Un marito per Anna Zaccheo

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Un marito per Anna Zaccheo
Paese di produzione Italia
Anno 1953
Durata 101 minuti
Dati tecnici B/N
rapporto: 1,37 : 1
Genere drammatico
Regia Giuseppe De Santis
Soggetto Giuseppe De Santis, Alfredo Giannetti, Salvatore Laurani, Cesare Zavattini
Sceneggiatura Giuseppe De Santis, Alfredo Giannetti, Salvatore Laurani, Elio Petri, Gianni Puccini, Cesare Zavattini
Produttore esecutivo Domenico Forges-Davanzati
Casa di produzione Produzioni Forges Davanzati
Distribuzione (Italia) Diana Cinematografica
Fotografia Otello Martelli
Musiche Rino Da Positano, Goffredo Petrassi
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Paolo Ricci
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Un marito per Anna Zaccheo è un film del 1953 di Giuseppe De Santis con Silvana Pampanini, Massimo Girotti, Amedeo Nazzari, Umberto Spadaro.

« Eppure no,
non bisogna stancarsi di vivere »

(Battuta finale del film detta da Silvana Pampanini)

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Napoli. Anna è giovane, povera e molto bella: tutti gli uomini la guardano. Un giorno conosce Andrea, un marinaio che presta l'anno di leva obbligatorio nella sua città e i due si fidanzano. Sono una coppia come tante dell'epoca: la casta passeggiata domenicale, lo scambio di lettere, il progetto di sposarsi al più presto. La ragazza cerca lavoro per potersi pagare il corredo, ma la sua bellezza le è di ostacolo. Alla fine trova lavoro come modella per foto pubblicitarie presso uno studio fotografico. Lì conosce un impresario e fotografo che nonostante i modi gentili e il fatto che sia sposato e padre approfitta di lei; ma la sola Anna ne paga le conseguenze: lei è ormai una donna "compromessa" da questa relazione. Di qui arriva l'isolamento anche dalla famiglia e il tentativo di suicidio con la successiva decisione di andare a vivere da sola.

Per uno scherzo del destino quello stesso giorno a casa di Anna arrivano i mobili che lei aveva acquistato per la sua dote, il vero motivo per cui si erano messi in moto tutti gli eventi. La famiglia della ragazza per evitare il disonore finge che siano stati pagati con il denaro di una vincita al lotto.

Andrea incontra nuovamente Anna, ma lui l'abbandona, sia perché incapace di perdonarla, sia perché la ragazza è riconoscibile sui manifesti pubblicitari sparsi per la città.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Considerato da Armando Borrelli un film stereotipato e deteriore (dal suo punto di vista che dichiara come Realismo socialista)[1], viene considerato un'opera minore e privo di un'accettabile visione della realtà, rispetto alle opere maggiori del regista, anche nella Storia del Cinema di Georges Sadoul [2]. Si ritiene che il film rientri in ogni caso i n quegli Anni difficili (1953 - 1959) che il cinema neorealista si trova ad affrontare anche cercando compromessi [3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rivista del cinema italiano diretta da Luigi Chiarini, Anno III, Numero 8 - 9, agosto - settembre 1954
  2. ^ Georges Sadoul Il cinema, Volume 1 - I cineasti, Sansoni Firenze 1967
  3. ^ Mira Liehm, Passion and defiance - Film in Italy from 1942 to Present, University of California Press Ldt, London, England 1984

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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