Basilica dei Santi Giovanni e Paolo

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Coordinate: 41°53′11.45″N 12°29′33.48″E / 41.886514°N 12.492634°E41.886514; 12.492634

Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Roma-Stemma.pngRoma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Giovanni e Paolo
Diocesi Diocesi di Roma
Consacrazione paleocristiano, barocco
Inizio costruzione XI secolo
Completamento 1951

La basilica dei Santi Giovanni e Paolo è un luogo di culto cattolico di Roma, situata sul colle Celio. Ha la dignità di basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vista della chiesa dal Palatino

Venne eretta a partire dal 398 dal senatore Bizante o da suo figlio Pammachio sul sito di un edificio, databile tra il I e il II secolo, utilizzato prima come domus ecclesiae da una comunità cristiana e poi divenuta sepoltura dei martiri Giovanni e Paolo: la tradizione afferma che questa fosse l'abitazione dei due santi fratelli, che avrebbero subito il martirio proprio al suo interno nel 362, durante il regno dell'imperatore Flavio Claudio Giuliano; le fonti più accreditate sostengono invece che più probabilmente l'edificio apparteneva alla famiglia del fondatore, Pammachio; la chiesa viene citata per la prima volta negli atti di un sinodo celebrato da papa Simmaco nel 499 con il nome di Titulus Pammachii, o anche Titulus Byzantii.

La chiesa originaria venne danneggiata dai Visigoti di Alarico I durante il sacco di Roma (410), poi da un terremoto nel 442 e venne infine saccheggiata dai Normanni nel 1084. Il Papa Pasquale II (1099 - 1118) ne promosse i lavori di restauro, vi aggiunse il campanile e il portico, che sostituì l'originario nartece. L'edificio fu continuamente rimaneggiato nei secoli successivi; in particolare furono notevoli gli interventi promossi nel 1715 dal cardinale Fabrizio Paolucci. Ha assunto l'attuale fisionomia nel 1951, quando il cardinale Francis Joseph Spellman ne ha fatto ripristinare la facciata paleocristiana.

La chiesa oggi possiede al suo interno la tomba di san Paolo della Croce, ed è officiata dai padri Passionisti.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La parte posteriore della chiesa e il Clivus Scauri in una foto del 1938

L'interno, a tre navate, divise da pilastri affiancate alle originali colonne, mantiene poco dell'aspetto originario. La basilica attuale, che aveva incorporato il più antico titulus e gli edifici adiacenti, venne costruita a più fasi ravvicinate, scoperte dall'analisi delle tecniche murarie. La prima fase è in opus mixtum e venne interrotta; la seconda usò il laterizio.

La navata è lunga 44,30 metri ed ampia 14,68, con navatelle larghe 7,40. La separazione tra le navate era effettuata tramite dodici colonne che reggevano tredici archi. In quel periodo venne aggiunta l'abside con quattro grandi finestre e vennero tamponate le finestre delle navatelle; al posto di esse ne vennero aperte tredici più altrettanti oculi nel cleristorio; la navata centrale assumeva quindi un aspetto slanciato e luminoso. La facciata era caratterizzata da una serie di arcate sormontate in alto da cinque finestre. I resti della decorazione a mosaico, dell'affresco e dello stucco dell'abisde e della zona oltre le arcate si trovano in un piccolo museo della basilica.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

In controfacciata, sopra una cantoria lignea dipinta a finto marmo, si trova il grande organo Tamburini a trasmissione elettrica e costituito da tre tastiere e pedaliera concavo-convessa. Lo strumento, installato dalla ditta nel 1964, è l'ampliamento di un organo ben più antico, costruito nel 1856 dall'organaro Morettini. Di seguito la disposizione fonica[2]:

Prima tastiera - Positivo
Principale 8'
Flauto Camino 8'
Ottava 4'
Flauto Camino 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Piccolo 1'
Ripieno 5 File 2'
Sesquialtera Combinata
Cromorno 8'
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Corno camoscio 8'
Flauto traverso 8'
Ottava 4'
Flauto in VIII 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda 1'
Quattro di Ripieno 2/3
Corno Inglese 16'
Tromba 8'
Tromba Squillo 8'
Voce Umana 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 8'
Viola Gamba 8'
Salicionale 8'
Prestante 4'
Flauto doppio 4'
Flauto in XII 2.2/3
Flauto in XV 2'
Flauto in XVII 1.3/5'
Ripieno 4 File 2'
Cornetto Combinato
Oboe 8'
Voce Celeste 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Mistura 4 File 2.2/3
Ophicleide 16'
Fagotto 8'
Schalmei 4'

Gli scavi[modifica | modifica wikitesto]

In fondo alla navata destra è l'accesso agli ambienti ipogei della basilica, scoperti nel 1887 da Padre Germano da San Stanislao, all'epoca rettore della Basilica, che cercava la tomba dei martiri Giovanni e Paolo; trovò venti ambienti dipinti, appartenenti ad almeno cinque edifici diversi datati tra il I e il IV secolo, che costituiscono uno dei complessi di edifici residenziali di età romana meglio conservati giunti fino a noi, ed uno dei migliori esempi di domus ecclesiae (insieme a Dûra Éuropos): conserva ancora gli affreschi originari, con scene di martirio.

In un ambiente già cortile-ninfeo si trova un elegante affresco del III secolo con Proserpina e altre divinità tra putti in barca (metri 3x5) e tracce di un altro affresco marino e dei mosaici nei sottarchi delle finestre. Tra il III e il IV secolo vennero operate modifiche agli ambienti e creato una specie di oratorio, con affreschi a tema cristiano, mentre in altri ambienti le decorazioni erano a soggetto non cristiano (geni alati, ghirlande, uccelli, ecc.). Nel criptoportico aggiunto in quegli anni in un passaggio retrostante il Clivus Scauri, venne realizzato nel corso del IV secolo una confessione, le cui pareti vennero affrescate con soggetti cristiani (Decapitazione di Crispo, Crispiniano e Benedetta, figure femminili e un orante).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Gcatholic.org Basilics in Italy
  2. ^ Fonte

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]