Battaglia di Artah

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Artah
parte Guerra tra Crociati e Selgiuchidi
Data 1105
Luogo Siria settentrionale
Esito Vittoria dei crociati
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Sconosciuti Sconosciuti
Perdite
Sconosciute
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La Battaglia di Artah fu combattuta nel 1105 tra le forze dei Crociati ed i Turchi selgiuchidi. I turchi erano guidati da Ridwan ibn Tutush di Aleppo mentre i Crociati erano comandati da Tancredi d'Altavilla, principe di Galilea, reggente del Principato di Antiochia. I Crociati vinsero e procedettero minacciando la stessa Aleppo.

Scenario[modifica | modifica sorgente]

Dopo la grande sconfitta subita dai Crociati nel 1104 alla Battaglia di Harran, tutte le fortezze del Principato di Antiochia ad oriente del fiume Oronte furono abbandonate[1]. Allo scopo di ottenere ulteriori rinforzi per i Crociati, Boemondo di Taranto si imbarcò per l'Europa, lasciando Tancredi come reggente di Antiochia. Il nuovo reggente cominciò pazientemente recuperare i castelli e città fortificate che erano state perdute.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Tancredi strinse d'assedio il castello di Artah, che si trova 40 chilometri a est-nord-est di Antiochia. Quando Ridwan tentò di interferire con le operazioni, Tancredi diede battaglia e sconfisse l'esercito di Aleppo. Si suppone che il principe latino abbia vinto grazie al suo "sapiente uso del terreno"[2]. Gli ifranj potrebbero aver acquisito un vantaggio tattico utilizzando lo "strumento di una finta ritirata"[3]. A parte questo, si conosce poco circa la battaglia.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sua vittoria, Tancredi poté espandere le sue conquiste ad oriente dell'Oronte incontrando scarsa opposizione. Le susseguenti azioni militari nella Siria settentrionale furono la Battaglia di Shayzar nel 1111 e la Battaglia di Sarmin nel 1115.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Smail , op. cit., p. 28
  2. ^ Smail , op. cit., p. 178
  3. ^ Smail , op. cit., pp. 78-79

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Crociate Portale Crociate: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Crociate