François Christophe Kellermann

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
François Christophe Kellermann
Il Maresciallo Kellermann
Il Maresciallo Kellermann
28 maggio 1735 - 13 settembre 1820
Soprannome " il Nestore dell'armata"
Nato a Strasburgo
Morto a Parigi
Cause della morte naturali
Luogo di sepoltura Père-Lachaise
Dati militari
Paese servito Flag of France.svg Regno di Francia
Flag of France.svg Prima Repubblica francese
Flag of France.svg Primo impero francese
Forza armata Armée française
Arma Grande Armée
Corpo fanteria
Anni di servizio 1758-1815
Grado 0MarechalFR-ImpFrArmy.jpgMaresciallo dell'Impero
Guerre Guerra dei Sette Anni
Guerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche

[senza fonte]

voci di militari presenti su Wikipedia
François Christophe Kellermann
Kellermann f4691521.jpg

Presidente del Senato del Consolato
Durata mandato 2 agosto 1801 –
? 1804 ?
Successore Jean-Jacques Régis de Cambacérès

Senatore del Primo Impero Francese
Durata mandato 22 frimaio dell'anno VIII –
2 aprile 1814

Membro della Camera dei Pari del Primo Impero Francese
Durata mandato 2 giugno 1815 –
13 settembre 1820

François Étienne Christophe Kellermann, duca di Valmy (Strasburgo, 28 maggio 1735Parigi, 13 settembre 1820), è stato un generale e politico francese dei periodi pre-rivoluzione, rivoluzionario e poi napoleonico; fu nominato da Napoleone maresciallo dell'Impero, duca di Valmy e senatore dell'Impero.

Proveniente da nobile famiglia[1][2] d'origine sassone, residente da due secoli a Strasburgo, era figlio di François de Kellermann, alto funzionario, e della baronessa Marie von Dyrr.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Entrò cadetto all'età di quindici anni nell'esercito francese e raggiunse il grado di capitano durante la guerra dei sette anni, divenne maggiore degli ussari nel 1779, brigadiere delle armate del Re nel 1784, maestro di campo degli ussari e poi generale nel medesimo anno ed infine maresciallo di campo nel 1788. All'inizio della Rivoluzione francese, nell'agosto 1792 fu inviato in Alsazia come comandante in capo dell'armata della Mosella. I primi giorni si mosse per congiungere la sua armata a quella del Nord, comandata dal generale Dumouriez. Fu uno dei protagonisti il 20 settembre di quell'anno, della Battaglia di Valmy. Successivamente fu sottoposto al generale Custine che riuscì a fargli togliere il comando. Gli fu allora affidato quello delle armate delle Alpi e d'Italia.

Inviato a reprimere la rivolta dei lionesi entrò in urto con i rappresentanti politici della Convenzione, che pretendevano di insegnargli il mestiere: venne incarcerato per tre mesi nel periodo del Terrore e scampò per poco al patibolo. Dopo la caduta di Robespierre riprese nel gennaio 1795 il comando delle sue armate ma nel 1796 fu rimpiazzato dal giovane Napoleone Bonaparte nel comando dell'armata d'Italia. Lasciò il comando dell'armata delle Alpi nella primavera del 1797.[3] Nel 1799 Kellermann divenne ispettore generale della cavalleria e dopo il colpo di Stato del 18 brumaio fu chiamato a far parte del senato e nel 1801 gliene fu affidata la presidenza.

Nel periodo imperiale ottenne il cordone di Grande Ufficiale, la dignità di Maresciallo dell'Impero (1804) e nel 1808 il titolo di duca di Valmy[4]. Tutti questi riconoscimenti da parte di Napoleone non gli impedirono il 1º aprile 1814 di votare in senato a favore della destituzione dell'imperatore. Fu inserito allora fra i Pari di Francia. Durante i Cento giorni Kellermann non accettò incarichi e durante la Restaurazione si trovò fra i difensori della libertà pubblica alla Camera dei Pari, ove fu poi sostituito dal figlio.

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1769 sposò Marie-Anne Barbé, sorella del marchese Barbé-Marbois, dalla quale ebbe:

  • François, che seguì le orme del padre e combatté come generale in molte campagne napoleoniche, compresa quella di Waterloo

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore

Onorificenze estere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà (Granducato di Baden) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà (Granducato di Baden)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (FR) Dictionnaire universel de la noblesse de France, De Courcelles (Page 342)
  2. ^ (FR) Les premiers sénateurs français: Consulat et Premier Empire, 1800-1814, Vida Azimi (Page 39)
  3. ^ In effetti, subito dopo la battaglia del ponte di Lodi, il Direttorio cercò di sdoppiare il comando dell'armata d'Italia affiancando a Napoleone il Kellermann, con la motivazione che il Bonaparte si era troppo inimicato il re di Sardegna (lo scopo della Campagna d'Italia era quello di sottrarre la Lombardia all'Austria e di poter così attaccare quest'ultima su due fronti: da sud e da ovest, cercando di “tenere buono” il re di Sardegna, in vista di trovarselo in futuro come alleato). Così Kellermann avrebbe dovuto continuare la campagna contro l'Austria mentre Napoleone avrebbe dovuto attaccare lo stato pontificio. Ma Napoleone seppe far loro cambiare idea con l'invio di un bottino di guerra ancor più ricco dei precedenti e persino a farsi inviare 10.000 uomini di rinforzo, sottratti proprio all'armata del Kellermann, che dovette, e seppe, fare buon viso a cattivo gioco.
  4. ^ Il giudizio di Napoleone sulle qualità militari di Kellermann non fu tuttavia molto lusinghiero. Nelle sue memorie di Sant'Elena l'ex Imperatore scrisse di lui: «Kellermann era un bravo soldato, molto attivo, aveva molte buone qualità, ma era del tutto privo delle caratteristiche necessarie a dirigere un'intera armata. Durante questa guerra non fece che degli errori» (vedi: J. Tulard - J. F. Fayard - A.Fierro, Dizionario storico della Rivoluzione francese, p. 704)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • David G. Chandler, Le Campagne di Napoleone, Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 1998, ISBN 88-17-11577-0
  • (FR) J. Tulard - J. F. Fayard - A.Fierro, Histoire e Dictionaire de la Revolution française, Paris, Éditions Robert Laffont, 1998, ISBN 2-221-08850-6
    • J. Tulard - J. F. Fayard - A.Fierro, Dizionario storico della Rivoluzione francese, Firenze, Ponte alle Grazie, 1989 (edizione in lingua italiana del precedente)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 76423447 LCCN: nr2006026034