Assalto al treno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Assalto al treno

Il cortometraggio completo
Titolo originale The Great Train Robbery
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1903
Durata 11 min
Colore B/N
Audio muto
Genere western
Regia Edwin S. Porter
Soggetto Scott Marble
Sceneggiatura Edwin S. Porter
Produttore Thomas A. Edison
Fotografia Edwin S. Porter
Interpreti e personaggi

Assalto al treno[1][2], anche chiamato La grande rapina al treno (The Great Train Robbery), è un film del 1903 di Edwin S. Porter. Si tratta di uno dei primi film della storia del cinema con un racconto lineare completo, cioè dove tra una scena e l'altra non ci sono salti temporali (almeno non sempre).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il film è uno dei primi ad ambientazione western (ma è ormai considerato erroneo che sia il primo assoluto). Venne ricavato dallo spettacolo teatrale omonimo del 1896, di Scott Marble, a sua volta ispirato a una vera rapina.

Il film venne sponsorizzato dalle Lackawanna Railroads, che misero a disposizione un treno; per loro Porter aveva girato una sorta di "spot pubblicitario" e vi aveva già collaborato un anno prima per il cortometraggio The Road of Anthracite.

Le scene d'esterno vennero girate in parte presso Paterson, nel New Jersey (quelle su rotaia), e in parte all'Essex County Park, vicino West Orange. Nel cast figura la modella fotografica Marie Murray, che aveva già partecipato a The Road of Anthracite. Max Anderson, detto poi "Broncho Billy", fece più parti: quella di un bandito, di un passeggero e del fuochista. L'attore di Broadway Justus D. Barnes fece la parte del "cattivo", il capo dei banditi, che figura in primo piano nella famosa scena dello sparo.

The Great Train Robbery riscosse un'enorme popolarità presso il pubblico. Per diversi anni girò per tutti gli Stati Uniti e nel 1905 era la principale attrazione del primo nickelodeon. Il suo successo determinò decisamente l'affermarsi del cinema come intrattenimento commerciale negli Stati Uniti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film è basato su un vero avvenimento di cronaca, l'assalto a un treno postale. È composta da quattordici inquadrature indipendenti, dette anche "quadri", collegate tra di loro da un semplice montaggio che le concatena una all'altra. Si tratta di uno dei primi esempi di racconto "lineare", cioè di narrazione articolata senza grandi salti di tempo in avanti o all'indietro (overlap).

Il lieto fine è un esempio precoce dello schema classico del cinema americano, che travalica un po' quello che in realtà successe.

Primo quadro[modifica | modifica sorgente]

I banditi immobilizzano l'impiegato

L'impiegato della stazione postale sta leggendo tranquillamente il giornale, nella stazione stessa, quando due banditi entrano all'improvviso e lo minacciano con la pistola. Essi lo obbligano a bloccare il treno facendo fischiare il segnale apposito e gli fanno consegnare al capotreno, nel frattempo arrivato con il treno stesso sullo sfondo (visibile dalla finestra tramite un'esposizione multipla con mascherino e contromascherino da manuale), un biglietto che gli dà l'ordine fittizio di rifornirsi d'acqua, mentre i due banditi stanno nascosti.

Appena il capotreno scompare dalla finestra, accoppano l'impiegato e lo immobilizzano legandolo e imbavagliandolo a terra, mentre escono dalla porta e il treno riparte lentamente verso la cisterna.

Secondo quadro[modifica | modifica sorgente]

Assalto dalla cisterna

Se il primo quadro era la classica inquadratura a tutto campo di una stanza, il secondo è preso in esterno ed ha una fotografia molto più originale. Al centro dell'inquadratura si vede la grande base della cisterna; su un lato, all'estrema sinistra, stanno nascosti i banditi, mentre dall'altra parte arriva il treno sui binari. Il macchinista ferma la locomotiva per fare rifornimento e subito dopo i banditi salgono sul convoglio, non visti. Il treno riparte subito, con un leggero movimento di camera verso il treno a destra, un effetto piuttosto d'avanguardia per l'epoca.

Terzo quadro[modifica | modifica sorgente]

Questa scena ha una fotografia del tutto simile a quella della prima, solo che è ambientata all'interno ricostruito di un vagone del treno. Un impiegato vi sta prendendo appunti sul tragitto, mentre a destra scorre il paesaggio da un portello aperto, con la solita esposizione multipla.

L'impiegato ferroviere si accorge della presenza dei banditi e se ne assicura spiandoli dalla finestra. Allora chiude una cassa dei soldi con un lucchetto, che butta poi fuori dal portello; si nasconde dietro alcune casse e quando i banditi fanno irruzione cerca di colpirli con la pistola, innescando una sparatoria, nella quale viene però colpito a morte (la sua caduta a terra è plateale, ispirata al teatro dell'epoca).

I banditi si dirigono sulla cassa, ma la trovano chiusa; cercano le chiavi nelle tasche dell'uomo steso a terra, ma non trovandole la fanno saltare in aria con un esplosivo. Messi in spalla i sacchi del denaro, escono dal vagone per continuare i loro piani criminali.

Quarto quadro[modifica | modifica sorgente]

Lotta sul tetto del treno

Di nuovo, dopo una scena dall'inquadratura tradizionale, viene messa un'inquadratura più originale, una veduta dal treno in corsa filmata dal tetto dello stesso treno (secondo i "panorami" in movimento dei treni in marcia, già filmati dai Lumière e da Méliès, come in Panorama pris d'un train en marche).

Un bandito appare dal basso mentre si arrampica dal basso, dirigendosi con le armi in pugno verso la locomotiva. Qui tiene sotto tiro un macchinista, mentre il secondo macchinista inizia una colluttazione con un secondo bandito, nel frattempo arrivato, venendo brutalmente pestato e poi gettato giù dal treno in corsa (l'uomo è sostituito con un manichino con l'effetto dell'arresto della ripresa, come si vede bene dal paesaggio che cambia da un fotogramma all'altro). Il treno viene allora fatto fermare.

A differenza della scena precedente il treno qui va molto lento, anche perché si stava girando su un treno effettivamente in corsa e il kinetografo usato per le riprese era un'apparecchiatura molto ingombrante e pesante, che non doveva essere stato facile assicurare sul tetto.

Quinto quadro[modifica | modifica sorgente]

Il macchinista, con la pistola alla testa, viene fatto scendere dal treno e costretto a staccare la locomotiva dal resto del convoglio. Lui e i banditi risalgono facendo allontanare leggermente la locomotiva.

Sesto quadro[modifica | modifica sorgente]

La rapina ai passeggeri

Col treno fermo gli altri banditi iniziano a far uscire tutti i passeggeri, che scendono davanti a un vagone, tutti con le mani alzate. La scena è arricchita da qualche intermezzo leggero, come il passeggero al centro che si scorda di tenere le mani alzate e viene minacciato dal bandito, rialzandole subito di scatto un paio di volte.

Mentre tutti sono in fila, più o meno tutti nell'inquadratura, avviene la scena più drammatica, quella di un passeggero che tenta di fuggire, venendo colpito alla schiena da un proiettile e cadendo teatralmente davanti alla telecamera. Notevole è l'effetto drammatico degli altri passeggeri che vorrebbero soccorrerlo, ma vengono intimati di restare al proprio posto, lasciando il poveretto abbandonato senza vita proprio al centro dell'inquadratura.

I banditi iniziano allora a svaligiare i passeggeri uno per uno mettendo soldi e gioielli in una borsa; scappano poi sparando in aria, mentre tutti si dirigono verso l'uomo colpito.

Settimo quadro[modifica | modifica sorgente]

I banditi, coi sacchi della refurtiva in spalla, corrono verso la locomotiva, ripresa dalla stessa angolatura di poco prima. Vi salgono e si mettono in moto, non inseguiti da nessuno.

Ottavo quadro[modifica | modifica sorgente]

La locomotiva si arresta e i quattro banditi scendono dandosi alla macchia. Notevole per l'epoca è il movimento di camera che segue i banditi, prima verso sinistra, poi giù verso un dirupo dove scappano.

Nono quadro[modifica | modifica sorgente]

La panoramica nel bosco

In un bosco si vedono i banditi scappare sullo sfondo e poi avvicinarsi verso la telecamera, uscendo dalla scena a sinistra. Originale è l'inquadratura panoramica, oltre a un piccolo movimento di camera verso sinistra per seguire l'azione; poco dopo la telecamera si sposta ancora più a sinistra, rivelando una nuova scena, i cavalli appostati per la fuga dei banditi. Saliti a cavallo, i banditi scappano (nuovo movimento di camera).

Decimo quadro[modifica | modifica sorgente]

La scena successiva riprende l'inquadratura della stazione di posta, dove l'impiegato sta cercando di liberarsi. riuscito ad alzarsi in piedi cerca di telegrafare con la bocca e il naso, poi ricade a terra; qui viene trovato, esanime, dalla figlia che è venuta a portargli il pranzo, la quale lo libera tagliando le corde con un coltello. Lo fa poi rinvenire con un po' d'acqua sulla faccia.

Undicesimo quadro[modifica | modifica sorgente]

La sala da ballo

La scena successiva è ambientata in una tipica dance hall del west, dove alcune persone stanno ballando allegramente. L'intermezzo del ballo, ripreso con realismo, stacca la notevole tensione accumulata nelle scene precedenti. Il ballo è piuttosto lungo e va dai balli di coppia prendendosi sottobraccio, al ballo di un uomo che viene costretto a danzare mentre le guardie intorno sparano sul pavimento, vicino ai suoi piedi, per divertimento. L'uomo fugge spaventato e, nell'allegria generale, irrompe il fattorino della stazione di posta che dà l'allarme, al che tutti gli uomini si precipitano fuori dalla stanza.

Dodicesimo quadro[modifica | modifica sorgente]

L'inseguimento

Ambientato in esterno, mostra i banditi al galoppo che fuggono sparando, inseguiti dai poliziotti a cavallo. La scena è uno dei primi inseguimenti della storia del cinema. L'ultimo bandito cade e viene colpito più volte; l'ultimo poliziotto si ferma da lui.

Tredicesimo quadro[modifica | modifica sorgente]

In una vallata boscosa i tre banditi superstiti sono smontati da cavallo, credendo di essere sfuggiti agli inseguitori. Qui svuotano i sacchi del bottino per dividerseli. Dal fondo della scena appaiono però di soppiatto i poliziotti a piedi, che li raggiungono e, dopo una sparatoria ne uccidono due. L'ultimo bandito resiste e uccide un poliziotto, ma alla fine anche lui soccombe. La refurtiva viene recuperata

Quattrordicesimo quadro: il tableau[modifica | modifica sorgente]

Il tableau

L'ultima scena è la più emblematica del film e mostra il capo dei banditi (Barnes), che, seduto e inquadrato fino al busto, alza la pistola e la punta contro la macchina da presa (gli spettatori), sparando verso l'obiettivo senza batter ciglio.

La scena, che, a discrezione del proiezionista, poteva essere montata anche all'inizio del film (e fu l'unica a essere colorata a mano), aveva un effetto a sorpresa ed era destinata a sorprendere il pubblico. Se montata all'inizio poteva valere come anticipazione dell'azione successiva, se montato alla fine era una sorta di minaccioso avvertimento che il cattivo poteva tornare, soprattutto tenendo conto che gli spettatori ben sapevano che nella realtà il capo dei banditi del vero assalto al treno era ancora libero.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il film è ancora basato sulle inquadrature "autarchiche", cioè fisse, nelle quali si svolge tutta l'azione, nonostante alcuni semplici movimenti di camera che, nelle scene all'esterno, ampliano lo spazio disponibile per la narrazione ("riquadratura"). Prevale ancora l'uso dei campi medi, con l'azione vista sempre ad alcuni metri di distanza, come su un palcoscenico teatrale, anche se iniziano a esserci alcune innovazioni, soprattutto nelle scene d'esterno e nel tableau finale.

Porter adottò in quest'opera una grande libertà di composizione scenica, grazie al dinamismo delle situazioni e dei personaggi, e all'alternanza delle inquadrature di esterni e di interni. Rivoluzionario fu l'uso del cross-cutting per mostrare un'azione simultanea in posizioni differenti. Nessun precedente film aveva sperimentato tale velocità di movimento e tale varietà di scene.

Il film è ricco di effetti speciali: dall'esposizione multipla con mascherino per mostrare il paesaggio dal finestrino del treno in corsa alla ripresa dal treno in corsa, ma soprattutto fece scalpore l'inquadratura in primo piano del capo dei banditi che spara contro il pubblico (tableau). Si tratta di una scena fuori dalla narrazione ("extra-diegetica", cioè fuori dalla diegesi, il racconto), che non aggiunge nulla di quanto già non si conosca della vicenda, e poteva venire montata all'inizio o alla fine del film, o magari non mostrata durante proiezioni destinate alle donne o ai bambini. Lo scopo di questa immagine era stupire il pubblico, giocando sull'effetto sorpresa. Tipica del cinema dell'inizio del Novecento, si chiamava anche "piano emblematico". Poiché il cinema era relativamente agli inizi, molte persone, vedendo il film, hanno avuto davvero paura di essere colpite.

Le innovazioni apportate dall'autore in quest'opera, rispetto a suoi film precedenti, come Life of an American Fireman, si possono quindi sintetizzare così:

  • abbandono di ogni intento documentaristico e rinuncia alle riprese autentiche: la sceneggiatura è interamente scritta dall'autore e le scene sono interpretate da attori;
  • benché continui a prevalere il campo medio e non siano ancora adottate angolazioni particolari della macchina da presa né significativa alternanza fra campi e piani, benché l'inquadratura sia generalmente fissa, sono tuttavia presenti alcuni limitati movimenti di macchina, ("riquadrature" sui movimenti dei banditi, antesignane della panoramica);
  • la situazione descritta nella prima inquadratura (interno, stazione ferroviaria) riattacca nella decima: lo spettatore ha la sensazione di una continuità narrativa, ma, insieme, di un intervallo temporale tra i due momenti;
  • l'azione della rapina sul treno si sviluppa attraverso più inquadrature, così come, analogamente, l'azione della fuga e quella dell'inseguimento;
  • c'è un' inquadratura di transizione (scena di ballo e orchestrina che suona) che ha, da una parte, la funzione di allentare la tensione drammatica, dall'altra un'efficace funzione di contrasto, poiché rappresenta la quotidianità rispetto all'evento eccezionale;

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cinematografo.it - Assalto al treno. URL consultato il 26-11-2010.
  2. ^ Assalto al treno (1903) - Film.tv.it. URL consultato il 26-11-2010.
  3. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 3 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema