Battaglia di Lodi

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Battaglia di Lodi
La carica decisiva francese nella battaglia di Lodi. Sullo sfondo è visibile la cavalleria di Ordener guadare l'Adda.
La carica decisiva francese nella battaglia di Lodi. Sullo sfondo è visibile la cavalleria di Ordener guadare l'Adda.
Data 10 maggio 1796
Luogo Lodi, Lombardia
Esito vittoria francese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
17.500 uomini, 24 cannoni 9.500/10.000 uomini e vari cannoni[1]
Perdite
350 morti[2] 153 morti, 1.700 prigionieri e 16 cannoni distrutti[2]
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La battaglia di Lodi o del ponte di Lodi del 10 maggio 1796 fu uno scontro fra l'armata d'Italia di Napoleone Bonaparte e la retroguardia austriaca del generale Karl Philipp Sebottendorf, rimasto a coprire la ritirata del comandante in capo Jean-Pierre de Beaulieu. A questa battaglia, avvenuta nell'ambito della campagna d'Italia e risoltasi con una vittoria francese, sono dedicate molte piazze e vie, in particolare in Francia, come la rue du Pont de Lodi nel VI arrondissement di Parigi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Antefatti: l'attraversamento del Po[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver costretto il Regno di Sardegna alla resa con la vittoria di Mondovì, Napoleone Bonaparte aveva come obiettivo la distruzione dell'armata del Beaulieu, comandante in capo delle forze austriache in Italia. Concesso un breve riposo ai suoi uomini, Napoleone richiamò dal Colle di Tenda i generali Garnier e Macquard e si apprestò ad iniziare le operazioni al più presto, perché le linee di comunicazione francesi non avrebbero potuto essere considerate sicure fino a quando non fosse stata firmata una pace col Piemonte (trattato di Parigi del 15 maggio 1796) e per il fatto che gli austriaci avrebbero sempre potuto lanciare una controffensiva, anche se, all'atto pratico, lo stesso Beaulieu riferì a Vienna di essere in una situazione precaria, preferendo piuttosto ritirarsi oltre il Po, azione che Bonaparte volle compromettere con tutte le forze. Un primo passo in questo senso del generale francese fu quello di inviare il 28 aprile il suo sottoposto Laharpe verso Acqui Terme, sede del comando di Beaulieu, ma un ammutinamento dovuto alla mancanza di cibo ne ritardò l'arrivo al 30 aprile, quando già gran parte degli austriaci si erano messi in salvo.[3]

Fallito l'obiettivo, Napoleone e i suoi 39.600 uomini si concentrarono fra Tortona, Alessandria e Valenza cercando un modo per passare il Po davanti all'armata di Beaulieu e quindi costringerlo ad una battaglia campale. Approfittando del fatto che il generale austriaco stazionava a Valeggio, Napoleone decise di varcare il Po in un punto più distante, presso Piacenza.[4] Napoleone delegò ai generali Sérurier e Masséna il compito di mettere in pratica azioni diversive per distogliere l'attenzione austriaca dal generale Claude Dallemagne, a capo di una truppa scelta forte di 3.600 granatieri e 2.500 cavalleggeri costituita allo scopo di passare il Po a Piacenza; tale unità d'élite sarebbe stata subito seguita dai soldati di Laharpe ed Augereau.[5]

Nelle prime ore di sabato 7 maggio Dallemagne lasciò Stradella arrivando a Piacenza verso le 9; qui si impossessò di un traghetto con cui iniziò immediatamente le operazioni di attraversamento del Po. A metà pomeriggio anche la divisione di Laharpe si trovava sulla sponda opposta, appena in tempo per fronteggiare il generale austriaco Lipthay, giunto con una divisione di fanteria e alcuni squadroni di cavalleria, e già dal 4 maggio attivo nell'occupare i ponti attorno a Pavia ed a monitorare i guadi ad est così come ordinatogli da Beaulieu. Quest'ultimo infatti non era stato tratto in inganno dai finti tentativi di Sérurier di prendere Valenza e, anzi, era accorso subito assieme a 4.500 soldati di Vukassovich in aiuto di Lipthay, che lo stesso 7 maggio respinse i francesi da Guardamiglio.[6]

Mentre Augereau attraversava il Po più a ovest, a Veratto, l'indomani (domenica 8 maggio) i francesi di Dallemagne presero Guardamiglio e Fombio cacciandone gli austriaci di Lipthay che ripiegarono verso nord, in direzione di Pizzighettone, tallonati dagli uomini di Laharpe. Questi ultimi nel loro inseguimento raggiunsero Codogno nei cui pressi, durante la notte, si scontrarono con le colonne di Beaulieu che stavano convergendo nella zona e, nella confusione, Laharpe e 15 granatieri vennero uccisi per errore dai loro stessi compagni che, rimasti senza guida, persero parte del loro fervore. Vennero salvati dal capo di Stato Maggiore di Napoleone Louis Alexandre Berthier ed altri suoi subalterni, che presero in mano la situazione sconfiggendo gli austriaci. Queste schermaglie indussero Beaulieu ad ordinare il 9 maggio una ritirata generale su Lodi, sulle sponde dell'Adda, lasciando libero Bonaparte di completare l'attraversamento del Po (fra Piacenza e San Rocco al Porto) e di riunire l'armata d'Italia.[7]

Quel giorno stesso così Napoleone informò il ministro della guerra Carnot:

« Noi abbiamo finalmente passato il Po. La seconda campagna è incominciata; Beaulieu è sconcertato; egli fa molto male i suoi calcoli, e cade sempre negli agguati che gli si tendono: vorrà forse dare battaglia; poiché quest'uomo possiede l'audacia del furore e non quella del genio: ma egli è indebolito per la mancanza dei 6.000 uomini, che furono jeri disfatti, e costretti a ripassare l'Adda; vincasi anche una volta, e l'Italia è nostra.[8] »

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Francesi[9] - Comandante in capo: generale Napoleone Bonaparte

  • Divisione Sérurier:
14e Demi-Brigade de battaille (3 battaglioni)
45e Demi-Brigade de battaille (3 battaglioni)
46e Demi-Brigade de battaille (3 battaglioni)
100e Demi-Brigade de battaille (3 battaglioni)
aliquote di cavalleria (2000 sciabole circa)

Forza totale : 15.500 fanti, 2000 sciabole

Austro-Sardi[9] Comandante in capo: feldzugmeister barone Jean-Pierre de Beaulieu

Infanterie Regiment Hoch und Deutchmeister N. 4 (3º battaglione)
Infanterie Regiment Terzy N. 16 (2 battaglioni)
Infanterie Regiment Strassoldo N. 27 (2º e 3º battaglione)
Infanterie Regiment Nadasdy N. 39 (1º battaglione)
Infanterie Regiment Belgiojoso N. 44 (3º battaglione)
Infanterie Regiment Thurn N. 43 (1º, 2º e 3º battaglione)
Grenz-Infanterie Regiment Warasdiner (9º battaglione)
Ulhanen Regiment Mészáros N. 10 (6 squadroni)
Reggimento di cavalleria Re (4 squadroni - Regno di Napoli)
Reggimento di cavalleria Regina (4 squadroni - Regno di Napoli)

Forza totale : 9.500 uomini, 14 cannoni

Svolgimento della battaglia[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Lodi in un'opera di Myrbach-Rheinfeld

Le avanguardie francesi arrivarono in vista di Lodi nelle prime ore della mattina del 10 maggio, quando ormai l'intero esercito austriaco era in salvo oltre l'Adda protetto da una retroguardia di 10.000 uomini agli ordini del generale Karl Philipp Sebottendorf. Questo aveva piazzato tre battaglioni e sei cannoni in posizioni che dominavano il ponte di Lodi e la strada d'accesso e altre due sezioni di tre pezzi l'una erano appostate in ogni lato della strada.[1]

Appena ritornato da una ricognizione in zona e impossessatosi facilmente di Lodi, Napoleone schierò 24 cannoni sulla riva sud ed inviò a monte e a valle del fiume un contingente di cavalleria al comando di Michel Ordener e Marc-Antoine Beaumont per cercare un guado ed aggirare quindi il nemico. I granatieri francesi partirono all'assalto ma verso la metà del ponte vacillarono, tuttavia l'attacco venne immediatamente ripetuto con la partecipazione diretta di Masséna, Berthier, Dallemagne e Cervoni e stavolta l'assalto arrivò fino all'altra sponda. Un contrattacco di Sebottendorf fece quasi riprendere agli austriaci il ponte, ma gli uomini di Masséna ed Augereau stroncarono l'azione irrompendo nelle linee nemiche, investite anche dal provvidenziale arrivo dei cavalieri di Ordener che nel frattempo avevano trovato un guado.[2]

Sebottendorf si disimpegnò subito e si ritirò verso il grosso delle forze di Beaulieu, lasciandosi dietro 153 morti, 1.700 prigionieri e 16 cannoni. I francesi ebbero in totale 350 perdite.[2]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La vittoria che Bonaparte riportò a Lodi non poté dirsi totale, difatti Beaulieu riuscì a ritirarsi con la maggior parte delle sue truppe. Più importanti le conseguenze che registrò l'ambizione di Napoleone, che scrisse in seguito:

« Fu solo nella serata di Lodi che cominciai a ritenermi un uomo superiore e che nutrii l'ambizione di attuare grandi cose che fino a quel momento avevano trovato posto nella mia mente solo come un sogno fantastico.[10] »

A smorzare l'entusiasmo fu un messaggio proveniente dal Direttorio di Parigi in cui si comunicava la decisione di dividere il comando dell'armata d'Italia tra Bonaparte e Kellermann, in modo da assegnare al primo il compito di annientare il Papa e al secondo quello di mantenere il controllo della vallata del Po. Napoleone rispose in maniera decisa:

« Kellermann saprà comandare l'armata tanto bene quanto me perché nessuno è più convinto di me che le vittorie sono dovute al coraggio e all'audacia degli uomini; credo però che mettere insieme Kellermann e me, in Italia, significhi perdere tutto. Io non posso servire volentieri accanto a uno che si ritiene il primo generale d'Europa; credo inoltre che un cattivo generale sia sempre meglio di due buoni.[10] »

Per non rischiare di ricevere le dimissioni di Bonaparte, il Direttorio gli assicurò il 21 maggio 1796 piena fiducia, e Kellermann spedì 10.000 uomini di rinforzo. Cinque giorni dopo la battaglia di Lodi, Bonaparte entrò a Milano.[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Chandler 2006, p. 137.
  2. ^ a b c d Chandler 2006, p. 138.
  3. ^ Chandler 2006, p. 132.
  4. ^ Le altre due possibilità erano il passaggio a Valenza, garantito dall'armistizio di Cherasco ma con lo svantaggio di avere troppo vicino l'esercito austriaco; c'era poi il passaggio nella zona a sud di Pavia che avrebbe permesso di attaccare le retrovie di Beaulieu, ma anche in questo caso la vicinanza dei soldati austriaci avrebbe potuto compromettere un tranquillo attraversamento del Po. Vedi Chandler 2006, p. 133.
  5. ^ Chandler 2006, p. 134.
  6. ^ Chandler 2006, pp. 135-136.
  7. ^ Chandler 2006, p. 136.
  8. ^ Carlo Botta, Supplemento alla Storia d'Italia, p. 16.
  9. ^ a b Digby Smith, The Greenhill Napoleonic Wars Data Book, Londra, Greenhill Books, 1998. ISBN 1-85367-276-9.
  10. ^ a b c Chandler 2006, p. 139.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Botta, Supplemento alla Storia d'Italia, Nistri e Capurro, Pisa, 1825
  • Giuseppe Agnelli, La battaglia al ponte di Lodi e la settimana lodigiana di Napoleone Bonaparte, 8-15 maggio 1796 (con appendice), Lodi, Lodigraf, 1990 (ripresa dalla 1ª ed.: Lodi, Biancardi, 1934). ISBN 88-7121-058-1.
  • David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. I, 9ª edizione, Milano, BUR [1992], 2006, ISBN 88-17-11904-0.

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