Riunificazione coreana

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La bandiera dell'unificazione coreana che viene sventolata ogni qual volta le due Coree partecipano congiuntamente ad un evento sportivo

Per riunificazione coreana si intende una futura riunificazione delle due Coree (Corea del Nord e Corea del Sud) sotto un unico governo.

Un'eventuale Corea Unita avrebbe le premesse per essere una potenza di riguardo. Con oltre 72 milioni di abitanti avrebbe una popolazione maggiore, o almeno equivalente, a quella dei grandi stati dell'Europa occidentale. La combinazione dell'esercito nordcoreano, numericamente superiore, con quello sudcoreano, più moderno ed efficiente, rappresenterebbe un potenziale bellico considerevole. La mano d'opera a basso costo e l'abbondanza di risorse naturali della Corea del Nord, la tecnologia e le infrastrutture della Corea del Sud, getterebbero le basi per una grande potenza economica.

Tuttavia accentuate differenze politiche ed economiche ostacolano questo processo. Il contatto diretto tra due economie con modelli e livelli di sviluppo incompatibili provocherebbe non pochi problemi. Le arretrate e inefficienti industrie nordcoreane verrebbero travolte dalle avanzate e dinamiche aziende sudcoreane. Non mancherebbero contraccolpi sociali. La libertà di circolazione consentirebbe ai nordcoreani a trasferirsi in massa nel sud. La presenza di disoccupati non specializzati danneggerebbe i lavoratori del sud che si vedrebbero costretti ad accettare salari inferiori. Così l'iniziale instabilità politica ed economica alimenterebbe tensioni sociali, acuite da differenze culturali ed ideologiche, che potrebbero generare atti discriminatori.

Divisione[modifica | modifica sorgente]

La Corea, già nella sfera d'influenza nipponica, fu annessa dal Giappone nel 1910. Sottoposta ad un regime di sfruttamento coloniale e di assimilazione culturale, la Corea divenne la testa di ponte per la penetrazione giapponese in Manciuria e in Cina. Con la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale, nel 1945 la penisola fu invasa dalle truppe alleate. Si formarono due zone di occupazione lungo il 38º parallelo: a nord i sovietici, a sud gli statunitensi. Gli Alleati proposero la costituzione di un protettorato tramite un Governo provvisorio di Corea che sarebbe dovuto divenire libero ed indipendente. Furono programmate le elezioni per eleggere un unico leader, ma i comunisti si opposero e bloccarono le entrate in Corea del Nord. Riemersi i contrasti ideologici, le due potenze vincitrici appoggiarono i rispettivi leader stabilendo di fatto due stati separati, ognuno dei quali reclamava la sovranità sull'intera penisola. Nel 1948 era evidente che l'immediata riunificazione della Corea non era possibile e i sovietici nominarono Kim Il-Sung Primo Ministro della neonata Repubblica Democratica Popolare di Corea (RDPC). Le elezioni democratiche si svolsero solo in Corea del Sud e Syngman Rhee fu eletto presidente della Repubblica di Corea, il solo governo legittimo riconosciuto dall'ONU a quei tempi.

Nel giugno 1950, la RDPC lanciò un attacco contro la Repubblica di Corea dando così inizio alla sanguinosa guerra di Corea, un conflitto che causò circa quattro milioni di morti tra civili e militari. Gli Stati Uniti e i loro alleati credettero che l'attacco fosse stato ordinato da Stalin. In realtà la decisione fu presa da Kim Il-Sung di propria iniziativa e fu accolta probabilmente con favore dall'URSS, ma certamente con riluttanza dalla Repubblica Popolare Cinese. Le forze nordcoreane superarono le esigue forze sudcoreane, conquistarono Seul e occuparono gran parte del Sud fino a rinchiudere il presidio statunitense nella città costiera di Pusan. Fu allora che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU votò per l'intervento militare. Decisiva fu l'assenza del rappresentante sovietico in segno di protesta per l'assegnazione del seggio permanente alla Cina Nazionalista (Taiwan) invece che alla Cina Comunista. Le truppe ONU, guidate dagli USA, respinsero quelle nordcoreane. Entro ottobre le forze ONU avevano ripreso Seul e occupato Pyongyang spingendosi fin quasi alla frontiera cinese. Kim Il-Sung fu costretto a rifugiarsi in Cina assieme al suo governo.

In novembre, temendo un'invasione, Mao Zedong decise l'invio di "volontari" per respingere le forze ONU. In dicembre Kim Il-Sung, posto a capo delle truppe cinesi, riprese Pyongyang e nel gennaio 1951 Seul. In marzo le forze dell'ONU presero nuovamente Seul e il fronte si stabilizzò lungo quella che sarebbe diventata la "Linea di armistizio" permanente del 1953.

L'armistizio di Panmunjeom del 1953 diede inizio alla demilitarizzazione della penisola, ma non fu firmato nessun trattato di pace ufficiale. L'armistizio è tuttora in vigore e oggi le due Coree sono formalmente in guerra.

Stato attuale[modifica | modifica sorgente]

Benché siano due entità separate, le due Coree non hanno ancora rinunciato all'obiettivo della riunificazione.

Essendo le due Coree interessate ad un'integrazione, rimane da stabilire in che modo intraprenderlo. La comunità internazionale auspica un'evoluzione politica in senso democratico sotto la guida del Sud (similmente alla Germania dei primi anni novanta). La questione della riunificazione, con un collasso della Corea del Nord o una graduale integrazione tra nord e sud, è ancora dibattuta tra le parti che seguono il processo (le due Coree, la Repubblica popolare cinese, Giappone, Russia e Stati Uniti).

Dopo molti anni, sono stati fatti alcuni passi per raggiungere l'obiettivo.

Il 15 giugno del 2000 Kim Dae-Jung, presidente della Corea del Sud, incontrò Kim Jong-Il, presidente della Corea del Nord. Entrambi firmarono la Dichiarazione congiunta Nord-Sud, con la quale le parti si impegnarono nella ricercare di una soluzione pacifica alla riunificazione.

Come segno di distensione le due Coree marciarono unite alla cerimonia di apertura di tre edizioni delle Olimpiadi Olimpiadi (Sydney 2000, Atene 2004, Torino 2006), anche se i due team gareggiarono separatamente.

Il 4 ottobre 2007 venne firmata dall'ora ex presidente Roh Moo-hyun e dal leader della Corea del Nord Kim Jong-Il un accordo di pace in otto punti, che prevede una cooperazione economica, il rinnovo degli accordi per i collegamenti aerei, stradali e ferroviari, e confronti al vertice per dichiarare ufficialmente il termine della guerra e riaffermare il principio di non-aggressione reciproca.

Molti analisti sostengono che l'integrazione sia già stata avviata, anche se molto lentamente, attraverso un processo di riconciliazione e di cooperazione tra i due regimi. Il confine resta fortemente presidiato e la Corea del Nord continua a sviluppare i suoi armamenti nucleari. Tuttavia le iniziatiave intraprese dopo 60 anni di gelo lasciano ben sperare per il futuro.

Summits ed assemblee generali[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 2000, dopo una serie di incontri tra i capi dei due paesi, l'ONU approvò una serie di risoluzioni con le quali si auspicava la pace, la stabilità e la riunificazione della penisola.

Strategie di riunificazione[modifica | modifica sorgente]

Ci sono alcune strategie atte ad ottenere la riunificazione coreana.

Una è la cosiddetta "Sunshine policy". I suoi sostenitori osservano che le sanzioni e le minacce degli Stati Uniti e della Corea del Sud hanno danneggiato e non migliorato le prospettive di riunificazione. Sostengono, infatti, che se la Corea del Nord non si sentisse minacciata dalla Corea del Sud e dagli Stati Uniti, non avrebbe niente da perdere, ma anzi trarrebbe un guadagno, a dialogare e a non sviluppare armi atomiche. La "Sunshine policy" fu introdotta dal partito centrista sudcoreano, sotto la presidenza di Kim Dae-jung. Un'idea suggerita da Lee Myung-bak è la formazione di una comunità economica coreana e di un organo consultivo.

Un'altra via, seguita dai Coreani del Sud, è la linea dura. Gli oppositori alla "Sunshine policy" pensano che il dialogo con la Corea del Nord non abbia migliorato le prospettive di riunificazione. Sottolineano il carattere antidemocratico, totalitario e corrotto del sistema nordcoreano. Credono, inoltre, che la Corea del Sud abbia avuto pochi benefici dal trasferimento di denaro al Nord. Molti pensano che la Corea del Sud debba ancora temere un eventuale attacco proveniente dal Nord e che ulteriori aiuti al Nord servano solo a rinforzare il regime di Kim Jong-un.

L'establishment della Corea del Nord sostiene che si può realizzare la riunificazione senza interferenze dall'esterno.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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