Battaglia di Melitene

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Battaglia di Melitene
Data 1100
Luogo Malatya in Turchia
Esito Vittoria dei Danishmendidi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
300 cavalieri ed un piccolo contingente di fanti Sconosciuti
Perdite
La maggior parte caduti, pochi prigionieri. Sconosciute
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Nella Battaglia di Melitene del 1100 una colonna di Crociati guidata da Boemondo I d'Antiochia fu sconfitta dai turchi Danishmendidi comandati da Danishmend Ghazi.

Scenario[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver conquistato il Principato d'Antiochia nel 1098, Boemondo si alleò con gli armeni di Cilicia.

Gli Armeni chiesero aiuto a Boemondo quando seppero che Danishmend Ghazi stava preparando una spedizione per conquistare Melitene, la città governata da Gabriele di Melitene.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Temendo di indebolire le sue forze in Antiochia ma deciso a cogliere l’opportunità di estendere il suo dominio verso nord, Boemondo mosse verso settentrione nell’agosto del 1100 con solo 300 cavalieri ed un piccolo contingente di fanti. Così non riuscì ad inviare degli esploratori e cadde in una imboscata dei turchi guidati da Ghâzi, che lo circondarono completamente; "la maggior parte dei Crociati fu uccisa"[1] compresi i vescovi armeni di Marash ed Antiochia.

Boemondo riuscì ad inviare un soldato a chiedere aiuto a Baldovino di Edessa, ma fu catturato insieme a Riccardo di Salerno e portato in catene nelle prigioni di Neocaesarea nel Ponto (la moderna Niksar).

Avvenimenti successivi[modifica | modifica sorgente]

Questa battaglia pose fine alla serie di vittorie conseguite dai partecipanti alla Prima crociata.

Boemondo languì in prigione fino al 1103, la sua liberazione divenne l’obiettivo di una colonna della sfortunata Crociata del 1101.

In seguito Baldovino, Conte di Edessa e futuro re di Gerusalemme riuscì a portare soccorso a Melitene che tuttavia cadde in mano ai Danishmendidi nel 1103.

Il riscatto di Boemondo[modifica | modifica sorgente]

Apprendendo della cattura di Boemondo, Alessio I, che era infuriato perché Boemondo aveva tenuto per sé Antiochia rompendo il sacro giuramento pronunciato a Costantinopoli, offrì 260.000 dinari a Ghazi Gumushtakin per la consegna del prigioniero a Bisanzio. Quando Qilij Arslan I, il sovrano selgiuchide di Ghâzi, seppe del pagamento offerto ne chiese la metà minacciando altrimenti un attacco.

Boemondo propose invece un riscatto di 130.000 dinari da pagare direttamente al suo catturatore; l’affare fu concluso e Ghâzi e Boemondo si scambiarono giuramenti di amicizia. Riscattato nel 1103 da Baldovino di Edessa, egli tornò in trionfo ad Antiochia nell’agosto 1103.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eggenberger, op. cit., pag. 272

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Eggenberger, David. An Encyclopedia of Battles. New York: Dover Publications, 1985. ISBN 0-486-24913-1
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