Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi

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Coordinate: 40°50′41.34″N 14°15′01.89″E / 40.844816°N 14.250525°E40.844816; 14.250525

Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Titolare Sant'Anna
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Architetto Gaetano Sacco
Stile architettonico barocco, stile gotico
Inizio costruzione 1411
Completamento XVII secolo

La chiesa di Sant'Anna dei Lombardi (detta anche Santa Maria di Monteoliveto) si trova a Napoli, in piazza Monteoliveto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa venne fondata nel 1411 da Gurello Origlia, protonotario del re Ladislao di Durazzo, che patrocinò la costruzione di una piccola chiesa detta di Santa Maria di Monteoliveto, affidata ai padri Olivetani. La fabbrica fu sottoposta a radicali lavori di ampliamento da parte di Alfonso I di Napoli e ben presto divenne tra le favorite della corte Aragonese. Nel XVII secolo la chiesa fu trasformata in stile barocco da Gaetano Sacco. Nel 1798 Ferdinando I delle Due Sicilie dispose l'allontanamento degli olivetani.

Il 26 luglio 1805 la chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, progettata nel 1582 dal lombardo Domenico Fontana, situata nell'omonima via tra il palazzo Ventapane e il palazzo Carafa di Maddaloni, già ferita dalla caduta del tetto nel 1798, crollò in gran parte a causa di un terremoto ed in quest'occasione andarono dispersi tre dipinti del Caravaggio, che erano stati eseguiti appositamente per Alfonso Fenaroli (nobile bresciano) per ornare la sua cappella: il San Francesco in meditazione, il San Francesco che riceve le stimmate ed una Resurrezione;[1] di quest'ultima, il pittore fiammingo Louis Finson (o Finsonius) realizzò una copia oggi ad Aix-en-Provence.[1]

L'arciconfraternita dei Lombardi si spostò allora nella chiesa di Monteoliveto che in questa occasione fu ridenominata in Sant'Anna dei Lombardi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La navata verso l'altare maggiore

La chiesa è ricordata in genere perché testimonia l'interesse che in Napoli suscitarono fermenti artistici sviluppatisi nel rinascimento fiorentino, soprattutto dal punto di vista architettonico. Le grandi cappelle a pianta centrale rimandano chiaramente alle analoghe costruzioni fiorentine e l'intervento di Benedetto da Maiano è da mettere in relazione alle cappelle Piccolomini e Correale.

La navata verso la controfacciata

Il resto dell'edificio si presenta invece nella veste che le fu data nel XVII secolo, sacrificando l'originaria in stile gotico, di cui rimangono alcune finestre tamponate visibili all'esterno, sui lati, e l'atrio, in piperno caratterizzato dall'arco a sesto ribassato tipico del tardogotico napoletano, ricostruito, comunque, dopo i bombardamenti nel 1943.

Da ricordare inoltre che il presbiterio fu aggiunto nel XVI secolo e che all'interno vi è una vera e propria antologia della scultura del Quattrocento e del Cinquecento. Sono infatti presenti opere di Guido Mazzoni, Antonio Rossellino, Benedetto da Maiano, Giovanni da Nola, Pedro Rubiales e molti altri. Nell'atrio gotico è invece conservata l'edicola sepolcrale di Domenico Fontana, costruita nel 1627 dai figli Sebastiano e Giulio Cesare Fontana e proveniente dalla distrutta chiesa di Sant'Anna, mentre l'altare maggiore fu eseguito su disegno di Giovan Domenico Vinaccia da Bartolomeo e Pietro Ghetti.

La controfacciata ospita nella parte superiore l'organo "F.lli Lingiardi di Pavia" (1904) e nella parte inferiore gli altari Ligorio e Del Pezzo.

Cappelle[modifica | modifica sorgente]

L'altare maggiore

La facciata della chiesa è composta da un arco in piperno; l'interno è a navata centrale con copertura a botte e cupola e cinque cappelle a lato, più altre due laterali all'abside. Appena entrati nell'edificio, si ammirano ai lati l'altare gentilizio della famiglia de Liguoro (1532) e l'altare della famiglia del Pezzo (1524).

Tra le cappelle, tutte rinascimentali, spiccano la cappella Correale (con architettura ispirata alla maniera di Giuliano da Maiano in cui trovano alloggio sculture di Benedetto da Maiano), la cappella Tolosa (di Giuliano da Maiano con sculture dei Della Robbia e affreschi di Cristoforo Scacco di Verona) e la cappella Piccolomini; nelle altre invece ci sono tombe della nobiltà napoletana del XV secolo e tutte sono decorate da affreschi di Giuseppe Simonelli, di Baldassarre Aloisi, Nicola Malinconico, Annibale Caccavello, Francesco Solimena e altri.

Lato destro[modifica | modifica sorgente]

Cappella Mastrogiudice

Caratterizza l'ambiente un'opera scultorea raffigurante la Madonna col Bambino e San Giovannino tra i santi Gerolamo e Andrea di Giovanni da Nola, un organo monumentale della fine del XVII secolo e cicli di affreschi di Battistello Caracciolo.

  • Cappella dell'Annunciazione: adiacente alla prima, vi è un'altra cappella in cui sono presenti due opere di Girolamo Santacroce: Madonna col Bambino ed i santi Pietro e Giovanni Battista e Cristo e san Pietro sulle acque del lago di Tiberiade.
Cappella di santa Francesca Romana

Caratterizzata da Storie della vita della Santa di Vincenzo Fato, affreschi di Giuseppe Simonelli raffiguranti Storie della vita di Santa francesca Romana e da un'opera di Giovan Battista Lama.

Cappella di sant'Antonio da Padova

Vi sono affreschi di Nicola Malinconico con Storie della vita di sant'Antonio e sull'altare due opere di Annibale Caccavello raffiguranti Sant'Antonio da Padova e Predica di sant'Antonio.

Cappella Scala - lapide della famiglia Scala
La sala che precede la sacrestia del Vasari
Cappella Scala

Accoglie i resti di militari della famiglia Scala, di probabile origine spagnola. Tali resti sono ospitati sotto la lapide posta al centro del pavimento a fiori di marmo rossi, bianchi e neri. Alcune fonti del XVII secolo riferiscono dell'esistenza di una lapide dedicata a Galzerano e Livio Scala, la quale non è però più visibile. La cappella mostra sulla parete di fondo un altare del Settecento, sormontato da un crocifisso ligneo di ignoto maestro, nonché un ciclo di affreschi di Nicola Malinconico raffiguranti Storie della vita di Cristo.

Cappella di san Cristoforo

Posto sull'altare vi è un San Cristoforo di Francesco Solimena, su una parete il monumento funebre a Cesare Bosco di Matteo Bottiglieri e nella volta affreschi raffiguranti Storie della vita di san Cristoforo di Giuseppe Simonelli.

Cappella Orefice (a lato dell'abside)

Vi sono cicli di affreschi di Luigi Rodriguez su Storie e Virtù della Vergine. Su entrambe le pareti laterali invece, i monumenti funebri a Antonio Orefice e suo figlio di Girolamo D'Auria.

Passaggetto (nel transetto destro)
  • Cappella Fiodo: Raggiungibile tramite passaggetto, vi sono poste sulle pareti laterali da un lato il monumento sepolcrale di Antonio d'Alessandro e sua moglie, lui barone di Cardito e grande diplomatico e giurista italiano, lei era una nobile napoletana Maddalena Riccio (Rizzo), dei Patrizi di Nido. L'intera opera appartiene a Giovan Tommaso Malvito ed è datata 1491. Dall'altro vi è il monumento funebre di Antonio Fiodo di Francesco da Sangallo e Bernardino del Moro. Altre opere di Pedro Roviale abbelliscono la cappella.
  • Anticamera che dà alla sacrestia: Nell'ambiente che precede la sacrestia del Vasari è presente un pavimento maiolicato, cicli di affreschi sulla volta, una pala d'altare di Fabrizio Santafede raffigurante l'Assunzione della Vergine ed al lato un affresco di Giorgio Vasari raffigurante un Ritratto di monaco olivetano.
  • Sacrestia del Vasari: Raggiungibile sempre tramite passaggetto, svoltando prima di giungere alla cappella Fiodo e proseguendo per un breve corridoio, una volta passata la cappella dell'Assunta. Vi è nella cappella la presenza di importanti affreschi di impronta rinascimentale toscana e stalli lignei decorati a tarsie lignee realizzate da Fra Giovanni da Verona tra il 1506-1510.

Lato sinistro[modifica | modifica sorgente]

Cappella Piccolomini

Una delle più rilevanti della chiesa. Costituisce un esempio tipico di architettura rinascimentale fiorentina a Napoli. Vi lavorarono Giuliano da Maiano, Benedetto da Maiano e Antonio Rossellino riproponendo la schema della cappella del Cardinale del Portogallo nella chiesa di San Miniato al Monte a Firenze.

La cappella d'Avalos
Cappella d'Avalos

La cappella si presenta di forma più allungata rispetto alle altre e costituisce un vero e proprio ambiente a sé. Sul fondo vi è l'altare maggiore con una tela di Fabrizio Santafede raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Benedetto e Tommaso del 1606. Affreschi sulle Storie del Vecchio e Nuovo Testamento di Giovan Antonio Arditi e Antonio Sarnelli caratterizzano la cupola ed il tamburo.

Cappella dei Santi Mauro e Placido

Una tela firmata e datata 1708 di Paolo de Matteis raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Mauro e Placido è presente sull'altare; di Nicola Malinconico invece gli affreschi e tele sulla volta e nelle lunette raffiguranti la Gloria e le Storie dei santi. Le pareti laterali invece presentano due monumenti funebri, uno (a sinistra) di ignoto maestro napoletano del 1576 dedicato a Giovanni e Carlo Rapario con Flagellazione, l'altro monumento sepolcrale è dedicato a Grazia Cavaniglia ed è opera di Giacomo della Pila.

Cappella Porcinari

Sono presenti opere di Paolo de Matteis, Francesco Di Maria, Pacecco e Carlo De Rosa tutte riguardanti san Bartolomeo Tolomei.

Cappella di san Giovanni Battista

Sull'altare vi è il monumento scultoreo di Giovanni da Nola del 1516: San Giovanni Battista. Di Giacomo della Pila invece è l'Annunciazione ed il bassorilievo con la Pietà, mentre di De Matteis sono gli affreschi con Glorie e vite del santo. Infine, sono presenti in loco altre opere di bottega del da Nola.

Cappella Savarese (a lato dell'abside)

Sulla parete frontale vi è un affresco di anonimo databile intorno agli inizi del Quattrocento, mentre caratterizzano le pareti laterali due tele di Carlo Sellitto risalenti al 1608: Consegna delle chiavi a san Pietro e San Pietro salvato dalle acque.

Passaggetto (nel transetto sinistro)

Chiostri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiostri di Monteoliveto.

Adiacente alla chiesa, vi sono i chiostri del complesso religioso, oggi molti di questi utilizzati come abitazioni private e pubbliche. Il numero dei chiostri era quattro e di questi, il principale, di cui ancora oggi si può ammirare la facciata d'ingresso, è il chiostro grande.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Itinerari caravaggeschi a Napoli. URL consultato il 25 marzo 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • François de Sade, Viaggio in Italia, Bollati Boringhieri, Traduzione di G. Ferrara degli Uberti, ISBN 88-339-1004-0. Firenze 1996.
  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.
  • Napoli sacra. Guida alle chiese della città, Napoli (1993-1997)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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