Defibrillatore cardiaco impiantabile
Il defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD nell'acronimo inglese) è un dispositivo elettrico utilizzato nei pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa. Esso viene impiantato chirurgicamente sottocute nella regione pettorale, preferibilmente a sinistra, posizionando gli elettrodi negli atri e nei ventricoli per via transvenosa.
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Cenni storici [modifica]
Il progetto degli ICD fu sviluppato presso una struttura ospedaliera di Baltimora (USA) a cui collaborarono fra gli altri Michel Mirowski[1] e Mir Imran intorno al 1970,[2] anche se il loro primo intervento risale a circa 10 anni prima.
Funzionamento [modifica]
L'uso si fonda sulla generazione di piccoli impulsi elettrici in grado non solo di eseguire una defibrillazione efficace nel 95% dei casi, ma anche di fornire una stimolazione cardiaca bicamerale fisiologica e di monitorare a distanza l'attività ritmica del cuore discriminando tra aritmie sopraventricolari e aritmie ventricolari.
Indicazioni [modifica]
Lo scopo dell'impianto di un ICD è quello di prevenire la morte aritmica per tachicardia ventricolare o per fibrillazione ventricolare.
I pazienti candidati all'impianto di un ICD possono essere distinti in tre categorie [3]:
- pazienti affetti da cardiopatia ischemica, con bassa frazione di eiezione e presenza di scompenso cardiaco, che presentano alto rischio di tachiaritmie ventricolari (prevenzione primaria);
- pazienti sopravvissuti a un primo arresto cardiaco dovuto a tachicardia ventricolare o a fibrillazione ventricolare in assenza di ischemia cardiaca (prevenzione secondaria);
- pazienti che presentano condizioni cliniche rare ma ad alto rischio di morte cardiaca improvvisa, quali la sindrome del QT lungo,[4] la sindrome di Brugada, la displasia aritmogena del ventricolo destro, miocardiopatia ipertrofica.
Per quanto riguarda la presenza di tachicardia ventricolare idiopatica, si deve procedere all'ablazione transcatetere prima di impiantare il defibrillatore.
Struttura [modifica]
L'ICD è formato da:
- Circuito elettronico, che ha una diversa struttura interna rispetto ai normali pacemaker
- Batteria
- Memoria
- Microprocessore che ha il compito di coordinare tutto l'insieme[5]
Tipologia [modifica]
Esistono vari tipi di defibrillatore impiantabili, le forme bicamerali sono utilizzate maggiormente negli USA, studi si discostano da tale scelta raccomandando la forma monocamerale se non vi sono bradiaritmie.[6]
Complicanze [modifica]
Le complicanze acute, dovute alla procedura di impianto, sono: dislocazione degli elettrodi, formazione di ematomi, emorragie, infezioni e, più raramente, sviluppo di pneumotorace. [7]
Le complicanze tardive derivano in genere dall'erogazione di scariche inappropriate da parte del dispositivo. Questo può verificarsi quando gli elettrodi sono malfunzionanti, quando vi sono interferenze elettromagnetiche o quando il circuito non riesce a distinguere correttamente tra aritmie sopraventricolari (quali la fibrillazione atriale) e ventricolari. L'erogazione di scariche multiple (che se non hanno una carica sufficiente vengono ripetute continuamente senza alcun esito) può costituire un problema all'organismo, determinando non solo uno stato di ansia nel paziente, ma anche un vero e proprio danno fisico al miocardio con peggioramento della funzione ventricolare.[3]
In caso di intervento chirurgico, occorre disattivare l'ICD e riprogrammarlo solo a intervento terminato.
Follow up [modifica]
Se non si registrano danni o anomalie, i dispositivi durano dai 5 ai 9 anni.[8] Il paziente deve essere sottoposto a controlli periodici almeno ogni 6 mesi nei primi anni, per monitorarne le condizioni cliniche ma anche per raccogliere informazioni attraverso il dispositivo stesso.
Note [modifica]
- ^ L. Bing Liem, Implantable cardioverter-defibrillator: a practical manua p. 1l, Springer, 2001. ISBN 978-0-7923-6743-7
- ^ Mirowski M. Mower MM (1971). Automatic defibrillation. Jama. 217: 964.
- ^ a b ACC/AHA/HRS 2008 Guidelines for Device-Based Therapy of Cardiac Rhythm Abnormalities
- ^ Groh WJ, Silka Mj, Oliver RP (1996). Use of implantable cardioverter-defibrillators in the congenital long-QT syndrome. J Cardiol. 78: 703.
- ^ Pinski SL, Fahy Gj (1999). Implantable cardioverter-defibrillators. J Med. 106: 446.
- ^ Wilkoff BL, Cook JR, Epstein AE (2002). Dual-chamber pacing in patients with an implantable defibrillator.The Dual Chamber and VVI implantable defibrillator (DAVID) trial. Jama 288: 3115.
- ^ Reynolds MR, Cohen Dj, Kugelmass AD et al (giugno 2006). The Frequency and Incremental Cost of Major Complications Among Medicare Beneficiaries Receiving Implantable Cardioverter-Defibrillators. J Am Coll Cardiol 47(12): 2493–2497. DOI:10.1016.
- ^ Eugene Braunwald, Malattie del cuore (7ª edizione) p.792, Milano, Elsevier Masson, 2007. ISBN 978-88-214-2987-3
Bibliografia [modifica]
- Eugene Braunwald, Malattie del cuore (7ª edizione), Milano, Elsevier Masson, 2007. ISBN 978-88-214-2987-3
- Per la parte storica L. Bing Liem, Implantable cardioverter-defibrillator: a practical manual, Springer, 2001. ISBN 978-0-7923-6743-7
Voci correlate [modifica]
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