Tecnologia dell'informazione

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L'espressione tecnologia dell'informazione, in acronimo TI (in inglese information technology, in acronimo IT), indica l'utilizzo di elaboratori e attrezzature di telecomunicazione per memorizzare, recuperare, trasmettere e manipolare dati,[1] spesso nel contesto di un'attività commerciale o di un'altra impresa.[2]

Il termine si usa comunemente come sinonimo di computer e reti di computer, ma ricomprende anche altre tecnologie di distribuzione dell'informazione come la televisione e i telefoni. Parecchie industrie sono legate alla tecnologia dell'informazione, inclusi hardware, software, elettronica, semiconduttori, internet, attrezzature per telecomunicazione, commercio elettronico e servizi informatici.[3][Nota 1]

Gli esseri umani memorizzano, recuperano, manipolano e comunicano informazioni fin da quando i Sumeri in Mesopotamia svilupparono la scrittura cuneiforme verso il 3000 a.C.[5] ma il termine tecnologia dell'informazione nel suo senso moderno apparve per la prima volta in un articolo del 1958 pubblicato nella Harvard Business Review; gli autori Harold J. Leavitt e Thomas L. Whisler commentavano che "la nuova tecnologia non ha ancora un unico nome consolidato. La chiameremo tecnologia dell'informazione (TI)." La loro definizione consiste di cinque categorie: tecniche di elaborazione, l'applicazione di metodi statistici e matematici al processo decisionale e la simulazione di pensieri di ordine superiore attraverso programmi informatici.[6]

In base alle tecnologie di memorizzazione ed elaborazione impiegate, è possibile distinguere quattro diverse fasi dello sviluppo della TI: pre-meccanica (3000 a.C. – 1450 d.C.), meccanica (1450–1840), elettromeccanica (1840–1940) ed elettronica (1940–presente).[5] Questo articolo si focalizza sul periodo più recente, che incominciò all'incirca nel 1940.

Storia della tecnologia del computer[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del computer.

Dispositivi per aiutare il calcolo si usano da migliaia di anni, probabilmente inizialmente sotto forma di bastoncini di contrassegno.[7] La macchina di Anticitera, risalente all'incirca al principio del primo secolo a.C., è considerata generalmente il primo computer analogico e il primo meccanismo a ingranaggi conosciuto.[8] Meccanismi a ingranaggi comparabili non emersero in Europa fino al XVI secolo,[9] e fu solo nel 1645 che fu sviluppato il primo calcolatore meccanico capace di eseguire le quattro operazioni aritmetiche elementari.[10]

I computer elettronici, utilizzanti relè o valvole, cominciarono ad apparire nei primi anni 1940. Lo Zuse Z3 elettromeccanico, completato nel 1941, fu il primo computer programmabile del mondo, e secondo i criteri moderni una delle prime macchine che potesse essere considerata una macchina informatica completa. Colossus, sviluppato durante la Seconda guerra mondiale per decrittare i messaggi tedeschi, fu il primo computer digitale elettronico. Sebbene fosse programmabile, non era multiuso, essendo progettato per eseguire solo un unico compito. Gli mancava anche la capacità di immagazzinare il suo programma in memoria: la programmazione era condotta usando spine e interruttori per alterare la cablatura interna.[11] Il primo computer a programma memorizzato digitale elettronico riconoscibilmente moderno fu la Small-Scale Experimental Machine (SSEM), ossia "macchina sperimentale su scala ridotta", che eseguì il suo primo programma il 21 giugno 1948.[12]

Lo sviluppo dei transistor alla fine degli anni 1940 presso la Bell Laboratories permise a una nuova generazione di computer di essere progettati con un consumo elettrico notevolmente ridotto. Il primo computer a programma memorizzato disponibile commercialmente, il Ferranti Mark I, conteneva 4.050 valvole e aveva un consumo elettrico di 25 kilowatt. Per confronto il primo computer transistorizzato, sviluppato all'Università di Manchester e operativo verso il novembre 1953, consumava solo 150 watt nella sua versione finale.[13]

Memorizzazione dati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Supporto di memoria.

I primi computer elettronici come Colossus facevano uso di un nastro perforato, una lunga striscia di carta sulla quale i dati erano rappresentati da una serie di buchi, una tecnologia ora obsoleta.[14] La memorizzazione elettronica dei dati, che si usa nei computer moderni, risale alla Seconda guerra mondiale, quando fu sviluppata una forma di memoria a linea di ritardo per rimuovere l'eco spurio dai segnali radar, la cui prima applicazione pratica fu la linea di ritardo al mercurio.[15] Il primo supporto di memoria digitale ad accesso casuale fu il tubo Williams, basato su un normale tubo a raggi catodici,[16] ma l'informazione memorizzata in esso e la memoria a linea di ritardo era volatile in quanto doveva essere aggiornata continuamente, e così si perdeva una volta che era rimossa la corrente. La prima forma di memorizzazione per computer non volatile fu il tamburo magnetico, inventato nel 1932[17] e usato nel Ferranti Mark 1, il primo computer elettronico multiuso del mondo disponibile commercialmente.[18]

L'IBM introdusse il primo disco rigido nel 1956, come componente del suo sistema di computer 305 RAMAC.[19] La maggior parte dei dati digitali oggi sono ancora memorizzati magneticamente sui dischi rigidi, oppure otticamente su mezzi come i CD-ROM.[20] Fino al 2002 la maggior parte delle informazioni era memorizzata su dispositivi analogici, ma quell'anno la capacità di memorizzazione digitale superò per la prima volta quella analogica. Al 2007 quasi il 94% dei dati memorizzati in tutto il mondo era conservato digitalmente:[21] il 52% su dischi rigidi, il 28% su dispositivi ottici e l'11% su nastro magnetico digitale. È stato stimato che la capacità mondiale di memorizzare informazioni su dispositivi elettronici crebbe da meno di 3 exabyte nel 1986 a 295 exabyte nel 2007,[22] raddoppiando grosso modo ogni 3 anni.[23]

Basi di dati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Base di dati.

I sistemi di gestione delle basi di dati emersero negli anni 1960[24] per affrontare il problema di memorizzare e recuperare grandi quantità di dati in modo accurato e rapido. Uno dei primi di tali sistemi fu l'Information Management System (IMS) dell'IBM,[24] che è ancora ampiamente utilizzato più di 40 anni dopo.[25] L'IMS memorizza dati gerarchicamente,[24] ma negli anni 1970 Ted Codd propose un modello alternativo di memorizzazione relazionale basato sulla teoria degli insiemi e sulla logica dei predicati e sui concetti familiari di tabelle, righe e colonne. Il primo sistema per la gestione di basi dati relazionali (relational database management system, RDBMS) di tipo commerciale fu reso disponibile dalla Oracle nel 1980.[26]

Tutti i sistemi per la gestione di basi di dati relazionali consistono in un numero di componenti che insieme consentono ai dati che memorizzano di essere acceduti simultaneamente da molti utenti pur mantenendo la loro integrità. Una caratteristica di tutte le basi di dati è che la struttura dei dati che contengono è definita e memorizzata separatamente dai dati stessi, in uno schema di base di dati.[24]

Negli ultimi anni l'extensible markup language (XML) ("linguaggio marcatore estensibile") è diventato un formato popolare per la rappresentazione dei dati. Sebbene i dati XML possano essere memorizzati in normali file system, sono conservati comunemente in basi di dati relazionali per trarre vantaggio dalla loro "robusta implementazione verificata da anni di sforzi sia teorici che pratici".[27] Come evoluzione dello Standard Generalized Markup Language (SGML) ("linguaggio marcatore generalizzato standard"), la struttura basata sui testi dell'XML offre il vantaggio di essere leggibile sia dalle macchine che dall'uomo.[28]

Recupero dati[modifica | modifica wikitesto]

Il modello delle basi di dati relazionali introdusse un linguaggio di interrogazione strutturato, il cosiddetto Structured Query Language (SQL), indipendente dal linguaggio di programmazione e basato sull'algebra relazionale.[26]

I termini "dato" e "informazione" non sono sinonimi. Qualunque cosa sia memorizzata è un dato, ma diviene un'informazione soltanto quando è organizzata e presentata in un modo significativo.[29] La maggior parte dei dati digitali del mondo sono non strutturati e memorizzati in una varietà di formati fisici diversi[30][Nota 2] anche all'interno di un'unica organizzazione. I "magazzini di dati" (data warehouses) cominciarono a essere sviluppati negli anni 1980 per integrare queste archiviazioni disparate. Essi contengono tipicamente dati estratti da varie fonti, comprese fonti esterne come Internet, organizzati in modo tale da facilitare i sistemi di supporto alle decisioni (decision support systems, DSS).[31]

Trasmissione dati[modifica | modifica wikitesto]

La trasmissione dati ha tre aspetti: trasmissione, propagazione e ricezione.[32] Essa in linea di massima può essere categorizzata come una radiodiffusione, nella quale le informazioni sono trasmesse unidirezionalmente a valle, o una telecomunicazione, con canali bidirezionali a monte e a valle.[22]

XML è sempre più impiegato come mezzo per lo scambio di dati fin dai primi anni 2000,[33] particolarmente per interazioni orientate alle macchine come quelle nei protocolli orientati al web come SOAP,[28] che descrivono "dati-in-transito piuttosto che ... dati-a-riposo".[33] Una delle sfide di tale uso è convertire i dati da basi di dati relazionali in strutture con un modello a oggetti di un documento (Document Object Model, DOM) XML.[34]

Manipolazione dati[modifica | modifica wikitesto]

Hilbert e Lopez identificano il ritmo esponenziale del cambiamento tecnologico (una specie di legge di Moore): la capacità delle macchine, specifica per ogni applicazione, di elaborare informazioni pro capite raddoppiò grosso modo ogni 14 mesi tra il 1986 e il 2007; la capacità dei computer multiuso del mondo raddoppiò ogni 18 mesi durante gli stessi due decenni; la capacità pro capite delle telecomunicazioni globali raddoppiò ogni 34 mesi; la capacità di memorizzazione pro capite richiese grosso modo 40 mesi per raddoppiare (ogni 3 anni); e l'informazione pro capite trasmessa è raddoppiata ogni 12,3 anni.[22]

Massicce quantità di dati sono memorizzate in tutto il mondo ogni giorno, ma a meno che non possano essere analizzati e presentati efficacemente essi risiedono essenzialmente in quelle che sono state chiamate tombe dei dati: "archivi di dati che sono visitati raramente".[35] Per affrontare questo tema, alla fine degli anni 1980 emerse la tecnica dell'esplorazione di dati o data mining, "il processo di scoprire modelli e conoscenze interessanti da grandi quantità di dati".[36][37]

Prospettiva accademica[modifica | modifica wikitesto]

In un contesto accademico, l'Association for Computing Machinery (associazione per i macchinari informatici) definisce la TI come "programmi di laurea di primo livello che preparano gli studenti a soddisfare i bisogni di tecnologia informatica di aziende, pubblica amministrazione, sanità, scuole e altri tipi di organizzazioni ... Gli specialisti in TI assumono la responsabilità di selezionare i prodotti hardware e software appropriati per un'organizzazione, integrando quei prodotti con i bisogni organizzativi e con l'infrastruttura, e installando, personalizzando e mantenendo quelle applicazioni per gli utenti informatici dell'organizzazione."[38]

Prospettiva commerciale e occupazionale[modifica | modifica wikitesto]

In un contesto commerciale, l'Information Technology Association of America (associazione per la tecnologia dell'informazione d'America) ha definito la tecnologia dell'informazione come "lo studio, progettazione, sviluppo, applicazione, implementazione, sostegno o gestione di sistemi informativi basati sui computer".[39] Le responsabilità di coloro che lavorano nel campo includono l'amministrazione di reti, lo sviluppo e l'installazione di software e la pianificazione e gestione del ciclo di vita della tecnologia di un'organizzazione, in base al quale l'hardware e il software sono mantenuti, aggiornati e sostituiti.

Il valore commerciale della tecnologia dell'informazione risiede nell'automazione dei processi aziendali, nella fornitura di informazioni per la presa di decisioni, nel connettere le imprese con i loro clienti e nella fornitura di strumenti di produttività per aumentare l'efficienza.

Previsione spesa mondiale TI[40] (miliardi di dollari USA)
Categoria Spesa 2014 Spesa 2015
Dispositivi 685 725
Sistemi per centri dati 140 144
Software aziendale 321 344
Servizi TI 967 1.007
Servizi di telecomunicazione 1.635 1.668
Totale 3.749 3.888

Prospettiva etica[modifica | modifica wikitesto]

Il settore dell'etica dell'informazione fu fondato dal matematico Norbert Wiener negli anni 1940.[41] Alcuni dei temi etici associati all'uso della tecnologia dell'informazione comprendono:[42]

  • violazioni del diritto d'autore da parte di coloro che scaricano file memorizzati senza il permesso dei detentori del diritto d'autore;
  • datori di lavoro che controllano le email e altri usi di Internet da parte dei loro dipendenti;
  • email non richieste;
  • hacker che accedono alle banche dati in linea;
  • siti web che installano cookie o spyware per monitorare le attività in linea di un utente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sull'applicazione in seguito più ampia del termine TI, Keary commenta: "Nella sua originaria applicazione 'tecnologia dell'informazione' era appropriato per descrivere la convergenza delle tecnologie con applicazioni nell'ampio campo della memorizzazione, recupero, elaborazione e disseminazione di dati. Quest'uso concettuale del termine da allora è stato convertito in ciò che pretende di essere l'uso concreto, senza il rinforzo di una definizione ... il termine TI manca di sostanza quando viene applicato al nome di una qualsiasi funzione, disciplina o posizione."[4]
  2. ^ "Formato" si riferisce alle caratteristiche fisiche dei dati memorizzati quali il loro schema di codifica; "struttura" descrive l'organizzazione di quei dati.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daintith, John (a cura di), IT, in A Dictionary of Physics, Oxford University Press, 2009. URL consultato il 1º agosto 2012. (Richiede abbonamento)
  2. ^ Free on-line dictionary of computing (FOLDOC), foldoc.org. URL consultato il 9 febbraio 2013.
  3. ^ Chandler, Daniel e Munday, Rod, Information technology, in A Dictionary of Media and Communication, 1ª ed., Oxford University Press. URL consultato il 1º agosto 2012. (Richiede abbonamento)
  4. ^ Ralston, Hemmendinger & Reilly (2000), p. 869
  5. ^ a b Butler, Jeremy G., A History of Information Technology and Systems, University of Arizona. URL consultato il 2 agosto 2012.
  6. ^ Leavitt, Harold J. e Whisler, Thomas L., Management in the 1980s, in Harvard Business Review, vol. 11, 1958.
  7. ^ Schmandt-Besserat, Denise, Science, vol. 211, nº 4479, 1981, DOI:10.1126/science.211.4479.283, PMID 17748027.
  8. ^ Wright (2012), p. 279
  9. ^ Childress (2000), p. 94
  10. ^ Chaudhuri (2004), p. 3
  11. ^ Lavington (1980)
  12. ^ Enticknap, Nicholas, Computing's Golden Jubilee, in Resurrection, nº 20, The Computer Conservation Society, estate 1998, ISSN 0958-7403. URL consultato il 19 aprile 2008.
  13. ^ Cooke-Yarborough, E. H., Some early transistor applications in the UK, in Engineering and Science Education Journal, vol. 7, nº 3, IEE, giugno 1998, pp. 100–106, DOI:10.1049/esej:19980301, ISSN 0963-7346. URL consultato il 7 giugno 2009. (Richiede abbonamento)
  14. ^ Alavudeen & Venkateshwaran (2010), p. 178
  15. ^ Lavington (1998), p.1
  16. ^ Early computers at Manchester University, in Resurrection, vol. 1, nº 4, The Computer Conservation Society, estate 1992, ISSN 0958-7403. URL consultato il 19 aprile 2008.
  17. ^ Universität Klagenfurt (a cura di), Magnetic drum, in Virtual Exhibitions in Informatics. URL consultato il 21 agosto 2011.
  18. ^ The Manchester Mark 1, University of Manchester. URL consultato il 24 gennaio 2009.
  19. ^ Khurshudov (2001), p. 6
  20. ^ Wang & Taratorin (1999), pp. 4–5
  21. ^ Wu, Suzanne, How Much Information Is There in the World?, in USC News, University of Southern California. URL consultato il 10 settembre 2013.
  22. ^ a b c Hilbert, Martin e López, Priscila, The World's Technological Capacity to Store, Communicate, and Compute Information, in Science, vol. 332, nº 6025, 1º aprile 2011, pp. 60–65, DOI:10.1126/science.1200970, PMID 21310967. URL consultato il 10 settembre 2013.
  23. ^ Americas events- Video animation on The World's Technological Capacity to Store, Communicate, and Compute Information from 1986 to 2010, in The Economist.
  24. ^ a b c d Ward & Dafoulas (2006), p. 2
  25. ^ Olofson, Carl W., A Platform for Enterprise Data Services (PDF), IDC, ottobre 2009. URL consultato il 7 agosto 2012.
  26. ^ a b Ward & Dafoulas (2006), p. 3
  27. ^ Pardede (2009), p. 2
  28. ^ a b Pardede (2009), p. 4
  29. ^ Kedar (2009), pp. 1–9
  30. ^ van der Aalst (2011), p. 2
  31. ^ Dyché (2000), pp. 4–6
  32. ^ Weik (2000), p. 361
  33. ^ a b Pardede (2009), p. xiii
  34. ^ Lewis (2003), pp. 228–31
  35. ^ Han, Kamber & Pei (2011), p. 5
  36. ^ Han, Kamber & Pei (2011), p. 8
  37. ^ Han, Kamber & Pei (2011), p. xiii
  38. ^ The Joint Task Force for Computing Curricula 2005.Computing Curricula 2005: The Overview Report (pdf)
  39. ^ Proctor (2011), prefazione
  40. ^ Forecast Alert: IT Spending, Worldwide, 4Q12 Update, Gartner. URL consultato il 2 gennaio 2013.
  41. ^ Bynum (2008), p. 9
  42. ^ Reynolds (2009), pp. 20–21

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Chaudhuri, P. Pal, Computer Organization and Design, PHI Learning, 2004, ISBN 978-81-203-1254-8.
  • Childress, David Hatcher, Technology of the Gods: The Incredible Sciences of the Ancients, Adventures Unlimited Press, 2000, ISBN 978-0-932813-73-2.
  • Dyché, Jill, Turning Data Into Information With Data Warehousing, Addison Wesley, 2000, ISBN 978-0-201-65780-7.
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  • Kedar, Seema, Database Management Systems, Technical Publications, 2009, ISBN 978-81-8431-584-4.
  • Khurshudov, Andrei, The Essential Guide to Computer Data Storage: From Floppy to DVD, Prentice Hall, 2001, ISBN 978-0-13-092739-2.
  • Lavington, Simon, Early British Computers, Digital Press, 1980, ISBN 978-0-7190-0810-8.
  • Lavington, Simon, A History of Manchester Computers, 2ª ed., The British Computer Society, 1998, ISBN 978-1-902505-01-5.
  • Lewis, Bryn, Extraction of XML from Relational Databases, in Chaudhri, Akmal B., Djeraba, Chabane, Unland, Rainer e Lindner, Wolfgang (a cura di), XML-Based Data Management and Multimedia Engineering – EDBT 2002 Workshops, Springer, 2003, ISBN 978-3-540-00130-0.
  • Pardede, Eric, Open and Novel Issues in XML Database Applications, Information Science Reference, 2009, ISBN 978-1-60566-308-1.
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  • Reynolds, George, Ethics in Information Technology, Cengage Learning, 2009, ISBN 978-0-538-74622-9.
  • van der Aalst, Wil M. P., Process Mining: Discovery, Conformance and Enhancement of Business Processes, Springer, 2011, ISBN 978-3-642-19344-6.
  • Wang, Shan X. e Taratorin, Aleksandr Markovich, Magnetic Information Storage Technology, Academic Press, 1999, ISBN 978-0-12-734570-3.
  • Ward, Patricia e Dafoulas, George S., Database Management Systems, Cengage Learning EMEA, 2006, ISBN 978-1-84480-452-8.
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  • Wright, Michael T., The Front Dial of the Antikythera Mechanism, in Koetsier, Teun e Ceccarelli, Marco (a cura di), Explorations in the History of Machines and Mechanisms: Proceedings of HMM2012, Springer, 2012, pp. 279–292, ISBN 978-94-007-4131-7.

Ulteriori letture[modifica | modifica wikitesto]

  • Allen, T. e Morton, M. S. (a cura di), Information Technology and the Corporation of the 1990s, New York, Oxford University Press, 1994.
  • Gleick, James, The Information: A History, a Theory, a Flood, New York, Pantheon Books, 2001.
  • Shelly, Gary, Cashman, Thomas, Vermaat, Misty e Walker, Tim, Discovering Computers 2000: Concepts for a Connected World, Cambridge, Massachusetts, Course Technology, 1999.
  • Webster, Frank e Robins, Kevin, Information Technology – A Luddite Analysis, Norwood, NJ, Ablex, 1986.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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