Basilica di San Prospero

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Basilica di San Prospero
Basilica di San Prospero
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Località Reggio Emilia-Stemma.png Reggio Emilia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla
Consacrazione 997
Stile architettonico Rinascimentale e Barocco
Inizio costruzione 1514
Completamento 1543

Coordinate: 44°41′49″N 10°37′57″E / 44.696944°N 10.6325°E44.696944; 10.6325 La basilica di San Prospero è un edificio religioso sito in piazza San Prospero, nel cuore del centro storico di Reggio Emilia. È dedicata al patrono della città. Testimonianza insigne del barocco emiliano, è collocata nel centro di Reggio Emilia e ospita, sotto l'altar maggiore, le vestigia del santo traslate dal monastero omonimo a lui dedicato, posto fuori le mura della città e abbattuto nel corso del XVI secolo in occasione della "tagliata" (abbattimento degli edifici adiacenti le mura per circa 600 metri) voluta per ragioni difensive.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attorno all'anno 1000 Reggio non era che un piccolo castrum, circondato da mura e palizzate. Sulle rovine della Regium romana, come confermano un mosaico ed altri reperi rinvenuti durante alcuni scavi, il vescovo Teuzone fece innalzare la chiesa di San Prospero di castello, per distinguerla da quella nel borgo esterno alle mura, e nel 997 la chiesa fu consacrata da Gregorio V. Nel 1487 la torre fu abbattuta e, tra il 1536 ed 1570, su disegno di Cristoforo Ricci e Giulio Romano, venne ricostruita. Nel 1514, la basilica, ormai in rovina, venne demolita. Il Comune affidò il progetto della ricostruzione a Luca Corti ed a Matteo Fiorentino, ma quando la chiesa era pressoché pronta, nel 1523, le fondamenta della cappella maggiore cedettero. Nel 1527 era ormai terminata e nel 1543 furono completate le cappelle minori e la Basilica venne finalmente ri-consacrata. Tuttavia rimaneva incompiuta la facciata, che sarà poi innalzata da G. B. Cattani tra il 1748 ed il 1753.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

I leoni

La facciata risale alla metà del Settecento, opera di G.B. Cattani, e ospita undici statue di Santi protettori e dottori della Chiesa. Al limite del sagrato sono collocati sei caratteristici leoni in marmo rosso di Verona la cui destinazione originale era di sostenere sei colonne per costruire tre pronai davanti alle tre porte della Basilica. Le sculture (1503) sono tradizionalmente attribuite allo scultore reggiano Gaspare Bigi e non furono mai terminate. I leoni furono sistemati nell'attuale posizione nel 1748. Oggi è preponderante, nell'ambito della storia dell'arte, la teoria per cui questi manufatti siano in realtà stati riutilizzati nella prima ricostruzione cinquecentesca e siano, per la loro arcaicità, di epoca precedente, probabilmente romanica. Al sopracitato scultore reggiano verrebbero attribuiti esclusivamente i basamenti, in uno dei quali è presente il profilo di Girolamo Pratonieri, nobile reggiano, finanziatore della ricostruzione. A destra della facciata si erge il campanile ottagonale incompleto, ideato da Cristoforo Ricci e riveduto nel progetto da Giulio Romano.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

A tre navate e croce latina, ospita nelle navate laterali opere pittoriche di autori cinquecenteschi, tra i quali Giovanni Giarola, Michelangelo Anselmi, Denis Calvaert, Ludovico Carracci e Tommaso Laureti. Tra le opere seicentesche si ricaordano le pale d'altare di Alessandro Tiarini e di Francesco Stringa. Notevoli anche i gruppi scultorei opera di Bartolomeo Spani e Prospero Sogari d. Il Clemente.

Nella 5ª cappella destra, la cappella Pratonieri, è conservata nella cornice originale una copia de La Notte del Correggio, venduta nel 1745 dal duca Francesco III d'Este all'elettore di Sassonia e conservata nella Gemäldegalerie di Dresda.

Il presbiterio è ornato da un notevole ciclo pittorico, risalente alla fine del Cinquecento, opera di Camillo Procaccini e Bernardino Campi. Alla base è posto un coro ligneo (1545) intagliato e intarsiato dai De Venetiis.

La decorazione della cupola e delle colonne è frutto di un intervento ottocentesco.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • A San Prospero, che visse nel V secolo e fu vescovo della città, va la devozione locale a seguito del salvataggio della città dal sacco di Attila: gli Unni non si accorsero dell'abitato perché un intervento provvidenziale invocato da Prospero avvolse Reggio in una generosa coltre di nebbia.
  • Lo stesso miracolo di offuscamento e nelle stesse circostanze viene attribuito dai Modenesi a San Geminiano, patrono di Modena. La cosa non deve stupire, visto che la nebbia è un fenomeno alquanto comune nella pianura padana.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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