Battaglia di Harran

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Battaglia di Harran
parte delle Crociate
Data 7 maggio 1104
Luogo Due giorni di marcia da Harran di fronte ad al-Raqqa
Esito Vittoria dei Turchi Selgiuchidi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Sconosciuti Jerkemish: 3'000 cavalieri
Soqman: 7'000 cavalieri
Perdite
Sconosciute Sconosciute
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La Battaglia di Harran si svolse nel maggio 1104 presso Harran (l'antica Carre) tra gli eserciti crociati dei Franchi ed i turchi che reggevano la fortezza.

L'atto di belligeranza fu conseguenza della fine delle diatribe tra il principe Soqman di Mardin e Jerkemish reggente di Mossul, che unirono le proprie forze nel tentativo di riconquistare la città di Edessa, a quell'epoca retta da Baldovino II di Gerusalemme che avuto notizia dei movimenti nemici chiese aiuto a due capitani crociati come Joscelin de Courtenay e Boemondo I d'Antiochia. In prossimità di Harran (l'antica Carre dove Crasso era stato battuto) gli eserciti crociati si riunirono in un unico apparato, accompagnato dall'arcivescovo Benedetto di Edessa e furono raggiunti anche dall'esercito di Antiochia capeggiato da Boemondo, Tancredi d'Altavilla principe di Galilea, dal patriarca Bernardo e dall'ex patriarca di Gerusalemme, Daimberto.

La sfumata conquista[modifica | modifica sorgente]

Il successivo ritardo nell'attacco alla fortezza è imputato alla convinzione dei capi di poter facilmente avere la meglio dei turchi, foraggiate dalla disponibilità dei difensori a trattare la resa, ma soprattutto dalla disputa tra Baldovino e Boemondo su chi per primo dovesse alzare il proprio stendardo sulla fortezza. Questo stallo permise all'esercito turco di annullare il ritardo nell'operazione e di piombare sui crociati prima che questi potessero aiutarsi con le fortificazioni di Harran.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

I comandanti di entrambi gli eserciti intendevano utilizzare la medesima strategia che prevedeva una grossa riserva di uomini da utilizzare per un attacco a sorpresa ma nell'evidente equilibrio di strategia ebbero la meglio i turchi che dapprima attaccarono lo schieramento nemico sulla destra e poi si ritirarono inseguiti facendo cadere le truppe di Edessa nel tranello presso il guado del fiume Balikh.

Boemondo, a capo delle truppe di Antiochia, dopo aver sconfitto il reparto che gli si era opposto, davanti alla fuga disordinata delle truppe di Edessa, si ritirò anch'egli con ordine, non riuscendo comunque a limitare le perdite degli uomini di Edessa, che in ben pochi riuscirono a tornare dalla battaglia. Baldovino, Jocelin e l'arcivescovo Benedetto caddero prigionieri. L'arcivescovo venne liberato quasi subito grazie a un contrattacco degli Antiocheni, mentre gli altri due condottieri rimasero a lungo prigionieri dei turchi. Boemondo e Tancredi, sopravvissuti, si ritirarono ad Edessa organizzando una difesa per resistere all'attacco turco che ipotizzavano, Tancredi stesso dietro supplica prese la reggenza della città rimasta orfana di Baldovino.

Le antiche rivalità tra Jerkemish e Soqman si riacutizzarono al momento della spartizione del bottino di guerra.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La sconfitta dei crociati ad Harran, assommata alle vicissitudini nella vecchia Europa, contribuì a minare il mito dell'invincibilità dei Franchi nato nel corso della Prima Crociata.

L’Impero bizantino approfittò della sconfitta per imporre le sue rivendicazioni su Antiochia, e riconquistare Laodicea e parti della Cilicia. Molte delle cittadine governate da Antiochia si rivoltarono e furono ri-occupate dalle forze musulmane da Aleppo. Si rivoltarono anche i territori armeni in favore di Bisanzio o dell’Armenia. Questi eventi indussero Boemondo a tornare in Italia per reclutare altre truppe, lasciando Tancredi anche come reggente di Antiochia.

Guglielmo di Tiro scrisse che non ci fu battaglia più disastrosa di questa.
Sebbene Antiochia si riprese l’anno successivo, l’imperatore bizantino Alessio I Comneno (1081-1118) impose il Trattato di Devol a Boemondo, che avrebbe fatto di Antiochia un vassallo dell’impero se Tancredi lo avesse accettato.

Antiochia fu ancora schiacciata nella Battaglia dell'Ager Sanguinis nel 1119; Edessa non recuperò mai realmente e sopravvisse fino al 1144 solo per le divisioni tra i musulmani.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Beaumont, André Alden. "Albert von Aachen and the County of Edessa", in Louis J. Paetow, ed. The Crusades and Other Historical Essays. Presented to Dana C. Munro by His Former Students. New York, 1928, pp. 101-138, esp. 124-127.
  • Fulcherio di Chartres, A History of the Expedition to Jerusalem, 1095-1127, trans. Frances Rita Ryan. University of Tennessee Press, 1969.
  • Heidemann, Stefan. Die Renaissance der Städte in Nordsyrien und Nordmesopotamien: Städtische Entwicklung und wirtschaftliche Bedingungen in ar-Raqqa und Harran von der beduinischen Vorherrschaft bis zu den Seldschuken. Islamic History and Civilization: Studies and Texts 40, Leiden, 2002, p. 192-197.
  • Armenia and the Crusades, Tenth to Twelfth Centuries: The Chronicle of Matthew of Edessa. Trad. Ara Edmond Dostourian. National Association for Armenian Studies and Research, 1993.
  • Nicholson, Robert Lawrence. Tancred: A Study of His Career and Work in Their Relation to the First Crusade and the Establishment of the Latin States in Syria and Palestine. Chicago, 1940, pp. 138-147.