Emirato di Dirʿiyya

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Il Primo Stato Saudita

L'Emirato di Dirʿiyya fu il Primo Stato Saudita.[1] Esso venne proclamato nel 1744 (1157 A.H.) quando l'Imam Muhammad ibn Abd al-Wahhab ed il principe Muhammad ibn Saud crearono un'alleanza per costituire un'entità politica e religiosa allo scopo di ripulire la penisola Arabica da pratiche eretiche e deviazioni dall'ortodossia dell'Islam, secondo il loro punto di vista. Questo sforzo congiunto fu visto dai wahhabiti come il restauro delle credenze di base nel Tawhid, e molti salafiti lo ritennero l'inizio del più ampio movimento revivalista. Pratiche come l'offerta di preghiere a figure di santi, fare pellegrinaggi a tombe e moschee speciali, venerare alberi, grotte e pietre vennero eliminate in virtù di questa regola.[2] Dall'istituzione del Primo Stato Saudita nessuna di queste pratiche venne più eseguita in Arabia Saudita. Nel 1744, sia Muhammed bin Abd Al Wahhab che Muhammad bin Saud giurarono di raggiungere il loro obiettivo[3] IL matrimonio fra il figlio di Saud, Abdul Aziz Ibn Mohammed Ibn Saud e la figlia dell'imam contribuì a suggellare il patto tra le loro famiglie che dura nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.

Dinastia Saud: istituzione e sovranità[modifica | modifica wikitesto]

La Dinastia Saudita ed i suoi alleati, rapidamente divenne la sovranità dominante in Arabia dapprima conquistando Najd, e quindi rafforzando la sua influenza su tutta la costa orientale, che va dal Kuwait fino ai confini settentrionali dell'Oman. Inoltre, Saud portò gli altopiani di 'Asir sotto la sua sovranità, mentre Muhammad bin Abd Al Wahhab scrisse moltissimi messaggi agli studiosi per convincerli ad entrare nella jihad, attraverso il dibattito e il lavoro scientifico, allo scopo di rimuovere gli elementi di politeismo che esistevano nei loro paesi come Iraq, Egitto, India, Yemen e Siria. Dopo molte campagne militari, Saud morì nel 1765, lasciando la leadership a suo figlio, Abdul Aziz Bin Muhammad. Le forze di Saud si spinsero fino a prendere il comando degli sciti nella città santa di Karbala nel 1801. Qui distrussero lapidi di santi e monumenti, che l'ultra-conservatrice ala salafita dell'Islam considera atti di politeismo. Undici anni dopo la morte di Muhammad bin Abd Al Wahhab il figlio di Abdul Aziz Bin Muhammad, Saud ibn Abdul Aziz ibn Muhammad ibn Saud, mise insieme un esercito per portare la regione della Hegiaz sotto il suo governo.[4] Taif fu la prima città ad essere conquistata, e successivamente caddero le città sante di Mecca e Medina. Queste azioni furono viste come una sfida dalle autorità dell'Impero Ottomano, che aveva esercitato il potere dal 1517.

Declino della sovranità[modifica | modifica wikitesto]

Il compito di indebolire il potere dei Saud venne affidato, dagli Ottomani, al potente viceré di Egitto, Muhammad Ali Pasha. Ciò diede avvio alla guerra arabo-ottomana, nella quale Muhammad Ali inviò le sue truppe nella regione di Hegiaz via mare. Suo figlio, Ibrahim Pascià, poi guidò le forze ottomane nel cuore del Najd, conquistando città dopo città. Il successore di Saud, suo figlio Abdullah bin Saud, fu incapace di impedire la riconquista della regione.[5] Alla fine, Ibrahim raggiunse la capitale saudita a Dirʿiyya e la pose sotto assedio per diversi mesi fino alla resa dell'inverno 1818. Ibrahim inviò quindi, in Egitto e nella capitale ottomana, molti membri del clan Al Saud e Muhammed Ibn Abd Al Wahhab. Prima di partire ordinò la distruzione sistematica di Diriyah, le cui rovine rimasero intoccate per sempre. Abdullah bin Saud venne decapitato nella capitale ottomana Costantinopoli, e la sua testa mozzata gettata nelle acque del Bosforo, segnando così la fine di quello che era il Primo Stato Saudita.[6] Tuttavia, sia i salafiti che gli altri membri del clan Al Saud si impegnarono a fondare un Secondo Stato Saudita che durò fino al 1891, e in seguito un Terzo Stato, l'Arabia Saudita, che continua a governare fino ai nostri giorni[7]

Sovrani del Primo Stato Saudita[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sir James Norman Dalrymple Anderson. The Kingdom of Saudi Arabia. Stacey International, 1983. Pp. 77.
  2. ^ Muhammed ibn Abd Al Wahhab Applicazione della Shariah Islamica, About.com
  3. ^ Madawi al-Rasheed, A History of Saudi Arabia, 2010, ISBN 978-0-521-74754-7.
  4. ^ Sauds's campaign for Hejaz and the two holy cities, Islam Life Online Magazine
  5. ^ Abdullah bin Saud's capture, King Abdullah Ibn Saud Information Resource
  6. ^ Abdullah bin Saud's execution, King Abdullah Ibn Saud Information Resource
  7. ^ House of Saud Revivals, King Abdullah Ibn Saud Information Resource

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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