Pubblica amministrazione italiana

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La pubblica amministrazione italiana (abbrev. P.A.), nell'ordinamento giuridico italiano, indica il complesso degli enti pubblici facenti parte della pubblica amministrazione della repubblica italiana, secondo le leggi vigenti.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Contrattualizzazione del pubblico impiego in Italia, Costituzione della Repubblica Italiana, Privatizzazione del diritto del lavoro pubblico in Italia e Statuto albertino.

All'epoca dello statuto albertino (promulgato il 4 marzo 1848 da Carlo Alberto di Savoia), la titolarità della funzione organizzatrice spettava alla stessa organizzazione che vi provvedeva mediante atti di autonormazione. A parte il caso-limite dell'organizzazione militare, che dava luogo a rapporti di supremazia speciale, la funzione organizzatrice era di spettanza del governo, cioè della stessa organizzazione "amministrata".

Con l'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana (1º gennaio 1948), gli articoli 97 e 98 hanno accolto la soluzione opposta, attribuendo la titolarità della funzione organizzatrice al Parlamento della Repubblica Italiana, che la esercita attraverso atti di eteronormazione, sancendo così l'assoluta preminenza del principio di legalità.

La pubblica amministrazione italiana ha attraversato un profondo processo evolutivo, a partire dagli anni novanta del XX secolo a oggi. Gli ultimi anni del secolo sono stati caratterizzati da un momento di grande crisi politica e istituzionale che ha finito per coinvolgere anche la P.A. La grande produzione normativa avvenuta in tale periodo, che ha visto essenzialmente la contrattualizzazione del pubblico impiego in Italia, che ha portato alla privatizzazione del diritto del lavoro pubblico nel paese, è stata segnata da una grande coerenza che la lega a un filo comune: quello di semplificare la pubblica amministrazione con il decentramento di molte funzioni dallo Stato agli enti locali, e riformando tutta l'attività sulla base di diversi criteri.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La pubblica amministrazione dipende dal governo della Repubblica Italiana, che ne orienta gli indirizzi generali attraverso i ministeri, ai quali fanno capo branche dell'intero apparato divise per materie. Come le aziende private che producono servizi, anche la pubblica amministrazione dispone di risorse economiche, patrimoniali e umane. Le amministrazioni, articolate quindi a livello centrale e periferico, sovrintendono alle funzioni e ai servizi che lo Stato, eventualmente insieme ai vari enti pubblici, ha l'obbligo di garantire e rendere alla collettività (non solo dei cittadini, ma di tutti gli individui che per qualche motivo si trovino sul territorio statale) secondo i criteri e i princìpi previsti dalla legge.

La Costituzione, attribuendo al parlamento della Repubblica Italiana la funzione organizzatrice, ha anche stabilito il principio dell'assunzione di personale nella P.A. mediante concorso pubblico, ciò al fine garantire la meritocrazia e il passaggio fra le cariche da un rapporto fiduciario a un rapporto impersonale, caratteristico di un moderno stato di diritto.

Gli enti[modifica | modifica wikitesto]

Ai sensi del D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 si intendono per amministrazioni pubbliche tutte le amministrazioni dello Stato (ad esempio i ministeri della repubblica e le loro articolazioni territoriali come motorizzazione civile, direzioni territoriali del lavoro, uffici amministrativi presso i tribunali e così via), gli istituti e scuole di ogni ordine e grado, le istituzioni universitarie, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie (università, enti pubblici di ricerca), gli istituti autonomi case popolari, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende sanitarie locali e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le agenzie fiscali di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.[1]

Il CONI, ai sensi del D. Lgs 8 gennaio 2004, n. 15 che lo ha riformato, è un ente pubblico non economico. Sussitono poi particolari eccezioni, dovute alla natura e all'attività pubblica di taluni enti, come ad esempio l'Unione Italiana Tiro a Segno. Non ne fanno parte infine gli enti pubblici economici.

Incidenza sul bilancio pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sistema europeo dei conti nazionali e regionali.

Ai fini della classificazione di contabilità pubblica, le pubbliche amministrazioni sono censite dall'ISTAT secondo criteri di natura statistico-economica aderenti al sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec95), il sistema europeo dei conti. L'istat predispone l'elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle amministrazioni pubbliche (Settore S13), i cui conti concorrono alla costruzione del conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche.[2]

Periodicamente ISTAT pubblica tale elenco ai sensi dell'art. 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n.196.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

In dottrina e in giurisprudenza si discute delle caratteristiche peculiari, che contraddistinguano una pubblica amministrazione da altri organismi privi dell'attributo della pubblicità.

L'amministrazione pubblica si differenzia dall'impresa per l'assenza di scopo di lucro. Dal punto di vista contabile, una P.A. non dichiara né un utileprofitti, ed inoltre non è soggetta all'istituto del fallimento; sono però generalmente tenute a redigere e tenere un proprio bilancio d'esercizio e sono tuttavia passibili eventualmente di liquidazione amministrativa. La pubblica amministrazione è dotata di personalità giuridica, ma è esclusa dalle forme di questa tipiche delle imprese private, previste nel diritto societario. Infine le pubbliche amministrazioni sono spesso vincolate da una serie di norme ad impostare la propria attività seguendo trasparenza e pubblicità, come stabilito ad esempio dal d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33.

Il ruolo e l'attività[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Contabilità pubblica, Diritto pubblico dell'economia e Interesse pubblico.

Storicamente, molti settori dei servizi sono sempre stati gestiti dalla P.A., basti pensare all'erogazione di energia elettrica (legge 6 dicembre 1962, n. 1643), il servizio telefonico (affidato sino agli anni '90 in concessione esclusiva alla SIP) o alla gestione del trasporto ferroviaro pubblico (Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato).

Nel corso del tempo - soprattutto a partire dagli anni '90 del XX secolo - a causa di veri fattori e soprattutto sotto la spinta normativa dell'Unione Europea, si sono prodotte varie riforme legislative che hanno introdotto la privatizzazione di varie attività, lasciando però alla diretta gestione della pubblica amministrazione alcuni settori di importanza strategica (alcuni dei quali in concorrenza con gli operatori privati): la difesa, l'ordine pubblico interno, la giustizia, la sanità, l'istruzione scolastica, ecc.

L'attività della P.A., sulla base del dettato costituziuonale, si svolge all'insegna dei criteri di buon andamento e imparzialità;[3] può essere un'attività tipicamente autoritativa, unilaterale e burocratica, oppure di matrice consensuale. Essa è organizzata e informata sulla base dei seguenti principi e criteri:

  • efficienza, cioè esercitare le proprie funzioni in modo da ottenere risultati col minor dispendio di risorse economiche possibile;
  • efficacia, intesa come la capacità di produrre l’effetto voluto;
  • economicità, intesa come il minor costo possibile impiegato nel rapporto tra i mezzi economici impiegati e le risorse umane e materiali da acquisire per il soddisfacimento dell'interesse pubblico.

Infine le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.[4]

La responsabilità giuridica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Responsabilità della pubblica amministrazione italiana.

Sebbene l'art. 28 della Costituzione instauri un certo parallelismo fra l'agente e la pubblica amministrazione per quel che riguarda la responsabilità verso terzi dell'illecito, la legislazione ordinaria, apparentemente, in contrasto con lo stesso articolo, crea invece un dislivello ispirandosi all'art. 97 sul buon funzionamento, rendendo l'agente responsabile solo nei casi in cui ricorra dolo o colpa grave.[senza fonte]

La pubblica amministrazione è responsabile, invece, in maniera concorrente in questi due casi e esclusivamente quando ricorre la colpa lieve. L'unico caso in cui l'agente è responsabile esclusivo è quando il suo agire esuli completamente dai fini perseguiti dalla P.A. interessata.

Personale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dirigente (pubblica amministrazione italiana) e Impiegato statale (Italia).

La classificazione dei lavoratori dipendenti della pubblica amministrazione italiana era tradizionalmente ripartita nel sistema delle carriere, ai sensi del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 e successivamente delle qualifiche ex legge 11 luglio 1980, n. 312. In rapporto di lavoro, originariamente regolato da norme di diritto pubblico, è invece oggi disciplinato dal diritto privato.

Reclutamento e requisiti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bando di concorso e Concorso#Italia.

La costituzione della Repubblica Italiana stabilisce il principio dell'accesso impieghi nelle pubbliche amministrazioni mediante concorso pubblico,[5] per legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, salvo in alcune ipotesi di assunzione diretta tassativamente indicati da norme speciali.

Le modalità di svolgimento dei concorsi e dell'accesso agli impieghi sono rispettivamente disciplinati dal D.P.R. 3 maggio 1957, n. 686 , dal D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 e dal d.lgs 30 marzo 2001, n. 165.

I concorsi pubblici per le assunzioni nelle amministrazioni dello Stato e nelle aziende autonome si espletano di norma a livello regionale.[6] In particolare, l'accesso alla P.A. italiana avviene:[7]

« a) per concorso pubblico aperto a tutti per esami, per titoli, per titoli ed esami, per corso-concorso o per selezione mediante lo svolgimento di prove volte all'accertamento della professionalità richiesta dal profilo professionale di qualifica o categoria, avvalendosi anche di sistemi automatizzati;

b) mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento tenute dagli uffici circoscrizionali del lavoro che siano in possesso del titolo di studio richiesto dalla normativa vigente al momento della pubblicazione dell'offerta di lavoro;

c) mediante chiamata numerica degli iscritti nelle apposite liste costituite dagli appartenenti alle categorie protette di cui al titolo 1 della legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modifiche ed integrazioni. E' fatto salvo quanto previsto dalla legge 13 agosto 1980, n. 466. »

Le competenze, insieme con gli eventuali requisiti previsti per legge, sono indicati nel bando di concorso emanato dall'amministrazione, nel rispetto della normativa vigente. È inoltre necessario dimostrare di essere in regola con gli obblighi militari.[8]

Per quanto riguarda i requisiti, la legge 15 maggio 1997, n. 127 (la prima delle cosiddette leggi Bassanini) ha statuito l'assenza di limiti di età, salvo casi particolari,[9] come confermato dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato nel 2007.[10] Il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (cosiddetto decreto del fare) - convertito in legge 9 agosto 2013, n. 9 ha abolito l'obbligo della presentazione, da parte dei vincitori di concorso, di certificato medico attestante l'idoneità psicofisica all'impiego. L’amministrazione ha tuttavia facoltà di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori di concorso, in base alla normativa vigente.[11]

Non sono inoltre previste limitazioni per gli obiettori di coscienza ammessi a prestare il servizio civile obbligatorio, salvo che per qualunque impiego che comporti l'utilizzo di armi e per l'arruolamento nelle forze armate italiane e nelle forze di polizia italiane a ordinamento militare e/o civile,[12] tranne che nel caso essi abbiano rinunciato allo status di obiettore.[13] Il d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 ("Codice dell'ordinamento militare") ha previsto una riserva obbligatoria dei posti messi a concorso, pari al 30%, per l'assunzione agli impieghi civili nelle pubbliche amministrazioni di personale a favore degli appartenenti alla categoria dei militari di truppa delle forze armate italiane al termine della ferma o rafferma, congedati senza demerito, fermi restando i diritti dei soggetti aventi titolo all'assunzione obbligatoria ai sensi del d.lgs. 23 novembre 1988, n. 509 e della legge 12 marzo 1999, n. 68.[14] La riserva, come precisato dal parere del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri in data 11 aprile 2012, non si applica relativamente all'assunzione di personale dirigente.[15]

Circa le limitazioni, il D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 dispone che:

« Non possono accedere agli impieghi coloro che siano esclusi dall'elettorato politico attivo, nonché coloro che siano stati destituiti o dispensati dall'impiego presso una pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero siano stati dichiarati decaduti da un impiego statale, ai sensi dell'articolo 127, primo comma, lettera d), del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato,approvato con DPR 10 gennaio 1957, n. 3.[16] »

Il rapporto di lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la contrattualizzazione del pubblico impiego italiano e della privatizzazione del diritto del lavoro pubblico in Italia, come peraltro ulteriormente ribadito dalla legge 28 giugno 2012, n. 92, è regolato da norme di diritto privato che ha nei CCNL di comparto (stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e l'ARAN), una particolare disciplina; destinatari di altre specifiche e tipiche norme sono alcune figure; ad esempio per quanto riguarda le forze di polizia italiane il personale della polizia locale (polizia municipale, polizia provinciale) della Polizia di Stato, della Polizia penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato è a oggi contrattualizzato, insieme a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (quest'ultimo non costituendo un corpo di polizia in senso stretto), salvo particolari disposizioni. Costituiscono poi eccezione gli appartenenti alle forze di polizia a ordinamento militare come l'Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera e tutte le forze armate italiane, che insieme ad altre particolari categorie come la magistratura italiana e ai professori universitari conservano una disciplina del rapporto di lavoro e dello status, nonostante la privatizzazione del diritto del lavoro pubblico in Italia per la maggior parte ancora in regime di diritto pubblico.

Ai sensi dell'art. 7 del decreto legge 24 giugno 2014 - convertito in legge 11 agosto 2014, n. 111 - i distacchi sindacali di cui beneficiano i dipendenti a seguito del processo di "privatizzazione" del rapporto di lavoro sono stati ridotti del 50%. Per le forze di polizia ad ordinamento civile ed il corpo nazionale dei vigili del fuoco si prevede invece che alle riunioni sindacali passa partecipare un solo rappresentante delle organizzazioni sindacali interessate, come peraltro precisato dalla circolare del Ministero per la funzione pubblica n. 5/2014.[17]

Lo stato giuridico[modifica | modifica wikitesto]

Lo stato giuridico degli impiegati civili è regolato dal D.P.R 10 gennaio 1957, n. 3, mentre norme particolari sono però stabilite per determinate categorie di soggetti, come per gli appartenenti alle forze di polizia italiane e forze armate italiane. Ad ogni modo vi è tuttavia da osservare che i dipendenti pubblici italiani non sono sempre pubblici ufficiali: ciò infatti dipende dalla funzione che svolgano. Essi sono anche destinatari di particolare disciplina riguardo al comportamento durante il servizio: la regolamentazione è contenuta nel D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62[18] che ha sostituito il precedente decreto del Ministero della funzione pubblica datato 28 novembre 2000.

I dipendenti delle amministrazioni pubbliche italiane qualora svolgano attività a contatto con il pubblico sono inoltre tenuti a rendere conoscibile il proprio nominativo mediante l’uso di cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro, tranne che nelle ipotesi previste dalla legge.[19] Inoltre, in base all'art. art. 1 comma 51 della legge 6 novembre 2012, n. 190 prevede particolari protezioni (inclusa la non licenziabilità) a fovore del personale che abbia segnalato la commissione di reati da parte di colleghi o superiori, alla magistratura italiana, inclusa la Corte dei Conti. In tema di incompatibilità e di inconferibilita di incarichi, inclusi quelli dirigenziali, è intervenuto il d.lgs. 8 aprile 2013, n. 39, che prevede particolari disposizioni in materia.

Il personale della pubblica amministrazione è infine normalmente vincolato da una "clausola di esclusività", che consiste nel divieto di intrattenere rapporti di lavoro a qualsiasi titolo (collaborazione, lavoro subordinato, ecc.) con datori di lavoro privato, l'esercizio di attività imprenditoriali e in generale della libera professione. Il divieto, fra l'altro, ha l'obiettivo di prevenire potenziali conflitti di interesse fra la funzione pubblica e gli altri rapporti di lavoro. La casistica dei divieti ammette tuttavia alcune eccezioni, stabilite però dalle leggi. Esso può inoltre chiedere il rilascio (anche per i familiari) di particolare documenti, le tessere AT e BT (le prime di colore verde, le seconde colore azzurro) che fungono da documento di riconoscimento in Italia; per gli appartenenti alle forze armate italiane è invece previsto il rilascio della Carta multiservizi della Difesa.

Mobilità[modifica | modifica wikitesto]

I dipendenti delle pubbliche amministrazioni italiane per contro sono soggetti a una normativa che consente diverse possibilità di mobilità, che può essere intracompartimentale (tra amministrazioni dello stesso comparto, ad esempio da Comune a Comune) o intercompartimentale (tra comparti diversi, per esempio da Comune ad Agenzia delle Entrate). Il decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, ha sabilito inoltre che al fine di agevolare i processi di mobilità che la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica - istituisca un apposito portale web.[20]

Anzitutto le pubbliche amministrrazioni, prima di indire nuove procedure concorsuali per il reclutamento di personale per la copertura di posti vacanti in organico, devono attuare le procedure di mobilità secondo l'art. 1, comma 1 del D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.[21] Si deve poi ricordare che che la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per l'anno 2006)[22] all'art. 1, comma 230 stabilì un limite minimo di permanenza, da parte dei vincitori di concorso, in prima assegnazione presso l'amministrazione presso la quale essi prestino servizio:

« I vincitori dei concorsi devono permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a cinque anni. La presente disposizione costituisce norma non derogabile dai contratti collettivi. »

L'art. 4 del predetto decreto-legge n. 90/2014 ha disposto che nello stato di previsione del bilancio del Ministero dell'Economia e delle Finanze, venga previsto un fondo destinato al miglioramento dell'allocazione del personale presso le pubbliche amministrazioni, da attribuire alle amministrazioni destinatarie dei predetti processi, e al quale confluiscono risorse economiche pari al trattamento economico del personale dell'amministrazione cedente, i cui criteri di utilizzo e le modalità di gestione delle risorse vengano stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze.

Riguardo alla mobilità vera e propria, essa può essere classificata secondo le seguienti tipologie:

  • compensativa
  • obbligatoria
  • volontaria

La norma tuttavia non si applica al personale docente del comparto scuola, che prevede invece uno specifico vincolo biennale sulla sede e triennale nella provincia di assunzione.[23] Tale vincolo non si applica al personale portatore di handicap,[24] mentre per il personale ATA attualmente non si prevede alcun vincolo.

Riguardo alla prima tipologia, che è su base sostanzialmente volontaria, è prevista dall'art. 7 del D.P.C.M. 5 agosto 1988, n. 325, essa può essere disposta previo ottenimento di apposita autorizzazione (nulla osta) da parte della amministrazione di provenienza e di quella di destinazione:

« È consentita in ogni momento [...] la mobilità dei singoli dipendenti presso la stessa od altre amministrazioni, anche di diverso comparto, nei casi di domanda congiunta di compensazione con altri dipendenti di corrispondente profilo professionale, previo nulla osta dell'amministrazione di provenienza e di quella di destinazione. »

Il vincolo suindicato della prima assegnazione quinquennale non è quindi di impedimento alla mobilità per interscambio, disponibile a prescindere da limiti temporali. Tuttavia la norma parla di profilo professionale e non di qualifica.[non chiaro]

In base alla seconda, disciplinata dal D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 ma introdotta dal decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, si prevede che i dipendenti pubblici possano essere trasferiti, nell'ambito della stessa amministrazione o tra amministrazioni diverse previo accordo tra le stesse, ad altro uffico entro un raggio di 50 km poiché esse costituiscono medesima unità produttiva ai sensi dell'art. 2103 del codice civile italiano:

« ... le sedi delle amministrazioni pubbliche ... collocate nel territorio dello stesso comune costituiscono mesima unità produttiva ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile. Parimenti costituiscono medesima unità produttiva le sedi collocate a una distanza non superiore ai cinquanta chilometri dalla sede in cui il dipendente è adibito. I dipendenti possono prestare attività lavorativa nella stessa amministrazione o, previo accordo tra le amministrazioni interessate, in altra, nell'ambito dell'unità produttiva come definita nel presente comma. Con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa intesa, ove necessario, in sede di conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281, possono essere fissati criteri per realizzare i processi di cui al presente comma, anche con passaggi diretti di personale tra amministrazioni senza preventivo accordo, per garantire l'esercizio delle funzioni istituzionali da parte delle amministrazioni che presentano carenze di organico.[25] »

La terza infine - sempre disciplinata dal D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 - è regolata nelle modalità e condizioni; viene stabilito però il requisito dell'assenso della amministrazione di appartenenza, tranne in alcuni casi:

« Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti ... appartenenti a una qualifica corrispondente e in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento, previo assenso dell'amministrazione di appartenenza. Le amministrazioni, fissando preventivamente i requisiti e le competenze professionali richieste, pubblicano sul proprio sito istituzionale, per un periodo pari almeno a trenta giorni, un bando in cui sono indicati i posti che intendono ricoprire attraverso passaggio diretto di personale di altre amministrazioni, con indicazione dei requisiti da possedere. In via sperimentale e fino all'introduzione di nuove procedure per la determinazione dei fabbisogni standard di personale delle amministrazioni pubbliche, per il trasferimento tra le sedi centrali di differenti ministeri, agenzie ed enti pubblici non economici nazionali non è richiesto l'assenso dell'amministrazione di appartenenza, la quale dispone il trasferimento entro due mesi dalla richiesta dell'amministrazione di destinazione, fatti salvi i termini per il preavviso e a condizione che l'amministrazione di destinazione abbia una percentuale di posti vacanti superiore all'amministrazione di appartenenza. ...[26] »

In quest'ultimo caso distinguiamo quindi, riguardo alla mobilità volontaria espressa dal lavoratore, la prescrizioni per le pubbliche amministrazioni nei confronti delle quali si fa domanda di trasferimento procedere alla formazione di apposite graduatorie;[27] nel secondo caso invece viene specificata la mobilità che le amministrazioni devono esperire ai sensi dei dettami dell'art. 30 del D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165. In queste ipotesi comunque il personale trasferito non può se non per inderogabile esigenza di servizio, essere destinato ad altra sede di servizio non prima che siano trascorsi 5 anni.[28]

L’amministrazione di destinazione che accoglie la domanda provvede alla riqualificazione dei dipendenti anche avvalendosi della scuola nazionale dell’amministrazione; in ogni caso si utilizzano le risorse disponibili e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.[29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Art. 1 comma 2 d.lgs 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall'art. 1 comma 1 della legge 15 luglio 2002, n. 145.
  2. ^ Le unità istituzionali appartenenti al settore delle Amministrazioni Pubbliche da istat.it, 15 ottobre 2013
  3. ^ Sanciti dagli articoli 97 e 98 della Costituzione della Repubblica Italiana
  4. ^ Art. 97, nuovo primo comma introdotto dall'art. 2 della legge costituzionale 23 aprile 2012 n. 95
  5. ^ Art. 97 comma 3 Costituzione della Repubblica Italiana
  6. ^ Art. 35 comma 5 d.lgs 30 marzo 2001, n. 165.
  7. ^ Art. 1 comma 1 DPR 9 maggio 1994, n. 487; art. 1 lett. A) e b) d.lgs 30 marzo 2001, n. 165.
  8. ^ Come stabilito dall'art. 4 DPR 14 febbraio 1964, n. 237; art. 2, comma 7 bis, D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487 ed art 2, DPR 30 ottobre 1996, n. 693. Tuttavia, dopo la sospensione delle chiamate al servizio militare di leva in Italia (stabilita a partire dal 1º gennaio 2005) sostanzialmente l'obbligo è limitato a casi particolari, previsti dalla legge.
  9. ^ Art. 3 comma 6 legge 15 maggio 1997 n. 127
  10. ^ Concorsi pubblici, limiti di età, abolizione, casi particolari, regolamento, necessità da altalex.com La sentenza del Consiglio di Stato 27 dicembre 2007 n. 6657 ha essenzialmente confermato i dettami della norma del 1997, facendo però salvi casi particolari connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità.
  11. ^ Assunzioni nel pubblico impiego, soppresse le certificazioni sanitarie da diritto.it, 21 agosto 2013
  12. ^ Art. 636 d.lgs 15 marzo 2010 n.66 comma 1
  13. ^ Art. 636 d.lgs 15 marzo 2010 n.66 commi 2 e 3
  14. ^ Art. 1014 comma 3 d.lgs 15 marzo 2010 n. 66
  15. ^ (PDF)Parere del Dipartimento della Funzione pubblica del Consiglio dei Ministri DFP 0015195 dell'11/04/2012
  16. ^ Art. 2 comma 3 DPR 9 maggio 1994 n. 487
  17. ^ (PDF) Circolare del Ministero per la funzione pubblica n. 5/2014
  18. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 4 giugno 2013 n. 129
  19. ^ Art. 55-novies d.lgs 30 marzo 2001 n. 165.
  20. ^ Art. 4 comma 1 decreto legge 24 giugno 2014 n. 90.
  21. ^ Art. 30 comma 2-bis d.lgs 30 marzo 2001 n. 165.
  22. ^ Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29 dicembre 2005 n. 302 - supplemento. ordinario n. 211
  23. ^ Art. 399 comma 3 d.lgs 16 aprile 1994 n. 297
  24. ^ Art. 21 legge 5 febbraio 1992, n. 104
  25. ^ Art 30 comma 2 d.lgs 30 marzo 2001 n. 165 come modificato dall'art. 4 comma 2 decreto legge 24 giugno 2014 n. 90
  26. ^ Art. 30 comma 1 d.lgs 30 marzo 2001 n. 165 come modificato dall' art. 4 comma 1 decreto legge 24 giugno 2014 n. 90
  27. ^ Art. 4 comma 3 D.P.C.M. 5 agosto 1988, n. 325
  28. ^ Art. 6 D.P.C.M. 5 agosto 1988, n. 325
  29. ^ Art. 30 comma 1-bis d.lgs 15 marzo 2001 n. 165 come modificago dal decreto legge 24 giugno 2014, n. 90

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]