Eddie Money

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Eddie Money
Eddie Money live
Eddie Money live
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Rock
Pop rock
Hard rock
Periodo di attività 1976 – in attività
Strumento Chitarra
Sassofono
Tastiere
Album pubblicati 20
Studio 11
Live 2
Raccolte 7
Sito web

Edward Joseph Mahoney, in arte Eddie Money (Brooklyn, 21 marzo 1949), è un cantante, chitarrista, sassofonista e compositore statunitense, di genere rock.

Di grande successo negli anni settanta e ottanta, raggiunse molti piazzamenti nella classifica Top 40 americana e diversi dischi di platino.

La sua carriera musicale iniziò quando, trasferitosi a Berkeley, in California, fu notato e posto sotto contratto dalla casa discografica Columbia Records. Negli anni settanta fu in classifica grazie a singoli come Baby Hold On e Two Tickets to Paradise.[1] Il suo successo proseguì poi anche negli anni ottanta, grazie anche ai suoi video musicali, trasmessi frequentemente da MTV, tra i quali si ricorda in particolare Shakin e Think I'm in Love. La sua carriera entrò poi in declino a causa di alcune pubblicazioni di basso livello e ai problemi di dipendenza dalla droga che lo affliggevano.

Money ritornò nel mondo musicale dopo due anni di assenza nel 1986 con il disco di successo Can't Hold Back, che presentò il celebre brano Take Me Home Tonight, che entrò in Top 10, oltre alla canzone I Wanna Go Back. Simile successo ebbe il successivo album Walk on Water, ma la sua carriera da "top 40" finì con il singolo I'll Get By nel 1992, piazzatosi alla posizione numero 21. Durante gli anni novanta e nel nuovo millennio, Money continuò a pubblicare raccolte, presentando talvolta nuove tracce.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Eddie Money nacque a Brooklyn come Edward Mahoney in una famiglia cattolica di origine irlandese, e crebbe a Long Island.[2] Si diplomò alla Island Trees High School di Levittown nel 1967[3] e successivamente seguì le orme del padre, divenendo un poliziotto.[2]

Trasferitosi a Berkeley, entrò a far parte di alcune formazioni locali fino a che, notato dalla case discografica Columbia Records, intraprese la carriera solista, pubblicando nel 1977 l'omonimo album Eddie Money, numero 37 nelle classifiche e dotato di due singoli, Baby Hold On e Two Tickets to Paradise, entrambi entrati nella top 40.

L'anno seguente Money pubblicò un secondo album, dal titolo Life for the Taking, con sonorità più vicine al pop. Il disco salì alla posizione numero 17, diversamente dai due singoli estratti, Can't Keep a Good Man Down e Maybe I'm a Fool, che non entrarono nella top 20.

Due anni dopo, nel 1980, fu dato alle stampe Playing for Keeps, disco che raggiunse la numero 35 negli Stati Uniti ma nessun singolo in top 40. Due anni dopo fu il turno di No Control, con i singoli Shakin, Think I'm In Love e Take A Little Bit. Fu numero 20 negli USA.

Cercando di duplicare il successo di No Control, Money pubblicò Where's the Party? nel 1983. L'album propose i singoli Big Crash, Club Michelle e Leave It To Me, ma raggiunse il più basso piazzamento della sua carriera, la posizione numero 67. Il ritorno al successo di Money si ebbe con il disco Can't Hold Back nel 1986, grazie anche al singolo Take Me Home Tonight, un duetto con Ronnie Spector, che fu numero 4 nella classifica Billboard Hot 100. Altra canzoni di successo furono Wanna Go Back, Endless Nights e We Should Be Sleeping.

Ancora, il singolo "Walk on Water", estratto dall'album del 1988 Nothing to Lose, entrò in top 10. Il disco, che presentava anche tracce come Forget About Love e The Love In Your Eyes, entrò in classifica, diversamente da quelli prodotti in seguito negli anni novanta.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel cartone animato I Simpson nella puntata "Homer ama Flanders" (Stagione 5, episodio 14) Homer fa i complimenti per l'assolo di chitarra fatto da Eddie Money nella canzone "Two Tickets to Paradise" che in quel momento viene trasmessa per radio.
  • Quest'ultima canzone fa parte della colonna sonora di GTA: San Andreas all'interno della radio rock K-DST.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ billboard.com
  2. ^ a b portlandtribune.com
  3. ^ imdb.com

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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