Disastro aereo dell'Istituto Salvemini

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Disastro aereo dell'Istituto Salvemini
Disastro aereo Istituto Salvemini - 6-12-1990.jpg
L'edificio del Salvemini poco dopo lo schianto. L'impronta biancastra lasciata dall'impatto delle ali e del serbatoio d'estremità è visibile ai lati dello squarcio. Uno dei serbatoi giace contro la vetrata in basso a sinistra.
Tipo di eventoIncidente
Data6 dicembre 1990
Ora10:33
TipoGuasto meccanico
LuogoCasalecchio di Reno (BO)
StatoItalia Italia
Coordinate44°28′46.68″N 11°15′55.16″E / 44.479633°N 11.265322°E44.479633; 11.265322Coordinate: 44°28′46.68″N 11°15′55.16″E / 44.479633°N 11.265322°E44.479633; 11.265322
Tipo di aeromobileAermacchi MB-326
OperatoreAeronautica Militare
Numero di registrazioneMM54386/65
PartenzaAeroporto di Villafranca, Verona
Occupanti1
Equipaggio1
Vittime0
Feriti1
Altri coinvolti
Feriti88
Vittime12
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Disastro aereo dell'Istituto Salvemini
Dati estratti da Aviation Safety Network[1]
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Il disastro aereo dell'Istituto Salvemini è stato un incidente aereo avvenuto il 6 dicembre 1990, quando un Aermacchi MB-326 dell'Aeronautica Militare italiana fuori controllo precipitò contro l'Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (Bologna), causando la morte di dodici persone e il ferimento di altre 88. Il velivolo aveva subito un'avaria circa dieci minuti prima ed era stato abbandonato dal pilota, che si era paracadutato, rimanendo ferito.[2][3][1]

Il pilota ed altri due ufficiali dell'Aeronautica Militare furono condannati per omicidio colposo plurimo, ma vennero successivamente assolti in appello, sentenza poi confermata in cassazione.[4]

L'aereo[modifica | modifica wikitesto]

Un Aermacchi MB-326 simile a quello coinvolto nell'incidente.

Il velivolo coinvolto era un aereo da addestramento biposto a motore singolo Aermacchi MB-326 (matricola MM54386/65), in forza al 3º Stormo di Verona-Villafranca.

L'Aermacchi MB-326 era entrato in servizio nel 1960 e l'Aeronautica Militare aveva ricevuto in totale 136 esemplari del modello; all'epoca del disastro ne erano rimasti in flotta solo 58, relegati soprattutto a ruoli di supporto, traino di bersagli e collegamento, mentre per l'addestramento dei piloti si era iniziato ad impiegare i più moderni Aermacchi MB-339.[5]

Il volo[modifica | modifica wikitesto]

L'aereo in fiamme (a destra) pochi attimi dopo l'eiezione del pilota (nel cerchio, col paracadute).

La mattina del 6 dicembre 1990, alle 9:48, l'MB-326 decollò dall'aeroporto di Verona-Villafranca per una missione di calibrazione di alcuni sistemi di difesa aerea, pilotato dal sottotenente Bruno Viviani, 24 anni, unico membro dell'equipaggio; Viviani aveva 740 ore di volo di esperienza, di cui 140 sull'MB-326.[6][7]

La missione prevedeva il sorvolo dell'abitato di Borgoforte per poi virare in direzione di Rovigo. Alle 10:22, il motore dell'Aermacchi iniziò a manifestare problemi tecnici, costringendo il pilota ad interrompere la missione ed a cercare di atterrare. L'aeroporto più vicino era quello di Ferrara, che però era dotato di una pista di lunghezza insufficiente (600 metri), quindi Viviani decise di dirigersi verso l'aeroporto di Bologna, a circa 40 km di distanza.[8][9]

Alle 10:23, il pilota contattò la torre di controllo di Bologna, dichiarò l'emergenza e chiese di poter atterrare sulla pista 30, ovvero in direzione nord-ovest.[10]

Alle 10:31, Viviani comunicò via radio che il motore aveva smesso di funzionare e che il velivolo era in fiamme e non rispondeva più ai comandi, dopodiché si lanciò col seggiolino eiettabile, atterrando con il paracadute sulle colline di Ceretolo, una frazione di Casalecchio, e riportando la frattura di tre vertebre.[3]

Un testimone oculare che si trovava presso l'aeroporto di Bologna assistette agli ultimi secondi di volo dell'Aermacchi ed osservò le fiamme che fuoriuscivano dall'ugello di scarico del motore, riuscendo a cogliere con la sua macchina fotografica il momento in cui il pilota si paracadutò.[8] La scena fu ripresa anche da un operatore della TV locale Rete 7, che nel corso di alcune riprese a Bologna notò casualmente l'aeroplano in difficoltà e lo inquadrò con la telecamera.[11]

Lo schianto[modifica | modifica wikitesto]

Il muro di fondo dell'aula sfondato nell'impatto. In primo piano i resti del motore e una ruota del carrello.

Alle 10:33 il velivolo, senza più nessuno a bordo e totalmente fuori controllo, impattò contro l'edificio che ospitava la sede succursale dell'Istituto Tecnico Gaetano Salvemini, in Via del Fanciullo n° 6, colpendo l'aula della classe 2ª A. In quel momento all'interno dell'edificio vi erano 285 studenti e 32 tra professori e personale scolastico.[6]

Nell'aula colpita si trovavano sedici alunni, dodici dei quali, quindicenni, rimasero uccisi sul colpo; altri quattro risultarono gravemente feriti, così come l'insegnante che stava tenendo lezione in quel momento, la docente di tedesco Cristina Germani.

Il cherosene presente nei serbatoi dell'MB-326 fuoriuscì e prese fuoco. Il motore, la parte più massiccia dell'aereo, colpì e sfondò il muro posteriore dell'aula, finendo nell'atrio della scuola. Le fiamme e il fumo si propagarono per l'edificio, intrappolando diverse persone al piano superiore.[12]

I primi soccorsi furono forniti da passanti e residenti della zona, che aiutarono vari sopravvissuti a calarsi dalle finestre dell'istituto. In breve tempo, squadre di vigili del fuoco e ambulanze coordinate dal servizio Bologna Soccorso arrivarono sulla scena del disastro; le fiamme furono spente ed i feriti evacuati nel giro di due ore.[13][14] Una studentessa della classe colpita, Federica Tacconi, rimase intrappolata sotto un'ala del velivolo e venne trovata e salvata dai vigili del fuoco, richiamati dalle sue invocazioni d'aiuto, solo dopo che tutte le altre persone all'interno dell'edificio erano state evacuate.[12]

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

Le operazioni di soccorso sulla scena del disastro.

Le dodici vittime della strage, undici ragazze e un ragazzo, furono:

  • Deborah Alutto, di Bologna
  • Laura Armaroli, di Sasso Marconi
  • Sara Baroncini, di Casalecchio di Reno
  • Laura Corazza, di Sasso Marconi
  • Tiziana de Leo, di Casalecchio di Reno
  • Antonella Ferrari, di Zola Predosa
  • Alessandra Gennari, di Zola Predosa
  • Dario Lucchini, di Bologna
  • Elisabetta Patrizi, di Casalecchio di Reno
  • Elena Righetti, di Sasso Marconi
  • Carmen Schirinzi, di Sasso Marconi
  • Alessandra Venturi, di Monteveglio

Gli 88 feriti furono ricoverati in ospedale e 72 di essi riportarono invalidità permanenti in misura variabile tra il 5% e l'85%. Molti degli occupanti dei piani superiori rimasero feriti saltando giù dalle finestre per sfuggire al fumo acre sprigionatosi nell'incendio.[15][16]

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Dell'inchiesta si occupò la Procura della Repubblica di Bologna. Fu istituito un processo per il sottotenente Bruno Viviani, pilota, per il colonnello Eugenio Brega, comandante del 3º Stormo, e per il tenente colonnello Roberto Corsini, ufficiale della torre di controllo dell'aeroporto di Verona-Villafranca, accusati di omicidio colposo plurimo e disastro aereo.

L'accusa sostenne che Viviani, non appena constatata l'avaria al motore nei pressi di Ferrara, avrebbe dovuto dirigere l'aereo a est, verso il mare Adriatico, per poi eiettarsi, invece di cercare di atterrare vicino a una zona densamente popolata come Bologna, in modo tale che il velivolo potesse schiantarsi in mare, evitando di mietere ulteriori vittime. Secondo la procura, gli altri due ufficiali – che durante il volo erano in contatto radio con Viviani da Villafranca – avrebbero fornito al pilota istruzioni sbagliate su come gestire l'emergenza.[4] I tre militari vennero difesi dall'Avvocatura dello Stato, fatto che suscitò polemiche perché, sebbene le vittime si trovassero all'interno di una scuola anch'essa di proprietà dello Stato, il Ministero della pubblica istruzione non poté ottenere il medesimo patrocinio.[9]

Nel febbraio 1995, i tre imputati furono riconosciuti colpevoli e condannati in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione, e al Ministero della difesa furono imputati i danni per responsabilità civile.[17]

La sentenza di secondo grado della corte d'assise d'appello di Bologna del 22 gennaio 1997 ribaltò la sentenza e assolse i militari, perché «il fatto non costituisce reato».[4] Il 26 gennaio 1998 la 4ª Sezione della Corte di cassazione di Roma rigettò gli ultimi ricorsi dei familiari delle vittime e confermò l'assoluzione per tutte le parti coinvolte.[18] La strage venne quindi attribuita a una tragica fatalità.

Le commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Monumento alla memoria delle vittime sul Montovolo.

In seguito alla tragedia, quattro associazioni furono create da parenti delle vittime, feriti, studenti e lavoratori del Salvemini, con lo scopo di preservare la memoria dell'evento e promuovere iniziative di solidarietà e a favore della sicurezza dei cittadini. Nel 1997, le quattro associazioni si unirono nell'Associazione Vittime del Salvemini - 6 dicembre 1990.[19]

L'edificio del Salvemini non venne più adibito ad uso scolastico e rimase chiuso fino al 2001, quando fu ristrutturato e riaprì come Casa della Solidarietà "Alexander Dubček", che tuttora ospita varie associazioni di volontariato – tra cui l'Associazione Vittime del Salvemini – e il nucleo locale della Protezione Civile.[20][21] L’aula della 2ª A divenne l'Aula della Memoria; lo squarcio nella parete esterna fu mantenuto, chiuso solo da una vetrata, e vi fu installata una scultura composta da dodici gabbiani stilizzati in volo verso il cielo, a simboleggiare le dodici vittime della tragedia.[22]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Le polemiche sul film L'uomo del vento[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione del film per la televisione L'uomo del vento, andato in onda nel 2001 su Rai 1, suscitò alcune polemiche in quanto la trama presentava alcune somiglianze con la strage di Casalecchio, che avrebbe così costituito l'espediente narrativo per un'opera di finzione[23] senza che si facesse esplicitamente riferimento ai fatti reali; secondo Rai Fiction «quando è stato presentato il progetto del tv-movie non si è mai parlato di un legame con la tragedia di Casalecchio»[23], sebbene Gabriella Bontempo, responsabile della produzione, non avesse smentito una libera rielaborazione dei fatti avvenuti undici anni prima[23]. Stefano Munafò, il direttore di Rai Fiction, ribadì poi che il film non si ispirava al drammatico episodio[24].

Il libro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 è stato realizzato un libro con DVD di Giuliano Bugani che raccoglie la storia e le testimonianze della strage, dal titolo I Ragazzi del Salvemini - Casalecchio di Reno (6-12-1990)[25], in cui si analizzano le responsabilità delle persone coinvolte. Il ricavato del DVD è stato destinato all'Associazione Vittime del Salvemini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Harro Ranter, Incident Aermacchi MB.326E MM54386, 06 Dec 1990, su aviation-safety.net. URL consultato il 4 febbraio 2021.
  2. ^ (EN) Jet Hits a School in Italy, Killing 12, in The New York Times, 7 dicembre 1990. URL consultato il 28 gennaio 2020.
  3. ^ a b (EN) Italian air force plane hits school; 12 dead, in UPI. URL consultato il 28 novembre 2020.
  4. ^ a b c Paola Cascella, L' aereo precipito' sulla scuola sentenza choc: 'tutti assolti', in la Repubblica, 23 gennaio 1997. URL consultato il 15 dicembre 2018.
  5. ^ Gianni Bisio, Un jet da addestramento, in La Stampa, 7 dicembre 1990, p. 3. URL consultato il 25 settembre 2020 (archiviato il 24 novembre 2018).
  6. ^ a b (EN) Piero Valsecchi, Survivor Says She Saw The Jet Coming Slowly, in Associated Press, 7 dicembre 1990. URL consultato il 20 settembre 2020.
  7. ^ La sciagura in Parlamento, in La Stampa, 7 dicembre 1990, p. 2. URL consultato il 26 settembre 2020.
  8. ^ a b Renato Rizzo, «Non parlo, c'è il segreto», in La Stampa, 7 dicembre 1990, p. 2. URL consultato il 26 settembre 2020.
  9. ^ a b Enrico Deaglio, «La nostra strage cancellata», in La Stampa, 5 dicembre 1993, p. 12. URL consultato l'11 ottobre 2020.
  10. ^ Renato Rizzo, Sotto inchiesta il pilota della strage, in La Stampa, 8 dicembre 1990, p. 7. URL consultato il 29 novembre 2020.
  11. ^ David Marceddu, Casalecchio di Reno, 25 anni fa la strage della II A del Salvemini. Dodici morti, 88 feriti, nessun colpevole, in Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2015. URL consultato il 20 settembre 2020 (archiviato il 14 maggio 2016).
  12. ^ a b Luciano Pedrelli e Luigi Spezia, Bologna, la morte è arrivata dal cielo, in la Repubblica, 7 dicembre 1990.
  13. ^ Gigi Padovani, Terrore e morte nell'ora di tedesco, in La Stampa, 7 dicembre 1990, p. 3. URL consultato il 27 settembre 2020.
  14. ^ 118 Bologna soccorso storia, su 118er.it.
  15. ^ Renato Rizzo, Sui ragazzi una «bomba» impazzita, in La Stampa, 7 dicembre 1990, p. 2. URL consultato il 24 novembre 2018.
  16. ^ Nicodemo Mele, «Volevo incontrare quel pilota, non mi ha mai risposto» (PDF), in il Resto del Carlino, Bologna, 6 dicembre 2010, p. 9. URL consultato il 24 novembre 2018.
    «Torniamo indietro, dove vedo che tanti d'istinto si buttano giù dalle finestre.».
  17. ^ Gabriele Romagnoli, Aereo killer, tre colpevoli, in La Stampa, 1º marzo 1995, p. 11. URL consultato il 4 ottobre 2020.
  18. ^ Stefania Vicentini, Strage di Casalecchio, nessun colpevole - La Cassazione: «È stata solo fatalità» (PDF), in l'Unità, 27 gennaio 1998, p. 12. URL consultato il 15 dicembre 2018.
  19. ^ Le Associazioni, su Comune di Casalecchio di Reno. URL consultato il 5 dicembre 2020 (archiviato il 5 dicembre 2020).
  20. ^ La Camera ha approvato la legge per la realizzazione della Casa della Solidarietà, in la Repubblica, 20 luglio 2000. URL consultato il 15 dicembre 2018.
  21. ^ Strage del Salvemini, tra dolore e ricordo, in il Resto del Carlino, Bologna, 6 dicembre 2011. URL consultato il 15 dicembre 2018.
  22. ^ Casa della Solidarietà Alexander Dubcek, su Comune di Casalecchio di Reno. URL consultato il 1º dicembre 2020.
  23. ^ a b c Silvia Garambois, Un caccia, una scuola, una strage. In tv. Una fiction Raiuno evocherà Casalecchio. Il pilota sarà un eroe triste e la storia sarà tradita (PDF), in l'Unità, 6 settembre 2001, pp. 1 & 19. URL consultato il 24 novembre 2018.
  24. ^ TV: Munafo', 'L'uomo del vento' non c'entra con Casalecchio, in Adnkronos, 6 settembre 2001. URL consultato il 24 novembre 2018.
  25. ^ I Ragazzi del Salvemini - Casalecchio di Reno (6-12-1990), su cinemaitaliano.info. URL consultato il 24 novembre 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]