Mediterranee, Roma).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]