Conferenza di servizi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La conferenza di servizi è un istituto della legislazione italiana di semplificazione amministrativa dell'attività della pubblica amministrazione della Repubblica Italiana.

Disciplina normativa[modifica | modifica sorgente]

L'istituto in passato era previsto, in alcune particolari ipotesi, da leggi speciali: come ad esempio dalla legge 6 dicembre 1962 n. 1643 ed in materia urbanistica, come previsto dall’art. 81 del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616.[1]

Venne poi disciplinato in via generale dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.[2] La legge 11 febbraio 2005, n. 15 introdusse poi la possibilità che essa potesse svolgersi con strumenti telematici.

La disciplina della conferenza di servizi di recente è stata profondamente riformata dall'art. 49 del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito con modificazioni in legge 30 luglio 2010 n. 122.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il suo scopo è quello di facilitare l'acquisizione, da parte della pubblica amministrazione, di autorizzazioni, atti, licenze, permessi e nulla-osta o di altri elementi comunque denominati, mediante convocazione di apposite riunioni collegiali (cosiddetta conferenza) anche finalizzati all'emissione di un provvedimento amministrativo.
Nelle intenzioni del legislatore essa può essere visto sia come un modulo procedimentale di semplificazione che come uno strumento di coordinamento, diretto a soppesare ed aggregare la pluralità degli interessi coinvolti in un determinato procedimento.

Le determinazioni della conferenza di servizi si sostituiscono alle autorizzazioni finali ed hanno lo scopo di velocizzare la conclusione di un procedimento amministrativo, ad esclusione di concessioni edilizie, permessi di costruire e Denuncia di inizio attività in edilizia.

Tipologie[modifica | modifica sorgente]

Le tipologie di conferenza previste sono le seguenti:

  • conferenza istruttoria (o preliminare):
« Qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo, l'amministrazione procedente può indire una conferenza di servizi.[3] »
  • conferenza istruttoria predecisoria: viene convocata, su istanza dell'interessato (che ne sopporterà gli oneri) per progetti preliminari di particolare complessità;
  • conferenza telematica;
  • conferenza decisoria: viene convocata con l'obiettivo di creare una sede decisionale che sostituisca tutti gli atti prodromici al provvedimento finale. La conferenza è obbligatoria quando l'amministrazione procedente deve acquisire intese, concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro trenta giorni dalla ricezione, da parte dell'amministrazione competente, della relativa richiesta. Può essere inoltre convocata facoltativamente, in caso di intervenuto dissenso da parte di una o più amministrazioni;
  • conferenza in materia di project financing.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Articolo poi abrogato dall’art. 4 del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 383.
  2. ^ Artt. 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater, 14-quinquies.
  3. ^ Art. 14, comma 1 legge 241/1990

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]