Agostino Nifo

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Philosophus Augustinus Niphus Suessanus

Agostino Nifo (Sessa Aurunca, 1469-1470Sessa Aurunca, 18 gennaio 1538[1]) è stato un filosofo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Durante i propri studi, Nifo frequentò l'Università di Padova, dove studiò filosofia e divenne allievo di Nicoletto Vernia [1].

Fu professore di filosofia all'Università di Padova e in seguito insegnò anche a Napoli, Roma e Pisa [1], guadagnando una fama tale da essere incaricato da papa Leone X di difendere la dottrina cattolica sull'immortalità contro gli attacchi di Pietro Pomponazzi e degli alessandristi. Fu ricompensato con la nomina a conte palatino con il diritto di assumere il cognome del Papa, Medici [1].

La sua prima filosofia si ispirava ad Averroè, modificò poi la propria visione giungendo a posizioni più vicine all'ortodossia cattolica. Nel 1495 pubblicò un'edizione delle opere di Averroè corredate di un commento compatibile con la sua nuova posizione [1].

Nella grande controversia con gli alessandristi si oppose alla tesi del Pomponazzi per il quale l'anima razionale è inseparabile dal corpo materiale e, dunque, la morte di questo porta con sé anche la scomparsa dell'anima. Nifo sostenne, invece, che l'anima individuale, quale parte dell'intelletto assoluto, è indistruttibile e alla morte del corpo si fonde in un'unità eterna.

Lo si ritiene protagonista di un curioso episodio: nel 1523, infatti, pubblicò il trattato in latino De regnandi peritia, che alcuni ritengono essere un plagio del più noto Il Principe di Machiavelli [1] (scritto nel 1513 ma pubblicato postumo solo nel 1531) del cui manoscritto il Nifo sarebbe venuto in possesso.

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Le sue opere principali sono:

  • De immortalitate animi (1518 e 1524);
  • De intellectu et daemonibus;
  • De infinitate primi motoris quaestio;
  • Opuscula moralia et politica;
  • De regnandi peritia (1523).

Furono poi più volte ripubblicati, in quanto ebbero grande diffusione i suoi numerosi commentari su Aristotele, l'edizione più nota fu quella stampata a Parigi nel 1645[1] in quattordici volumi (compresi gli Opuscula).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g Vedi M. Palumbo in Dizionario Biografico degli Italiani, riferimenti in Bibliografia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., «Nifo, Agostino», in Dizionario di filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
  • Margherita Palumbo, «NIFO, Agostino», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 78, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Paola Cosentino, Un plagio del Principe: il "De regnandi peritia" di Agostino Nifo, Sapienza Università di Roma, Dipartimento di studi greco latini, italiani, scenico musicali. URL visitato il 7 luglio 2013.

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