Fallen Astronaut

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il Fallen Astronaut e la targhetta commemorativa sul suolo lunare.

Fallen Astronaut (letteralmente: Astronauta Caduto) è una scultura in alluminio alta 8,5 centimetri che rappresenta la figura stilizzata di un astronauta in tuta spaziale. Fu posata sulla superficie della Luna durante la missione Apollo 15 ed al 2013 è l'unico manufatto di tipo artistico che l'uomo ha lasciato su suolo extraterrestre.[1][2]

Questa scultura rappresenta uno dei primi esempi di arte portata nello spazio e fu preceduta nel 1969 dal The Moon Museum una piccolissima opera d'arte (di dimensioni paragonabili a quelle di un microchip) che venne installata a bordo del razzo Saturn V che portò in orbita gli astronauti della missione Apollo 12.

Il progetto[modifica | modifica sorgente]

La statuetta fu creata dallo scultore belga Paul Van Hoeydonck specializzato in soggetti riguardanti lo spazio. Gli venne commissionata dall'astronauta David Scott durante un incontro a cena. A Van Hoeydonck fu richiesto di creare una piccola scultura per poter commemorare personalmente gli astronauti e i cosmonauti che erano deceduti sia per il progresso dell'esplorazione spaziale sia in altre circostanze. Siccome la scultura avrebbe dovuto viaggiare nello spazio ed essere esposta alle condizioni estreme della superficie lunare l'artista ricevette precise istruzioni sulle sue dimensioni, sul peso e sul materiale in cui sarebbe dovuta essere realizzata. Per soddisfare i requisiti richiesti di leggerezza e robustezza venne scelto come materiale l'alluminio che aveva anche il vantaggio di poter resistere alle forti escursioni termiche lunari senza deformarsi. Van Hoeydonck ricevette precise istruzione anche sul soggetto che avrebbe dovuto rappresentare, la figura non avrebbe dovuto essere identificabile in un sesso preciso né in una precisa etnia. Sia l'artista che il committente, per evitare ogni commercializzazione della commemorazione che avrebbe avuto luogo sulla Luna, concordarono che l'opera non avrebbe dovuto riportare la firma dell'artista e che lo stesso nome dello scultore non avrebbe dovuto essere divulgato al pubblico.

Il Fallen Astronaut sulla Luna[modifica | modifica sorgente]

Il Fallen Astronaut fu portato sulla Luna nel 1971 dagli astronauti della missione Apollo 15 e venne lasciato sul suolo lunare il 2 agosto EDT durante l'ultima delle tre EVA compiute sulla Luna da David Scott e James Irwin. Durante queste ultime fasi della missione Scott aveva il compito di guidare il Rover lunare a una certa distanza dal LEM e di posizionare la telecamera che, comandata da terra, avrebbe permesso di registrare le immagini del distacco dalla superficie del modulo di risalita. Prima di abbandonare il rover nella sua sede definitiva, Scott vi lasciò una piccola Bibbia. Il Fallen Astronaut venne posato a circa 6 metri a nord rispetto a dove il rover era parcheggiato, in un piccolo cratere situato nella parte sud occidentale del Mare Imbrium.[3] Sul suolo, vicino alla scultura, venne posata una piccola targa metallica con i nomi, in ordine rigorosamente alfabetico, di 14 astronauti deceduti:[4]

(EN)
« Charles Bassett (died Feb. 1966 in an aircraft accident),

Pavel Belyayev (Jan. 1970, disease),
Roger Chaffee (Jan. 1967, Apollo 1 fire),
Georgi Dobrovolsky (Jun. 1971 re-entry pressurization failure),
Theodore Freeman (Oct. 1964, aircraft accident),
Yuri Gagarin (Mar. 1968, aircraft accident),
Edward Givens (Jun. 1967, automobile accident),
Gus Grissom (Jan. 1967, Apollo 1 fire),
Vladimir Komarov (Apr. 1967, re-entry parachute failure),
Viktor Patsayev (Jun. 1971, re-entry pressurization failure),
Elliot See (Feb. 1966, aircraft accident),
Vladislaw Volkov (Jun. 1971, re-entry pressurization failure),
Edward White (Jan. 1967, Apollo 1 fire),
C.C. Williams (Oct. 1967, aircraft accident).
 »

(IT)
« Charles Bassett (morto il 28 febbraio 1966, incidente aereo)

Pavel Beljaev (10 gennaio 1970, malattia)
Roger Chaffee (27 gennaio 1967, incendio sull'Apollo 1)
Georgij Dobrovol'skij (30 giugno 1971, perdita pressurizzazione durante il rientro)
Theodore Freeman (31 ottobre 1964, incidente aereo)
Jurij Gagarin (27 marzo 1968, incidente aereo )
Edward Givens (6 giugno 1967 incidente automobilistico)
Gus Grissom (27 gennaio 1967, incendio sull'Apollo 1)
Vladimir Komarov (24 aprile 1967, malfunzionamento del paracadute durante il rientro)
Viktor Pacaev (30 giugno 1971, perdita pressurizzazione durante il rientro)
Elliott See (28 febbraio 1966, incidente aereo )
Vladislav Volkov (30 giugno 1971, perdita pressurizzazione durante il rientro)
Edward White (27 gennaio 1967, incendio sull'Apollo 1)
C.C. Williams (5 ottobre 1967, incidente aereo»

Dei quattordici uomini commemorati, otto erano astronauti americani e sei cosmonauti sovietici, tutti deceduti sia per cause di servizio sia in altre circostanze. Il centro di controllo missione di Houston era all'oscuro delle intenzioni dell'equipaggio dell'Apollo 15[3] ma, anche se privo di ufficialità, il Fallen Astronaut venne posato al suolo con deferenza. La breve commemorazione fu priva di qualsiasi intento politico; tuttavia, resta importante in quanto si trattò di un gesto di riguardo fatto da astronauti americani nei confronti di colleghi sovietici nel pieno della guerra fredda e della corsa allo spazio. Nelle intenzioni quindi si trattò di un evento privato e disinteressato, avvenuto durante una missione spaziale in cui ogni singola operazione, che gli astronauti dovevano eseguire, era stata accuratamente programmata.

Dopo il rientro a terra[modifica | modifica sorgente]

Il pubblico venne a conoscenza della statuetta solo dopo il rientro a terra degli astronauti dell'Apollo 15 durante la conferenza stampa post volo.[5] Dopo che l'esistenza del Fallen Astronaut divenne pubblica, il National Air and Space Museum di Washington richiese di poterne costruire una copia perché fosse esposta al pubblico. L'equipaggio fu d'accordo, ma pose la condizione che l'esposizione sarebbe dovuta avvenire rispettando il buon gusto e senza pubblicità. Nell'aprile 1972, Van Hoeydonck diede al museo una replica della scultura, ancora oggi esposta assieme alla replica della placca con i nomi dei 14 astronauti deceduti.

Nel maggio del 1972, Scott venne a conoscenza che Van Hoeydonck stava progettando di fare diverse repliche della statuetta per venderle. Ritenendo che questa commercializzazione sarebbe stata una violazione dello spirito del loro accordo, l'astronauta contattò lo scultore tentando di persuaderlo a rinunciare. L'artista fece cinquanta copie della statua: di queste, una sola venne venduta da Fonke, e molte copie non firmate rimasero in possesso dell'artista, che in seguito rifiutò di venderle.[6]

Successivamente, in un'intervista rilasciata sul quotidiano belga De Morgen, Van Hoeydonck disse che quanto detto da Scott non era vero, affermando che, nelle intenzioni originali, la statua doveva rappresentare tutta l'umanità. Dopo però divenne evidente che gli astronauti avevano trasformato la scultura in un monumento per gli astronauti caduti. La NASA, sempre secondo Van Hoeydonck, non avvertì di questo né lui né il proprietario della galleria, che nel frattempo aveva progettato di realizzare un migliaio di copie (spendendo una rilevante somma di denaro). Alla fine della vicenda, a causa delle proteste dell'opinione pubblica, solo venti copie furono eseguite, la maggior parte delle quali per essere vendute a diversi musei.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alcuni non condividono questa affermazione perché ritengono che anche altri oggetti situati su suolo extraterrestre potrebbero essere considerati arte (es. oggetti personali, sonde, resti di veicoli ecc). Per altri esempi di arte portata nello spazio (ma non su un suolo extraterrestre) si veda la voce Voyager Golden Record.
  2. ^ Si dice che sia l'unico manufatto artistico sul suolo extraterrestre poiché è stato creato da un artista famoso.
  3. ^ a b Trascrizione del Diario delle operazioni sulla superficie lunare dell'Apollo 15.
  4. ^ La targa non menziona tutti gli astronauti morti fino ad allora, tra quelli non menzionati vi sono i due astronauti russi Valentin Bondarenko deceduto il 23 marzo 1961 in un incendio scoppiato durante l'addestramento e Grigori Nelyubov suicidatosi il 18 febbraio 1966, la notizia loro morte a quei tempi era ancora mantenuta segreta dalle autorità sovietiche.
  5. ^ Video della conferenza stampa in formato Real Video.
  6. ^ Quanto scritto dall'artista è riportato in questa immagine.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bea Uusma Schyffert, The Man Who Went to the Far Side of the Moon: The Story of Apollo 11 Astronaut Michael Collins, Chronicle Books, 2003. ISBN 0-8118-4007-7.
  • Colin Burgess, Kate Doolan; Bert Vis, Fallen Astronauts: Heroes Who Died Reaching for the Moon, Bison Books, 2003. ISBN 0-8032-6212-4.
  • Hamish Lindsay, Tracking Apollo to the Moon, Springer, 2001. ISBN 1-85233-212-3.
  • Patrick J. Walsh, Echoes Among the Stars: A Short History of the U.S. Space Program, M.E. Sharpe, 1999. ISBN 0-7656-0538-4.
  • The Grove Dictionary of Art, Oxford University Press, 1996. ISBN 1-884446-00-0.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Astronautica Portale Astronautica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Astronautica