Abutilon theophrasti

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Cencio molle
Abutilon theophrasti
Disegno di Abutilon theophrasti
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Malvales
Famiglia Malvaceae
Sottofamiglia Malvoideae
Genere Abutilon
Specie A. theophrasti
Nomenclatura binomiale
Abutilon theophrasti
Medik
Sinonimi

Abutilon avicennae Gaertner
Abutilon abutilon (L.) Rusby

Nomi comuni

cencio molle

Il cencio molle (Abutilon theophrasti Medicus) è un pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Malvaceae, noto soprattutto per essere un'infestante del mais (già classificata in passato nel genere Sida con il nome di Sida abutilon[1]).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Fiore e foglie

Il cencio molle è una pianta erbacea annuale, alta fino a 150 cm, interamente ricoperta da tomento morbido. Le foglie sono grandi, morbide (da cui il nome italiano), cuoriformi, cordate e con margini seghettati. Mediamente sono larghe 10-15 centimetri, ma possono raggiungere dimensioni maggiori.

Il fiore è caratterizzato da una corolla gialla formata da 5 petali di 1 –1,5 cm e da un calice con 5 sepali saldati alla base, epicalice assente. L'androceo è monoadelfo ovvero con molti stami fusi tra loro per i filamenti a formare una sorta di tubo. I fiori sono portati in racemi all’ascella fogliare. L'impollinazione è entomogama. Fiorisce da luglio ad ottobre.

Il frutto è formato da diversi mericarpi disposti in una formazione a raggiera.

I semi sono cuoriformi, di colore bruno – nerastro a maturità. Mediamente misurano 3,0 -3,5 mm di lunghezza per 2,5 - 3,0 mm di larghezza. In ogni frutto possono essere presenti 200 semi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Originaria dell'Asia, è naturalizzata in Nord America, Canada, nell’Europa mediterranea e sud orientale; si trova con facilità come infestante nei campi di mais, ma anche negli incolti e in luoghi ruderali.

Usi[modifica | modifica sorgente]

  • In Italia è considerata una infestante delle colture.
  • In Cina viene coltivata da tempi preistorici per estrarne una fibra simile alla juta. [2]
  • Foglie e semi sono eduli. I semi sono consumati abitualmente in Cina e in Kashmir.[3]

Lotta[modifica | modifica sorgente]

La sua rapidità di diffusione come infestante è dovuta al grande numero di semi prodotti ed alla loro capacità di inquinare gli organi meccanici delle mietitrebbiatrici, che ne garantiscono così la diffusione da un appezzamento all'altro. La lotta verso Abutilon theophrasti, rientra nei normali interventi contro le infestanti dicotiledoni. In particolare risulta sensibile ad erbicidi a base di Fluroxipir e Triflusulfuron-metile. Da alcuni anni sono allo studio preparazioni microbiologiche a base di Colletotrichum coccodes, ma la loro diffusione applicativa è ancora molto limitata.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) GRIN Species Records of Sida. Germplasm Resources Information Network (GRIN).
  2. ^ Mitich, L.W. 1991. Intriguing World of Weeds–Velvetleaf. Weed Technology. Vol. 5(1):253-255.
  3. ^ Spencer, N.R. 1984. Velvetleaf, Abutilon theophrasti (Malvaceae), History and Economic Impact in the United States. Econ. Bot. 38(4):407-416.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pasquale Viggiani, Renzo Angelini, Dicotiledoni spontanee e infestanti, Edagricole, 2002. ISBN 88-506-4914-2.
  • Gualtiero Simonetti, Marta Watschinger, Erbe di campi e prati, Prima edizione aggiornata, Orsa Maggiore Editrice [1986], 1994.

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