Acragante
Acragante (in latino: Acrăgas; ... – ...) fu un cesellatore greco antico d’argento.
Tutto quel che sappiamo di questo antico incisore greco si trova in un passo della Naturalis historia[1] di Plinio il Vecchio, poi ripreso anche da Giorgio Vasari in Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori[2].
Plinio lo indica, insieme con Boeto e Mys, come valido artista seppure inferiore a Mentore, altro incisore greco dell’argento di gran fama, e ricorda che le opere di questi tre cesellatori erano conservate in alcuni templi dell’isola di Rodi. Quelle di Acragante, noto soprattutto per le sue coppe incise con scene di caccia, si trovavano nel tempio di Bacco ed erano scifi cesellati con centauri e baccanti.
Il passo di Plinio, citando insieme i tre artisti, induce a ritenere che fossero tutti più o meno della stessa epoca e, poiché Mys dovrebbe essere contemporaneo di Fidia, li si può collocare sul finire del quinto secolo a.C.
[modifica] Note
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« Proximi ab eo [Mentore] in admiratione Acragas et Boëthus et Mys fuere. Exstant omnium opera hodie in insula Rhodiorum, Boëthi apud Lindiam Minervam, Acragantis in templo Liberi patris in ipsa Rhodo Centauros Bacchasque caelati scyphi, Myos in eadem aede Silenos et Cupidines. Acragantis et venatio in scyphis magnam famem habuit. » ( Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXIII, 12, 155) - ^
« Dopo costui [Mentore] nella medesima arte ebbero gran nome uno Acragante, uno Boeto et un altro chiamato Mys, dei quali nella isola di Rodi si vedevano per i templi in vasi sacri molto belle opere, e di quel Boeto spezialmente Centauri e Bacche fatti con lo scarpello in idrie et in altri vasi molto begli, e di quello ultimo un Cupido et uno Sileno di maravigliosa bellezza. » (Giorgio Vasari, Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, edizione del 1568, II, XXXIX. Per la verità il testo non è del Vasari ma è contenuto in una «Lettera di messer Giovambattista di messer Marcello Adriani a messer Giorgio Vasari nella quale brevemente si racconta i nomi e l’opere de’ più eccellenti artefici antichi in pittura, in bronzo et in marmo, qui aggiunta acciò non ci si desideri cosa alcuna di quelle che appartenghino alla intera notizia e gloria di queste nobilissime arti», inserita dal Vasari nella prima parte del suo libro. Come si può notare, la traduzione del passo di Plinio è piuttosto libera, tanto da attribuire le opere di Acragante a Boeto.)
[modifica] Fonti
- Charles Peter Mason, "Acragas (2)", in William Smith, A Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, Boston (MA), Little, Brown and co., 1867; I, 14.