Saab 90 Scandia

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Saab 90 Scandia
SAAB Scandia SAS Heathrow 1953.jpg
Il SAAB Scandia della SAS, matricola SE-BSD, presso l'aeroporto londinese di Heathrow.
Descrizione
TipoAereo di linea
Equipaggio4-5
CostruttoreSvezia Saab
Data primo volo16 novembre 1946
Data entrata in servizioottobre 1950
Utilizzatore principaleBrasile VASP
Altri utilizzatoriSvezia Danimarca Norvegia SAS
Esemplari18
Dimensioni e pesi
Lunghezza21,30 m
Apertura alare28,00 m
Altezza7,08 m
Superficie alare85,65 [1]
Peso a vuoto9 960 kg[1]
Peso max al decollo16 000
Passeggerifino a 36 passeggeri
Propulsione
Motorequattro motori radiali Pratt & Whitney R-2180-E1 Twin Wasp, a 14 cilindri
Potenza1 800 hp
(1 342 kW)
Prestazioni
Velocità di crociera391 km/h
Autonomia1 480 km
Tangenza7 500 m
NoteDati riferiti alla versione 90 A-2

Dati tratti da Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo[2], dove non diversamente specificato.

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Il Saab 90 Scandia era un aereo di linea, bimotore e ad ala bassa, costruito in Svezia dalla Svenska Aeroplan Aktiebolaget (Aeroplani Svedesi società per azioni, Saab) tra il 1948 ed il 1954[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto del Saab 90 nacque nel 1944 quando, pur essendo ancora in corso la seconda guerra mondiale, l'andamento delle vicende lasciava presagire la prossima conclusione del conflitto.

Il modello dello Scandia esposto al museo di Linköping.

I tecnici della Saab, fino ad allora concentrati sulla produzione di velivoli militari (malgrado la Svezia avesse mantenuto la propria neutralità), cercarono di precorrere i tempi dedicandosi al progetto di un aereo che potesse ambire a sostituire il DC-3, risalente ormai a circa 10 anni prima.

Il progetto prevedeva la realizzazione di un velivolo dalla struttura interamente metallica, motorizzato con una coppia di affidabili motori radiali (nello specifico vennero impiegati i Pratt & Whitney R-2180-E1 Twin Wasp), ad ala bassa e dotato di carrello d'atterraggio di tipo triciclo anteriore.

Lo sviluppo della macchina procedette senza grossi intoppi ed il prototipo venne portato in volo per la prima volta il 16 novembre 1946; terminati con successo i collaudi, questo primo esemplare venne impiegato per un tour promozionale che interessò diversi paesi europei.
Il successo di tale presentazione non fu, però, quello sperato: la disponibilità di velivoli da trasporto dismessi dalle forze armate (a prezzi relativamente più bassi) ed i tempi di consegna dilazionati (la Saab non poteva garantire consegne prima del 1948, a causa degli impegni contratti per la vendita di velivoli militari allora in produzione), ridussero la schiera dei compratori[2].

Il progetto originale venne sviluppato in una variante, identificata come Saab 90 B, che avrebbe dovuto avere la cabina pressurizzata; tale versione, tuttavia, non lasciò i tavoli da disegno.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Uno Scandia (PP-SQN) presso l'aeroporto di San Paolo-Congonhas.

L'interesse per il velivolo si concretizzò in ordini solamente nel 1948, quando la compagnia svedese AB Aerotransport ne ordinò 10 esemplari; il successivo assorbimento di questa compagnia di trasporto nella SAS, provocò la riduzione dell'ordine a 6 unità. Gli esemplari rimanenti furono però acquistati dalla compagnia brasiliana Aerovias Brasil, a sua volta confluita in un secondo momento nella VASP[2].

Entrambe le compagnie destinarono prevalentemente il Saab 90 alle rotte interne; il velivolo diede prova di grande validità, tanto che sia la SAS che la VASP decisero di ordinarne nuovi esemplari. La compagnia scandinava si limitò a due nuove unità, mentre il vettore paulista richiese cinque nuovi velivoli. In quest'ultimo caso, poiché le linee di produzione della Saab non erano in grado di evadere l'ordine tempestivamente, quattro aerei vennero costruiti nei Paesi Bassi, dalla Fokker[2].

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Brasile Brasile
  • VASP (Viação Aérea São Paulo)
Svezia Danimarca Norvegia Scandinavia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Achille Boroli, Adolfo Boroli, L'Aviazione (Vol.12), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, p.15.
  2. ^ a b c d Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo (Vol.5), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, p.248-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, Guida agli Aeroplani di tutto il Mondo (Vol.5), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, p.248-9.
  • Achille Boroli, Adolfo Boroli, L'Aviazione (Vol.12), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, p.15.

Velivoli comparabili[modifica | modifica wikitesto]

Francia Francia
Regno Unito Regno Unito
Stati Uniti Stati Uniti
URSS URSS

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]