Editoria a pagamento

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L'editoria a pagamento (in inglese, vanity press, in francese Édition à compte d'auteur)[1] è il segmento del mercato editoriale in cui la pubblicazione di un libro è pagata principalmente dall'autore. L'espressione in lingua inglese è caustica nei confronti della "vanità" degli autori, in genere di componimenti poetici o di romanzi, mentre quella francese sottolinea di più il caso in cui il testo, spesso un saggio, vuole valorizzare una località o una produzione che spesso trova in enti pubblici o in società private la sponsorizzazione che contribuisce ad affrontare le spese.

Il fenomeno in Italia è presente da decenni. Lo stesso Moravia ha pubblicato a pagamento poiché nessuno pare fosse interessato a pubblicare il suo primo scritto[2]. Il fenomeno in lingua italiana è anche noto con la sigla APS, cioè autori a proprie spese, inventato e reso di uso comune nella lingua italiana da Umberto Eco, nel suo romanzo Il pendolo di Foucault, nel quale narra, fra l'altro, le vicende di un editore che, oltre alla normale attività imprenditoriale, pubblica anche aspiranti romanzieri e poeti facendosi pagare per questo e mettendo in campo una serie di artifici volti ad ingannarli rispetto alle effettive prestazioni che offre in cambio.

L'editoria a pagamento può essere definita come "a doppio binario" quando l'autore per contratto è obbligato all'acquisto di un certo numero di copie o con il book on demand in cui l'autore può avvalersi dei servizi di una casa editrice pur pagandone gli oneri di "editing" (correzione) e stampa. Questi non vanno confusi con servizi di stampa su richiesta (print on demand), un diverso segmento di mercato in cui gli autori commissionano direttamente la stampa del libro a un editore o a una tipografia.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Il fenomeno degli autori a proprie spese è sempre stato diffuso, ma con la diffusione delle tecnologia di stampa digitale il costo "primo" per la pubblicazione di libri ha avuto un drastico ridimensionamento, rendendo perciò possibile la stampa di testi che prima "rimanevano nel cassetto". Innanzitutto il costo di composizione del testo si è quasi azzerato, perché in genere l'autore lo fornisce in formato digitale. La stampa digitale permette poi, pressoché agli stessi costi unitari, di produrre anche poche copie. A questo aumento del numero dei testi forniti dal mercato ha tuttavia corrisposto un aumento di difficoltà di essere presenti sul mercato tradizionale della diffusione commerciale. Molte delle librerie sono legate a grandi catene e anche quelle indipendenti sono sature di offerte, e se un testo non ha successo nel breve periodo viene subito ritirato dal mercato.

Se perciò da un lato la cosiddetta "soglia di ingresso" nel mercato si è abbassata sotto l'aspetto dei costi, dall'altro il concreto contatto con il grosso pubblico è diventato ancor più difficoltoso. Il sistema tradizionale di distribuzione dell'editoria cartacea non può sostenere tale enorme quantità di titoli. L'assorbimento degli stessi diventa invece più agevole con la distribuzione on line, che segue logiche diverse. Questa situazione ha visto il proliferare di centinaia di piccole case editrici che propongono contratti di edizione[3]. Alcuni editori a pagamento bandiscono falsi concorsi, che vengono "vinti" da tutti coloro che vi partecipano, i quali poi ricevono il medesimo contratto di pubblicazione "con contributo".[4]

Inquadramento del fenomeno[modifica | modifica sorgente]

L'aspirazione a pubblicare una propria opera è legittima, anche quando quest'opera non susciti l'interesse commerciale o culturale. Il ricorso quindi ad un editore a pagamento, che pubblichi l'opera con qualità tipografica adeguata, fornendo all'autore la necessaria consulenza affinché il suo lavoro, pur con una diffusione modesta, sia presentabile ed apprezzabile, fossero anche soltanto gli amici e conoscenti, resta legittima. A fronte di una richiesta di prestazioni (consulenza redazionale, impaginazione, stampa tipografica e confezione dell'opera da diffondere), l'azienda che fornisce il servizio (l'editore a pagamento) richiede e percepisce un legittimo compenso.

Diverso il rapporto commerciale e contrattuale che viene a crearsi quando l'editore a pagamento non offre servizi editoriali adeguati a fronte del contributo richiesto, ad esempio editing e correzioni testuali che portino il dattiloscritto al meglio delle proprie potenzialità, presentazioni dell'opera pubblicata, partecipazione a fiere del libro e ad eventi culturali in genere, distribuzione almeno minima in libreria, apposizione del codice ISBN. Occorre quindi equilibrio tra contributo versato da parte dell'autore e l'effettiva prestazione dei servizi di consulenza redazionale, grafica e tipografica sopra descritti. Quando ciò non accade, il rapporto rasenta, e talvolta supera, i limiti della truffa commerciale. Miriam Bendìa, nel suo libro Editori a perdere - Viaggio di una giovane scrittrice tra editori a pagamento e non[5] ha analizzato il fenomeno proprio dal punto di vista delle offerte poco chiare e truffaldine. Stessa cosa ha fatto Antonio Barocci con Manuale per non farsi pubblicare.[6]

Autori famosi ed editoria a pagamento[modifica | modifica sorgente]

È capitato, in epoche passate, che alcuni autori poi divenuti noti e affermati abbiano iniziato la propria carriera pubblicando a pagamento le loro prime opere: ad esempio Umberto Saba che nel 1911 pubblicò, a proprie spese e con lo pseudonimo di Saba, il suo primo libro, Poesie, con la prefazione di Silvio Benco, o ancora Italo Svevo che pubblicò a sue spese i primi due romanzi, Una vita e Senilità. Anche quando ebbe una grande notorietà, Marcel Proust ricorse all'istituto dell'Édition à compte d'auteur perché non sopportava alcuna ingerenza da parte dell'editore. Relativamente recente è il caso di Federico Moccia che nel 1992 pubblicò a proprie spese la prima edizione di Tre metri sopra il cielo.

Editoria a pagamento ed editoria "sostenuta"[modifica | modifica sorgente]

Un caso di editoria che in qualche modo potrebbe essere ricondotto al concetto di editore a pagamento, ma che in realtà si differenzia in modo sostanziale da questa definizione, è la cosiddetta "editoria sostenuta". Quando un'opera è di elevato valore culturale (ad esempio un saggio particolarmente curato), ma anche estremamente specialistica, può accadere che nessuna casa editrice sia disposta a pubblicarla, poiché commercialmente avrebbe la certezza di ricavarne soltanto perdite.

In taluni casi, enti ed istituzioni (ad esempio fondazioni oppure centri studi, o ancora le stesse Università) possono ritenere comunque importante che lo studio sia reso disponibile in veste editoriale, e decidono di concorrere alla spesa di realizzazione dell'opera fornendo contributi. Questo tipo di sostegno ha un elevato valore culturale, poiché salvaguarda una parte della cultura di nicchia, promuovendo la diffusione e la circolazione delle idee, permettendo altresì la produzione di libri di alto valore, e non soltanto i successi editoriali di consumo.

Tuttavia l'asserita distinzione tra editori puri che si reggono sulle vendite ed editori che usufruiscono del contributo di autori o di terzi, spesso non è così netta. Persino Tutte le opere di Gabriele d'Annunzio, passate dall'editore Treves al nuovo astro nascente Mondadori, lungi da reggersi solo sulle vendite, prevedeva un apporto del Provveditorato generale dello stato di 1.500.000 lire, contro un apporto dell'editore Mondadori di solo un milione.[7]

Edizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Edizione nazionale.

Di un livello culturale più alto, ma non dissimile nelle motivazioni, è la produzione delle Edizioni nazionali, in cui lo sponsor è addirittura un ministero. In Italia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali si assume l'onere di finanziare i curatori dei testi critici e l'onere della stampa di testi, indipendentemente dalle richieste del mercato. A fronte di ciò lo Stato si riserva il diritto d'autore delle edizioni critiche per 20 anni.

Mercato scientifico[modifica | modifica sorgente]

Per il mercato scientifico o di alta specializzazione culturale, i testi scritti in italiano, quando non sono adottati in corsi universitari frequentati da un alto numero di allievi, in genere non hanno un sufficiente mercato. Diventa perciò prassi comune da parte anche dei più qualificati editori, richiedere un contributo, che può essere offerto o dall'autore, o dall'istituto culturale a cui è legato oppure da sponsor esterni.

Non è solo l'interesse degli autori alla diffusione del contenuto delle proprie idee o delle ricerche scientifiche: il più delle volte è la necessità di poter disporre di opere a stampa da presentare nei concorsi o comunque per fare carriera accademica. Peraltro gli editori di saggistica di livello elevato devono organizzare un sistema di revisione paritaria, che comporta evidentemente uno sforzo organizzativo, quando non addirittura spese vive.

Allo stesso modo se un testo in italiano vuole essere conosciuto all'estero, dove è più facile trovare un mercato di acquirenti, deve essere tradotto in inglese. Tuttavia gli editori internazionali, anche quelli di primissimo rango, esigono che il testo sia fornito, appunto, in lingua inglese di standard accademico. Se l'autore non è in grado di provvedere alla traduzione, deve procurarsi un contributo che copra le spese di traduzione.

Correlata a tale fenomeno vi è l'esigenza, negli ambienti accademici, di accumulare un certo numero di pubblicazioni, per cui la pubblicazione a pagamento può soddisfare esigenze di carriera anche al di là degli aspetti di mera vanità.

Parametri[modifica | modifica sorgente]

Non è possibile fornire parametri esatti circa l'ammontare dell'intervento economico che permette la pubblicazione del libro. Ogni pubblicazione può avere caratteristiche diverse, quanto a formato, numero delle pagine, finitura, rilegatura, quadricromia o monocromia di copertine e pagine interne. Una pubblicazione scientifica di un migliaio di pagine, stampate a colori, rilegata elegantemente a filo refe[8], con copertina rigida e sovraccoperta, differisce sostanzialmente da un tascabile rilegato in brossura, di un centinaio di pagine, stampata in bianco e nero su carta ordinaria. Rientrano poi nei costi la correzione e l'editing del testo, le presentazioni e la promozione in genere. In linea di massima, i rapporti di costo fra le varie fasi di realizzazione di un'opera, cioè gli elementi che concorrono alla formazione del prezzo finale di copertina, possono essere schematicamente suddivisi in tre parti:

  • redazione e composizione del volume, 25 per cento
  • stampa tipografica e legatoria, 25 per cento
  • promozione e distribuzione organizzata, 50 per cento

È chiaro che si tratta di uno schema semplicistico. I costi reali che un editore affronta possono variare notevolmente: i costi di stampa per un tascabile economico di grandissima tiratura sono inferiori a quando indicato, mentre saranno superiori per un'opera di pregio. Ma questo parametro, applicato alla valutazione dell'editoria a pagamento, rappresenta un utile discrimine per capire se l'offerta che l'autore o l'ente riceve è coerente con il prodotto e i servizi che lo hanno reso tale. In pratica il processo economico base dell'editoria, secondo cui lo scrittore scrive, l'editore vende e il lettore compra, con l'azzeramento del rischio d'impresa viene ribaltato in uno schema nel quale l'editore vende e lo scrittore compra (ed eventualmente, se ci riesce, rivende ai propri conoscenti).

Chi offre il servizio[modifica | modifica sorgente]

Esistono editori che offrono servizi di editoria sostenuta, ovvero la possibilità di pubblicare opere di scarsa o nulla valenza commerciale ma d'elevato contenuto e valore culturale quando sia presente uno sponsor istituzionale che ne sostenga i costi. Questi casi non devono essere confusi con l'editoria a pagamento.

Gli editori a pagamento chiedono all'aspirante autore contributi diretti per la pubblicazione, oppure richiedono l'acquisto di quantità considerevoli di copie come prerequisito per la stampa del libro.

Un'ulteriore fascia di mercato legata all'editoria a pagamento, anche se apparentemente presentata come disintermediazione, è rappresentata dai servizi di autopubblicazione del tipo "printing on demand", o "book on demand", che sono espressamente e dichiaratamente dedicati alla stampa su richiesta, nei quali è l'autore a provvedere personalmente alla confezione editoriale della propria opera, a fronte di un impegno economico più ridotto (spesso con acquisti minimi di 30/50 copie del libro od anche più ridotto). Questo tipo di servizio è in genere offerto direttamente sul Web a prezzi più o meno concorrenziali.[9]

Tendenze future[modifica | modifica sorgente]

Le osservazioni in merito ai larghi margini di abuso non deve far dimenticare la tendenza, anche per autori affermati, di una disintermediazione della figura dell'editore tradizionale. Il fenomeno sta assumendo aspetti mondiali con una riconsiderazione del fenomeno di autoproduzione dei libri [10]. Il libro autoprodotto sta perdendo lo stigma negativo che finora lo ha accompagnato, laddove naturalmente si parli di reale autoproduzione e non di editoria a pagamento. [11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Treccani
  2. ^ Il Corriere della Sera da un trafiletto di Francesco Piccolo[senza fonte]
  3. ^ Editoria a Pagamento - MenteCritica febbraio 2009
  4. ^ Contro l'editoria a pagamento
  5. ^ Miriam Bendìa, Editori a perdere - Viaggio di una giovane scrittrice tra editori a pagamento e non, Stampalternativa
  6. ^ Antonio Barocci, Manuale per non farsi pubblicare, Collana Eretica, Viterbo, Stampa alternativa-Nuovi equilibri, 2001
  7. ^ Enrico Decleva Arnoldo Mondadori p.102
  8. ^ Filo réfe: filo molto resistente costituito da due filati accoppiati o ritorti di cotone, lino, canapa o altra fibra vegetale, usato specialmente per cucire (De Mauro - Il dizionario della lingua italiana - Paravia)
  9. ^ Il BTB e la disintermediazione nell'E-business URL consultato il 19-02-2010
  10. ^ La stampa
  11. ^ mediashift

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Miriam Bendìa, Antonio Barocci, Editori a perdere, Il volume contiene due testi distinti "Viaggio di una giovane scrittrice tra editori a pagamento" della Bendìa e "Manuale per non farsi pubblicare" di Barocci; Collana: Eretica, Viterbo, Stampa alternativa-Nuovi equilibri, 2001, pp. 131 pag., ISBN 8872263360.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]