Blastocerus dichotomus

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Cervo delle paludi
Marsh deer.jpg
Blastocerus dichotomus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Sottordine Ruminantia
Famiglia Cervidae
Sottofamiglia Capreolinae
Genere Blastocerus
Specie B. dichotomus
Nomenclatura binomiale
Blastocerus dichotomus
Illiger, 1815

Il più grande tra tutti i cervidi sudamericani, il cervo delle paludi o blastòcero (Blastocerus dichotomus) è una specie dai palchi ben ramificati (fino ad 8 punte), comune un tempo in tutta la parte centrale del continente, e strettamente infeudata ad ambienti paludosi e bassure alluvionali lungo i maggiori fiumi. Caccia, bracconaggio e perdita dell'habitat hanno ormai frammentato la specie in una serie di piccole e anche piccolissime popolazioni isolate, lontane e separate l'una dall'altra, ed esposte a tutta una serie di incombenti pericoli. Per quanto nel totale la specie conti ancora qualche migliaio di esemplari (con la più grossa concentrazione, fino a 6-7000 capi, nella piana del Pantanal, tra Bolivia e Paraguay), essa è giustamente stata inclusa come "vulnerabile" nel Red Data Book dell'IUCN.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

La specializzata biologia di questo cervo lo rende particolarmente indifeso di fronte all'avanzare delle coltivazioni e del bestiame domestico, e alle operazioni di bonifica che un po' ovunque in Sud America vanno eliminando le aree paludose e, quindi, il suo stesso ambiente di vita. Nello stesso tempo, in queste zone, è essenziale per il cervo poter disporre di terreni più elevati dove rifugiarsi e nutrirsi durante le ricorrenti inondazioni stagionali: ma la presenza qui di bestiame domestico brado può ricacciarlo nelle aree meno favorevoli dove la competizione è minore, e causare così un'elevata mortalità per fame nel caso che l'inondazione sia più lunga del solito, o le isole emergenti troppo piccole. Inoltre, in queste circostanze, il cervo è assai più esposto al pesante bracconaggio che, nonostante la protezione legale della specie in tutto il suo areale, continua a imperversare (per la carne, la pelle, il trofeo, o per semplice "sport").

Esistono oggi cervi di palude in Argentina (molto pochi, nelle regioni di Santa Fe, Misiones, Salta, Formosa e Chaco), in Brasile (in alcune zone lungo i fiumi Guaporé, Verde, Xingu, Araguaia, Paraná e Paraguay, e soprattutto su quest'ultimo nell'area del Pantanal), in Bolivia (piccoli gruppi in aree molto isolate, soprattutto tra i fiumi Matos e Diabolo), in Perù (a Pampa Beath, meno di 200 capi nel 1976), in Paraguay (raro e scarso anche nella zona del lago Ypoa) e in Uruguay (dove dal 1981 è da alcuni dato già come estinto). Le preoccupazioni per il futuro della specie sono però ben fondate, e anche nell'area dove sopravvive la sua popolazione più consistente, cioè il Pantanal nel Mato Grosso, una speciale survey condotta nel 1976-77, insieme a Josè M. Vasconcelos, dal famoso zoologo George Schaller (lo stesso che studia oggi in Cina la biologia e i problemi del panda gigante), mostrò che molte minacce di vario genere incombono sul suo futuro, comprese alcune malattie portate dai bovini domestici (brucellosi, con conseguenti aborti spontanei, e un tipo di babesiosi) che in alcuni anni potrebbero anche riuscire ad annullare del tutto la riproduzione della specie. Sono però in corso opere di salvaguardia di questo cervo, tra le quali la reintroduzione in zone lontane dal bestiame.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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